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Il Tormento e l’estasi di Steve Jobs, in Italia la controversa piece su Apple e il lavoro in Cina

Arriva in Italia “Il tormento e l’estasi di Steve Jobs”. La controversa e da alcune parti contestata piece teatrale di Mike Daisey, viene messa in scena nel nostro paese dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia che l’ha portata sul palco del prestigioso Rossetti di Trieste da questa settimana.

L’opera, come noto, non parla della vita di Jobs, ma tenta di esplorare il lato oscuro del fondatore di Apple e in particolare del sistema industriale e di marketing, in rapporto alle condizioni dei lavoratori delle fabbriche cinesi, spesso sfruttati, quasi sempre messi in condizioni non all’altezza degli standard occidentali in fatto di diritti.

L’interpretazione delle responsabilità e del modo con cui Apple ha affrontato il problema date da Daisey sono state e restano al centro di vibranti polemiche. L’autore ed attore americano, in particolare, è stato accusato di avere  creato sì un lavoro che risponde effettivamente alla necessità di suscitare attenzione e partecipazione e anche coscienza in Occidente di una problematica viva e per alcuni aspetti drammatica, ma anche di avere perseguito lo scopo usando strumentalmente il nome di Apple trasformando i fatti in “fattoidi”, accusando l’azienda americana di essere al centro di episodi drammatici rimaneggiati alla bisogna, di altri non verificati e di altri ancora semplicemente falsi. Nulla di grave, almeno in termini artistici, se Daisey non avesse proposto Il Tormento e l’Estasi di Steve Jobs come una “non finzione” e non fosse andato in onda su This American Life un programma giornalistico della radio pubblica americana che propone storie quotidiane, ma esemplari di uno spaccato di società, in forma di racconto per voce dei protagonisti. This American Life fu costretto ad un evento mai accaduto nella storia del programma: a ritrattare la trasmissione. Daisey, noto per il suo impegno sociale, è successivamente partito per una sorta di tour di scuse, con una versione 2.0 del suo spettacolo da cui erano sparite alcune delle parti più controverse, ma lo spettacolo (e la carriera dell’attore) sono ancora oggi macchiati in maniera forse indelebile da quella vicenda.

L’edizione italiana di Il Tormento e l’Estasi di Steve  Jobs, è la versione “editata”, tradotta ed adattata dal triestino Enrico Luttmann ed interpretata da Fulvio Falzarano che ha il compito «di farsi tramite – come si legge nella presentazione dello spettacolo – delle riflessioni di Daisey, che intreccia la luminosa epopea di Jobs alla rivelazione del profilo inquietante e taciuto del “prezzo” pagato per quella tecnologia che ha cambiato il mondo». Alla luce di tutto questo, il lavoro del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, al di là delle polemiche, rappresenta una interessante occasione di riflessione e anche di dibattito per tutti gli appassionati di Apple ma anche di tecnologia (visto che le fabbriche usate da Apple sono usate da tutti i produttori di gadget elettronici nel mondo) per considerare in maniera problematica e magari anche critica qualche cosa che tendiamo a dare per scontato e non contestabile, ovvero l’acquisto e il consumo di qualche cosa dietro al quale potrebbe esserci o c’è una dimensione di sofferenza umana e di tribolazione sociale.

Il Tormento e l’Estasi di Steve Jobs è in scena fino a domenica 24 febbraio, poi da ottobre andrà in tournée nazionale.

Nella foto qui sotto Falzarano e il regista Giampiero Solari

falzarano solari tormento e l'estasi di steve jobs

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