Filtri fotografici etc.


Olaf Marzocchi
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l filtro UV "scalda" sempre un poco l'immagine, evidentemente quei 20 nanometri venono percepiti perlomeno a livello inconscio.

Mh, servirebbe un test doppio cieco ;-)

Quando la variazione numerica supera la soglia della percezione diventa l'esempio pratico che sei curioso di vedere

Isolando, in una foto, le aree contenenti dominante blu (che è l'unico colore che può essere alterato dal filtro UV), poi espandendo il range molto, in maniera da rendere percepibili piccole differenze altrimenti non notate, si dovrebbe fare.

Ci proverò ma chissà.

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n qualche modo che non è la stampa di sicuro. Un monitor calibrato di qualità e parametri di precisione a livello scientifico e non commerciale.

Chi ha parlato di stampa?!?! ho due immagini in formato digitale, ottenute con la stessa strumentazione eccetto il filtro, e mi metto a stampare?!?

Per il monitor, la calibrazione invece non è minimamente influente.

Io cerco solo un modo per VEDERE (se ci sono) le differenze, non "vederle come le vedrei su un altro media". Se lavoro sempre sullo stesso monitor e non pretendo confronti con altri media, la calibrazione non serve, perché tutta la catena di processo (luce - filtro se c'è - obiettivo - sensore - software - monitor - occhi) sarebbe uguale nei due casi, tranne per l'elemento che voglio appunto studiare.

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Per il monitor, la calibrazione invece non è minimamente influente.

Io cerco solo un modo per VEDERE (se ci sono) le differenze, non "vederle come le vedrei su un altro media". Se lavoro sempre sullo stesso monitor e non pretendo confronti con altri media, la calibrazione non serve, perché tutta la catena di processo (luce - filtro se c'è - obiettivo - sensore - software - monitor - occhi) sarebbe uguale nei due casi, tranne per l'elemento che voglio appunto studiare.

Allora non hai bisogno di "vedere" ma di "rilevare" strumentalmente ;-)

Ciauu u

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Se non riesco a rilevare strumentalmente, non posso nemmeno vedere alcuna differenza, consciamente o inconsciamente.

Io ero partito chiaramente con l'obiettivo di scoprire se il filtro UV altera in qualche maniera le foto di una digitale (la mia). Poi tu sei arrivato parlando dei massimi sistemi, che le informazioni cromatiche non possono essere viste su monitor, che ci sono differenti spazi colore, … ma hai mancato il punto della questione, che è quello esposto nel mio ultimo post sul quale in pratica hai concordato.

Siamo quindi arrivati a concludere che avevo ragione, che se voglio semplicemente sapere se due foto sono differenti in maniera da poter scoprire se il filtro mi altera i risultati, un monitor mi basta.

Ci voleva tanto? :-)

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definiamo però il concetto di perdita di prestazioni, prima....

funzione della fotografia è mostrare e documentare situazioni, nella loro formalità e/o emotività.

per fare questo in maniera ottimale bisogna rivolgersi ogni volta a diversi strumenti a seconda di quel che si vuole documentare... a volte c'è bisogno di più o meno contrasto, a volte di clipping, altre di morbidezza di fuoco, ecc.... scegliendo l'obiettivo in base a questi presupposti si cercherà in ogni modo di preservare la personalità delle ottiche, che è stata raggiunta attraverso trattamenti ed equilibri particolari, costruiti in anni e anni di esperienze fatte sul campo dai migliori fotografi, per cui, qualunque aggiunta di vetro che non è progettata e costruita in sinergia fa RISCHIARE di perdere qualcosa, senza tenere conto che molti di essi hanno già trattamenti uv incorporati. ovviamente si parla di obiettivi di livello elevato...

nel tuo caso, come già detto, non RISCHI quasi niente all'atto pratico, il tuo 18/55 è un obiettivo molto generico e l'eventuale colorazione che, di norma, è presente nei filtri skylight e non in quelli uv, dovrebbe comunque venire neutralizzata dal bilanciamento del bianco.

detto questo, appare chiaro che giudicare la resa fotografica al di fuori di ciò che si cerca di rendere simultaneamente percepibile è inutile. le differenze devono essere valutate nel loro insieme, per poter parlare di decadimento o no di prestazioni.

quindi non capisco perchè vuoi controllare strumentalmente la differenza fra due file fotografici per parlare di decadimento o no di ottiche, è sufficiente digital colormeter per farlo, ma, ti ripeto, non capisco l' utilità di questo, neppure se riesci a mostrare in maniera grafica le differenze a monitor.

che ci dedurrai? che tale filtro ha migliorato o peggiorato le tue foto?

comunque hai ragione tu, fra costi e benefici ti conviene tenerlo per proteggere l'obiettivo dato che la sicurezza è importante, però occhio ai flare....

http://www.luminous-landscape.com/columns/sm-feb-05.shtml

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Ho un led UV a 360 nm, potrei provare quello. Voi invece che suggerite?

prova col sole un po' prima del tramonto magari con un po' di foschia. o qualche controluce. nei bordi di luce potresti vedere delle aberrazioni più o meno forti.

?

se avessi uno scanner per pellicole, un negativo avrebbe una risoluzione effettiva più o meno superiore a quella di una diapositiva (quindi di una pellicola positiva)?

Penso invece che la foto finale stampata dal negativo non sia nemmeno confrontabile con ciò che si può ottenere dal negativo.

avresti una definizione esattamente equivalente in ambo i casi. cosa ti fa presumere che possa essere diversa? e poi, cosa intendi con stampa finale dal negativo migliore di ciò che ottieni col negativo?

oh, niente polemica, solo sviluppo.

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Per l'ultimo punto, mi chiedevo se i grani dei composti chimici usati (che di fatto restringono la risoluzione massima) fossero di dimensione diversa.

Poi intendevo dire che la stampa dal negativo su carta fotografica non può contenere più dettagli di quelli estraibili dal negativo, ma è una cosa ovvia.

Per i punti precedenti, sono solo curioso di sapere se il filtro che ho taglia qualcosa nella banda del visibile.

Vedrò se avrò voglia, ma alla fine, come dici tu, dipende da cosa vuoi rappresentare. La mia visione è troppo strumentale e poco artistica :-)

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…

se avessi uno scanner per pellicole, un negativo avrebbe una risoluzione effettiva più o meno superiore a quella di una diapositiva (quindi di una pellicola positiva)?

Penso invece che la foto finale stampata dal negativo non sia nemmeno confrontabile con ciò che si può ottenere dal negativo.

…

Per l'ultimo punto, mi chiedevo se i grani dei composti chimici usati (che di fatto restringono la risoluzione massima) fossero di dimensione diversa.

Poi intendevo dire che la stampa dal negativo su carta fotografica non può contenere più dettagli di quelli estraibili dal negativo, ma è una cosa ovvia. …

Di scanner ce n'è di tipologie e qualità assai diverse. Un apparecchio professionale da 8000 dpi, con tre CCD che escludono il metodo bayer pattern, acquisisce una diapositiva 35 mm come un file che può pesare anche mezzo gigabyte! Ovviamente 8,64 cm² anche della migliore emulsione a grana fine non contengono informazioni in tale numero, ma il degrado dell'originale è praticamente nullo e l'applicazione di opportuni algoritmi può consentire correzioni non distruttive di eventuali problemi. Può anche consentire l'invenzione di quel che si preferisce, naturalmente …

Le diapositive andrebbero guardate, e valutate, proiettate con apparecchiature, schermi e condizioni ambiente almeno della stessa qualità che gli appassionati di HomeVideo ricercano per le proprie visioni.

Se stampate con stampa cibachrome le dia, a mio parere, sono ancora il massimo per “toccare†con mano le proprie immagini, soprattutto se riprese in medio formato e materializzate su grandi dimensioni o su pellicola per visione in trasparenza.

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Se stampate con stampa cibachrome le dia, a mio parere, sono ancora il massimo per “toccare†con mano le proprie immagini, soprattutto se riprese in medio formato e materializzate su grandi dimensioni o su pellicola per visione in trasparenza.

Ah, le mie vecchie Velvia 50 in cibachrome...

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