Il mito dei Megahertz spiegato da Rubenstein

Il mito dei Megarhertz visto da Apple in una nuova pagina che presenta l'intervento di Rubenstein al keynote. Munizioni per evangelisti

Il “mito dei Megahertz” e la sua inconsistenza è stato uno degli argomenti centrali del keynote di Steve Jobs a New York. Nel corso del discorso introduttivo, come i nostri lettori ormai ben sanno, il CEO ha invitato sul palco il responsabile dello sviluppo hardware, Jon Rubinstein, per illustrare come sia tecnicamente spiegabile che un processore con un minor numero di Megahertz possa dimostrarsi sul campo più veloce (e a volte molto più veloce) di uno che se valutato in base alla velocità  di clock dovrebbe batterlo a mani basse. Rubinstein aveva illustrato la teoria con una serie di animazioni che dimostravano come il segreto stesse, sostanzialmente, nel design e in particolare nel costruire processori con le cosidette “pipeline” dove i dati vengono assemblati, il più corte possibile.
La presentazione di Rubinstein è oggi al centro di una nuova pagina allestita da Apple che presenta, oltre che gli otto minuti di discorso del keynote, anche una serie di informazioni utili a sostenere questa tesi. In particolare compare una sorta di grafico nel quale vengono messi a confronto un NetVista 1.7 GHz di IBM con tutte le nuove macchine della gamma di Apple: 733 MHz, 867 MHz e un Dual 800 MHz. I risultati su test svolti in Photoshop dimostrerebbero che la gamma di Cupertino batte sempre e comunque la macchina di IBM. Si va dal 33% di incremento di prestazioni del 733, fino all’83% del Dual 800 MHz.
La pagina si chiude con l’illustrazione delle caratteristiche dei processori G4 nel loro utilizzo sulle macchine di fascia Pro.
Insomma, una pagina di evangelismo, buona per aggiungere “munizioni” a chi si trova a confrontarsi con un mondo PC che fa proprio della corsa ai Megahertz il principale strumento di marketing.