Home Macity Apple History & Lifestyle iPad in piadineria, sequestro e multa da 5300 euro

iPad in piadineria, sequestro e multa da 5300 euro

5300 euro di multa e il sequestro di 4 iPad. Questo è quel che è costato a Roberto Cairo, titolare di una piadineria di Asti, avere deciso di provare a lanciare un pizzico di innovazione, lasciando in uso ai suoi clienti in attesa di essere serviti, i tablet Apple. La vicenda accaduta lo scorsa settimana non si capisce se sia più sconcertate o surreale e a raccontarla a Macitynet è lo stesso protagonista.

«Tutto è cominciato con la mia decisione di fare qualche cosa di normale: dare a chi frequenta il mio take away il modo di intrattenersi mentre aspetta l’esecuzione dell’ordine. C’è chi lascia su una mensola dei giornali, io, invece, ispirandomi a bar e ristoranti che ho visto all’estero ho creato una postazione con 4 iPad. Grazie ai miei abbonamenti la gente che entrava nel mio locale, poteva leggere La Stampa o Quattroruote, usare alcune applicazioni, vedere le previsioni del tempo, consultare la mail o Facebook, o intrattenersi con qualche gioco. Tutto è andato per il meglio per qualche tempo, con persone soddisfatte che mi elogiavano per l’iniziativa. Poi c’è stata la visita della Guardia di Finanza che ha messo fine alla mia idea».

Secondo quanto ci racconta Roberto, le Fiamme Gialle entrate nella Piadineria hanno rilevato che gli iPad infrangevano la legge, quella del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, in particolare l’articolo 110, comma 9, capitolo C, là dove si legge «chiunque, sul territorio nazionale, distribuisce od installa o comunque consente l’uso in luoghi pubblici od aperti al pubblico od in circoli ed associazioni di qualunque specie di apparecchi o congegni non rispondenti alle caratteristiche ed alle prescrizioni indicate nei commi 6 o 7 e nelle disposizioni di legge ed amministrative attuative di detti commi, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 6.000 euro per ciascun apparecchio».

Che cosa dicano i commi 6 e 7, non ve lo riportiamo perchè diventerebbe difficile da comprendere per chi non è aduso ai termini legali e anche lunghissimo da riportare, ma Roberto sa benissimo di che cosa si tratta e ce lo sintetizza: «in pratica gli iPad sono stati equiparati a videogiochi privi dell’attestato di conformità, mancanti di una speciale targhetta e un collegamento adeguato per le verifiche del funzionamento. Non mi intendo molto di questioni legali, ma leggendo i capitoli menzionati dal verbale mi pare di capire che il legislatore non avesse intenzione di imporre l’obbligo di registrazione di un iPad come se fosse in videogioco, ma solo di impedire che qualcuno si inventasse un sistema per aggirare le norme sul gioco d’azzardo.

Non a caso si parla di dispositivi che si usano a pagamento e si pongono dei limiti di costo al costo delle partite. Ma gli iPad sono tutt’altra cosa. In più io non ho mai chiesto soldi per usarli. Si poteva giocare, certo, ma ad Angry Birds o a Cut The Rope, fare quello che si può fare con un normale PC collocato in una postazione pubblica».

 

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Qui si trovavano gli iPad

«Siamo di fronte ad una situazione che suona davvero come paradossale – dice a Macitynet l’onorevole Stefano Quintarelli, eletto nelle liste di Scelta Civica, ma soprattutto uno dei protagonisti assoluti della rivoluzione digitale in Italia, fondatore di i.Net e tra i promotori della liberalizzazione del Wi-Fi in Italia – è chiaro che c’è stata una interpretazione assolutamente fuori registro delle norme delle leggi di pubblica sicurezza. Non penso che il signor Cairo abbia di che preoccuparsi, un ricorso verrà certamente accolto».

Possiamo parlare di scarsa sensibilità o di ignoranza sui nuovi dispositivi e del modo con cui vengono usati? «Non mi spingerei così in là. Secondo me – ci dice ancora l’onorevole Quintarelli – si tratta semplicemente di qualcuno che è stato eccessivamente zelante, che in maniera molto poco elastica e senza provare a sforzarsi ad interpretare la norma, ha applicato delle regole che non hanno nulla a che fare con il caso specifico.

Per altro c’è una casistica e una lunga serie di interpretazioni che dicono che in un locale pubblico è possibile usare un computer senza particolari restrizioni e l’iPad è un computer a tutti gli effetti. Fin dai tempi in cui il presidente dell’authority delle telecomunicazioni era Enzo Cheli i PC, ad esempio, non sono più considerati uno strumento di comunicazione in senso stretto e per questo non richiedono particolari autorizzazioni».

La domanda che ora si fa lo sfortunato proprietario della piadineria è quella che molti di quelli che ci leggono potrebbero farsi: «non me la prendo con i finanzieri che hanno sicuramente eseguito un ordine che gli è stato dato da qualcuno. Mi chiedo però se questo stesso provvedimento sarà assunto nei confronti di chi offre un computer ad uso dei clienti. Ci sono decine di esempi: negli alberghi e nei bar ci sono computer disponibili al pubblico, anche qui si possono scaricare giochi o usare dei giochi via browser.

Se fossi in Apple o negli APR avrei pure qualche timore visto che anche lì ci sono dei dispositivi offerti al pubblico e possono essere usati per giocare. Anzi i miei iPad erano anche più limitati rispetto a quelli che si possono usare in un albergo, un negozio o un Apple Store, visto che seguendo i consigli di qualche amico che mi aveva fatto presente che il decreto contro il gioco patologico dell’ex ministro Balduzzi aveva suscitato delle interpretazioni controverse sulla possibilità di navigare da un terminale pubblico, avevo eliminato Safari dagli iPad».

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