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Google vuol cambiare la forma degli hard disk

discorigidoesGoogle invita i produttori di hard disk a sviluppare un nuovo fattore di forma per i drive destinati principalmente ai data center, abbandonando il tradizionale  3,5″.

Eric Brewer, professore all’Università della California, Berkeley, e Vice Presidente responsabile delle infrastrutture in Google sostiene la necessità di un form factor rinnovato, spiegando che nei data center i singoli hard disk sono sempre parte di una collettività e unità più grandi e capienti permetterebbero di ridurre i singoli punti di guasto, offrire nuove opportunità nell’ottimizzazione del design degli HDD e abbandonare precetti e limiti che hanno portato agli standard attuali.

“L’attuale geometria degli HDD da 3,5” si legge in un documento preparato da Brewer (qui in PDF), “è stata adottata per motivi storici – dimensioni ereditate dalle unità per floppy disk. Un form factor alternativo permetterebbe di garantire un migliore TCO (un termine che permette di calcolare il ciclo di vita di un’apparecchiatura informatica, ndr). Cambiare il form factor è un processo a lungo termine che richiede un’ampia discussione, ma riteniamo che sia un’eventualità che andrebbe presa in considerazione. Anche se potremmo specificare un nostro fattore di forma (per elevati volumi) la questione si estende oltre Google e rende necessario lo sviluppo di nuove soluzioni insieme affinché l’industria offra servizi migliori, soprattutto quando standardizzati”.

Nel documento si spiega che cambiare le circonferenze dei piatti degli hard disk sarebbe impraticabile, giacché la maggiore larghezza consentirebbe di aumentare lo spazio di storage disponibile ma abbassando il numero di operazioni di input/output al secondo (IOPS) che potrebbero essere eseguite per vie del maggiore “viaggio” che la testina deve compiere per leggere il successivo settore. Il gruppo di Brewer propone di incrementare l’altezza degli HDD standard che nelle unità da 3,5″ è ora tipicamente di circa 1 pollice (2.5cm) e 15mm in quelle da 2,5″, consentendo di sfruttare più piatti magnetici di rotazione per HDD, un approccio non eccessivamente costoso dal punto di vista del packaging e che consentirebbe di sfruttare senza problemi circuiti stampati e l’attuatore elettromeccanico che pilota la batteria di bracci che “manovra” le testine di lettura-scrittura.

I dischi rigidi nacquero negli anni ’60. Il nome “hard disk” nasce in contrapposizione a “floppy disk”: mentre questi ultimi usavano un supporto magnetico flessibile, gli hard disk usano un substrato rigido. Nel 1962 IBM presento il modello 1301 che oggi apparirebbe come una sorta di lavatrice e sfruttava grossi cilindri intercambiabili (da 14″) sui quali si potevano memorizzare 2 milioni di caratteri. Era possibile utilizzarlo in affitto per 2100$ al mese o acquistarlo per 115,500$. Il primo HDD da 5,25″ arrivò da Seagate negli anni 80 ed era il modello ST-506. I primi HDD da 2,5″ arrivarono invece nel 1990.

L'unità di storage IBM 1301 (1961)
L’unità di storage IBM 1301 (1961)

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