Il poeta delle motherboard

Da rivenditore di pezzi di ricambio per elettrodomestici a papà  di iMac. In un articolo di IEEE Spectrum, la vera storia di John Rubinstein, a capo del settore hardware di Apple dimostra come la "poesia" informatica possa essere anche nell'harware

Su IEEE Spectrum la biografia di John Rubenstein, oggi a capo del settore hardware di Apple, dagli inizi come rivenditore di pezzi di elettrodomestici fino al suo ingresso a Cupertino, passando per il lavoro compiuto ad uno dei più ambiziosi progetti di tutti i tempi, eil supercomputer Ardent Titan e quello alla Workstation di NeXT.
Tra i dettagli più interessanti sulla sua storia in Apple la chiamata alla società  da parte di Jobs quando quest’ultimo era ancora solo un consulente e il CEO era Amelio, gli 11 mesi di lavoro durissimo su quello che venne definito il “progetto impossibile”, ovvero iMac e il suo ruolo da protagonista nelle scelte strategiche che hanno caratterizzato Apple negli ultimi anni, dalla scelta di giovani igegneri appena usciti delle università  alla cancellazione di tecnologie obsolete o non standard dalle motherboard di Cupertino. Secondo il ritratto di IEEE Spectrum si deve poi proprio all’attuale capo del settore harware se i nuovi iMac non hanno la ventola di raffreddamento e se sono stati approvati dalla Federal Communications Commission anche senza la schermatura cui sono obbligate tutte le altre macchine.
“Forse c”è un solo Jobs negli Stati Uniti – ha detto Steve Blank, amico di Rubinstein e suo collega nella sfortunata avventura di Ardent – ma non ci sono più di 10 Rubinstein in giro”. Secondo chi conosce bene le cose di Apple nè il successo di iMac nè l’affermazione dei G3 sarebbero stati possibili senza di lui. “Jobs crede che nel software ci sia la poesia e nell’hardware solo il lavoro sporco, ma Rubinstein gli ha dimostrato che non è così e che ci può essere creatività  anche nell’hardware”, dice ancora Blank.
La biografia, per chi capisce bene l’inglese, è una lettura certamente interessate che contribuisce a far comprendere come dietro a Jobs ci sia un team davvero capace e che a Cupertino non suona una “one man band”
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