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Il fondo del barile

Nuovo mouse, nuova tastiera, una gamma di iMac rinnovati, multiprocessore. Il MacWorld Expo ha riservato tante novità  come mai avevamo avuto occasione di vederne prima. Una vera e propria serie di fuochi artificiali la cui conclusione è stata riservata al gran finale del Cubo accompagnato dagli applausi e dagli ululati della folla del keynote e dall’eccitazione del pubblico che ha invaso gli stand.
Nel clamore dei primi giorni, però, nella fanfara dei media e delle reazioni è stata suonata anche qualche nota stonata. Tra queste ad esempio le quotazioni di borsa che contrariamente alle aspettative sono andate verso il basso invece che verso l’alto toccando un picco al ribasso proprio ieri quando AAPL ha perso quasi il 10%. Una sfida alla legge degli anni passati ma anche ai giudizi degli analisti che in gran parte hanno upgradato le quotazioni della società  di Cupertino. Qualcuno ha voluto trovare la ragione di questa apparente contraddizione nella debolezza generalizzata del settore tecnologico, qualche altro nelle valutazioni negative che IDC e Dataquest hanno espresso sul comparto ritenuto incapace di ripetere le prestazioni del passato.
Motivazioni generali che hanno una loro attinenza ma alle quali, secondo qualcuno e a nostro parere con ragione, vanno aggiunti altri fattori specifici riferibili unicamente ad Apple e alle sue ultime scelte che a ben guardare hanno ficcato la società  della Mela in un vicolo cieco alla fine del quale un varco potrà  essere aperto unicamente dal rilascio di nuovi processori da parte di Motorola e IBM.
Se si va a guardare al fondo degli annunci di New York è facile capire che tutti i prodotti, dal nuovo mouse al Cubo, altro non sono l’esasperazione della strada del design sofisticato e dell’altra tecnologia applicata al mondo dei computer. Un cammino che si era aperto con la presentazione di iMac e che era proseguita con iBook, i G4 e il rinnovo degli iMac senza ventole e con CD a caricamento frontale. Un percorso di affinamento che ha condotto Apple ancora più avanti nel settore dei computer con una loro ben precisa personalità  che, coincidente con il ritorno di società  come Compaq e Dell ai computer beige, conferisce ulteriore spessore al settore ricerca e sviluppo di Apple.
Purtroppo, però, design, stile e tecnologia avanzata non sono tutto nel settore dell’informatica. I computer sono anche, e soprattutto, Megahertz, accelerazione grafica esasperata, potenza di calcolo, insomma e su questo fronte New York ha detto poco, pochissimo di nuovo.
Il Cubo altro non è che un G4 di fascia media in un nuovo case il cui processore è stato visto la prima volta lo scorso mese di agosto. I G4 multiprocessore sono gli stessi G4 in una salsa diversa, un palliativo che consentirà  a qualche rivenditore di spargere un po’ di fumo davanti a qualche cliente che fa l’occhiolino ai Pentium da 1 GHz, ma che alla prova dei fatti si dimostreranno incapaci di far girare più velocemente applicazioni (e un OS) non studiate per questo tipo di soluzione tecnica. Dagli iMac l’unica vera novità , ovvero il processore da G3 500 MHz per la prima volta visto su una scheda madre che esce da Cupertino. Ma 50 Mhz in più dallo scorso ottobre sono un nulla se si pensa che Intel e AMD hanno fatto schizzare verso l’alto i loro chip di 400 MHz in 10 mesi.
Come se questo non bastasse tutte le macchine hanno in dotazione la ormai più che obsoleta Ati Rage 128, una scheda di accelerazione che è stata rilasciata nel gennaio del 1999, 18 mesi fa, e che oggi resta dietro, e di gran lunga, a tutta la concorrenza oggi sul mercato.
Insomma se Apple è leader nel settore del design il MacWorld Expo ha detto che non altrettanto si può dire nel campo dei processori e del 3D. In questo campo l’obsolescenza dell’hardware Apple è aggravato anche da numerosi altri fattori, dalla velocità  del bus di sistema a quella delle memorie Ram, che si aggiungono a loro volta ad una situazione già  non felicissima per quanto riguarda la solidità  del sistema operativo.
Presto diventerà , dunque, drammaticamente necessario aggiornare anche le macchine. Dramma nel dramma, questa decisione non dipende esclusivamente da Apple che controlla praticamente tutto della propria catena produttiva, tranne che l’implementazione di nuovi processori e dell’hardware 3D.
Tutto questo è ben noto agli analisti finanziari che si sono resi immediatamente conto che Apple ha raschiato il fondo del barile con i Cubi e gli iMac “fiocco di neve” del MacWorld Expo e ora gioca sul filo del rasoio dell’umore dei consumatori che potrebbero ancore voltarle le spalle. Il design può, facendo dimenticare la debolezza hardware, supplire nel marketing di una macchina ma si tratta di un palliativo di breve respiro. La speranza di tutti è che a Cupertino riesca a stare a galla aggrappata al suo settore design ancora per qualche mese, fino a quando prima ATI (e magari Nvidia 3dfx), poi IBM e a seguire Motorola non si sveglieranno da un letergo che si fa sempre più pericoloso.

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