iMac nelle officine Reanult

iMac, un campione di stile e di classe tra i computer, è molto popolare negli studi grafici e di architettura. Per la sua linea è scelto anche in funzione dalla sua capacità  di fare arredo e sempre più spesso lo vediamo comparire in pubblicità  fotografiche e televisive. Ma il piccolo di casa Apple è capace di fare la sua degna figura anche in un ambiente totalmente diverso, come il più rude e sbrigativo mondo delle officine dove dimostra di saper fare la sua parte. Lo ha dimostrato la Renault che ha scelto il desktop di Apple per servire al processo di informatizzazione delle sue officine autorizzate facilitando il processo di ricerca dei pezzi di ricambio ed elaborare preventivi per le riparazioni. Macity ha dato uno sguardo più approfondito a quanto viene chiesto all'iMac nelle officine Reanult.

Cuore del sistema è un iMac in versione 350 MHz, ovviamente color Blueberry. Il computer, nuova versione con tanto di CD a caricamento frontale, è affiancato da un set completo di periferiche e accessori: una stampante Epson 740, un drive Iomega Zip 100 e un Hub USB a 4 porte, il tutto in tinta con il case dell’iMac.
Renault ha destinato questa piccola stazione di lavoro, completa di tutto punto, a leggere un’applicazione proprietaria denominata Dylogsys. Si dovrebbe trattare (i nostri reporter non sono potuti essere più precisi al proposito) di uno stack di Hypercard sviluppato da una società  francese che sostituisce di fatto i gloriosi “microfilm” sui quali venivano disegnate meticolosamente tutte le vetture, pezzo per pezzo, da quelli più grandi fino ai bulloni. Un tempo queste lastre in materiale plastico venivano lette con un rustico ingranditore che zoomava sulle varie sezioni fino a trovare il pezzo richiesto e il suo numero seriale.
Una procedura decisamente barbara, ancora in uso presso alcuni magazzini di ricambi e che comportava una notevole perdita di tempo rispetto a quello che si può fare con Dyalosys.
L’applicazione permette infatti assai più comodamente di ricercare i pezzi in base al tipo di vettura, al modello, all’anno di produzione e poi di cercare quanto si desidera inserendo il nome del pezzo oppure scorrendo l’autovettura rappresentata in maniera grafica. Il livello di dettaglio è, ovviamente, il massimo possibile visto che si riesce a scendere fino al singolo bullone.
Un esempio d’uso caratteristico può essere il seguente. In officina arriva un cliente con una vettura incidentata sul alto sinistro. Il responsabile dell’officina clicca sul disegno della macchina sul lato danneggiato, poi indica le varie parti danneggiate individuando tutti i pezzi da ordinare. Dyalogsys tiene traccia di tutto il percorso e somma i totali fino a predisporre un preventivo dettagliato dalla più piccola guarnizione, fino all’ultimo minuto di lavoro.
Dylogsys contiene, inoltre un archivio delle anomalie conosciute e i possibili rimedi da applicare. Il database viene aggiornato in maniera “dinamica” dalle stesse officine invitate a compilare moduli che vengono utilizzati per tenere traccia e compilare statistiche di tutti problemi riscontrati. Il programma, infatti, caricato su due CD, viene aggiornato una volta al mese e spedito a tutte le officine computerizzate.
Una nuova storia di successo, dunque, in un mondo professionale da cui solitamente si tende ad escludere che il nostro sistema operativo possa avere una parte di rilievo.

(A questo articolo ha contribuito Eugenio Varotto)