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title: "Google multata per 403 milioni: cosa rivelavano i dati sulla posizione"
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# Google multata per 403 milioni: cosa rivelavano i dati sulla posizione

Di[Mauro Notarianni](https://www.macitynet.it/author/mauro/)

22 Set 2026

La **Data Protection Commission (DPC) irlandese ha inflitto a Google una sanzione da 403 milioni di euro** per violazioni del GDPR legate al trattamento dei dati di localizzazione degli utenti. L’autorità ha inoltre ordinato alla società di **adeguare i trattamenti contestati entro sei mesi**.

La decisione chiude un’indagine aperta nel febbraio 2020, dopo le denunce presentate da diverse organizzazioni europee per la tutela dei consumatori. È importante però delimitare il periodo preso in esame: gli accertamenti riguardano il trattamento dei dati effettuato **tra il 25 maggio 2018 e il 4 febbraio 2020**, e non descrivono necessariamente il funzionamento attuale dei servizi Google.

Nel mirino della DPC sono finite tre funzioni: **Attività web e app, Cronologia delle posizioni e Precisione della posizione**.

## Le tre impostazioni di Google finite sotto esame

Le tre funzioni coinvolte non fanno esattamente la stessa cosa. **Attività web e app** è un’impostazione legata all’account Google che può memorizzare informazioni sull’utilizzo dei servizi dell’azienda, comprese ricerche, siti visitati e, in determinate condizioni, dati relativi alla posizione.

La **Cronologia delle posizioni** permette invece di ricostruire gli spostamenti effettuati con dispositivi compatibili. Da questi dati possono essere ricavati luoghi visitati, percorsi e attività, informazioni che possono poi essere visualizzate attraverso la Timeline di Google Maps.

**Precisione della posizione** è differente: è una funzione di Android che combina più fonti per determinare la posizione del dispositivo con maggiore accuratezza rispetto al solo GPS. Può essere utilizzata anche da chi non dispone di un account Google.

Da tempo Google mette a disposizione strumenti per visualizzare e gestire queste informazioni. Su Macitynet abbiamo spiegato [come consultare e cancellare le attività associate all’account Google](https://www.macitynet.it/come-visualizzare-navigare-e-cancellare-le-attivita-sullaccount-google/)
 e anche [come utilizzare la modalità Incognito di Google Maps](https://www.macitynet.it/a-cosa-serve-e-come-si-attiva-la-modalita-incognito-in-google-maps/)
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## Cosa ha contestato la Data Protection Commission

La DPC ha individuato diverse violazioni del GDPR. Per **Attività web e app e Cronologia delle posizioni** sono state contestate la liceità e la correttezza del trattamento dei dati di localizzazione.

Per **Precisione della posizione** l’autorità ha invece rilevato problemi legati agli obblighi di responsabilizzazione previsti dal GDPR: secondo la DPC Google non sarebbe stata in grado di dimostrare adeguatamente la conformità ai principi di liceità, correttezza e trasparenza.

Gli **obblighi di trasparenza** riguardano tutte e tre le funzioni. La DPC ha inoltre contestato i tempi di conservazione dei dati raccolti attraverso Attività web e app e Cronologia delle posizioni, giudicati superiori a quanto necessario.

Secondo l’autorità irlandese, queste carenze potevano portare gli utenti a non rendersi conto che i dati relativi alla loro posizione venivano utilizzati, ad esempio, per **influenzare gli annunci pubblicitari visualizzati o dedurre i loro interessi**.

[https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2020/10/google1200esempio-e1660124979434.jpg](https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2020/10/google1200esempio-e1660124979434.jpg)

## Perché sapere dove siamo può rivelare molto altro

Il punto più delicato riguarda ciò che può essere dedotto da una sequenza di spostamenti. I dati geografici, soprattutto se raccolti per lunghi periodi e combinati con altre informazioni, possono offrire indicazioni che vanno ben oltre il semplice punto visualizzato su una mappa.

È un aspetto sul quale insistevano già nel 2018 le associazioni europee dei consumatori coordinate da **BEUC**. Frequentare con regolarità un luogo di culto può, ad esempio, fornire indicazioni sulle convinzioni religiose; partecipare a manifestazioni può suggerire opinioni politiche; visite ricorrenti a una struttura sanitaria possono permettere di formulare ipotesi sulle condizioni di salute.

Le associazioni citavano anche la possibilità di ricavare informazioni sull’orientamento sessuale dalla frequentazione di determinati luoghi. Sono **esempi indicati dalle organizzazioni dei consumatori** per spiegare la sensibilità dei dati geografici e non categorie di informazioni che la DPC afferma di avere accertato direttamente nei profili dei singoli utenti Google.

## Le accuse sui design che spingevano ad attivare il tracciamento

Le denunce che hanno preceduto l’indagine contestavano anche le modalità con cui alcune impostazioni venivano presentate agli utenti Android. Secondo una ricerca del gruppo norvegese Forbrukerrådet, sulla quale si basava l’azione coordinata da BEUC, Google avrebbe utilizzato **interfacce, informazioni e richieste ripetute capaci di indirizzare gli utenti verso l’attivazione delle funzioni di localizzazione**.

Tra gli esempi indicati figuravano impostazioni poco visibili, informazioni giudicate sbilanciate, richieste ripetute di attivare la Cronologia delle posizioni e la combinazione di più servizi con le stesse scelte relative al tracciamento.

È quindi più corretto distinguere i due aspetti: da una parte ci sono i **dati raccolti e il loro successivo trattamento**; dall’altra le modalità con cui, secondo le associazioni, l’interfaccia poteva spingere l’utente a consentirne la raccolta.

## Google: le impostazioni contestate sono state modificate

Google sottolinea che la decisione riguarda pratiche risalenti agli anni presi in esame dall’indagine. Un portavoce della società ha dichiarato che le policy contestate sono state nel frattempo aggiornate e che, **a partire dal 2019, sono state modificate le procedure e introdotti nuovi strumenti per gestire i dati di localizzazione**.

La distinzione temporale è significativa per chi utilizza oggi Android o i servizi Google: la multa non certifica che tutte le impostazioni attuali funzionino nello stesso modo di quelle analizzate tra il 2018 e l’inizio del 2020. La DPC ha però ordinato a Google di **portare i trattamenti interessati dalla decisione in piena conformità con il GDPR entro sei mesi**.

## Una decisione arrivata quasi otto anni dopo le prime denunce

La vicenda ha avuto tempi particolarmente lunghi. Le prime iniziative coordinate da BEUC risalgono al **novembre 2018**, quando organizzazioni di consumatori di diversi Paesi europei segnalarono le pratiche di Google alle rispettive autorità nazionali.

La DPC irlandese, autorità capofila per Google nell’Unione Europea, ha poi aperto formalmente la propria indagine nel **febbraio 2020**. La sanzione arriva quindi quasi otto anni dopo le prime denunce e circa sei anni e mezzo dopo l’avvio dell’inchiesta.

BEUC ha accolto positivamente la decisione ma ha criticato la durata del procedimento. L’organizzazione ricorda inoltre di avere presentato nel **2022 una seconda azione separata**, relativa alle modalità con cui Google propone le impostazioni sulla raccolta dei dati durante la creazione e la configurazione degli account.

Il caso concluso con la sanzione da 403 milioni di euro resta però focalizzato soprattutto su un punto: **quanto può diventare dettagliato il profilo di una persona quando gli spostamenti vengono registrati nel tempo e quanto chiaramente l’utente deve essere informato su raccolta, utilizzo e conservazione di quei dati**.

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