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Jimmy Iovine di Beats cercò di convincere Steve Jobs sugli abbonamenti musicali in iTunes

Jimmy Iovine, ex Universal Music Group e ora CEO di Beats Electronics, sta lavorando ad un servizio musicale in abbonamento. Con chi stia organizzando l’iniziativa, quali siano i suoi contorni non lo si apprende dall’’intervista che l’intraprendente  manager ha rilasciato ad AllThingsD, ma qualche inizio induce a pensare che Apple potrebbe non essere estranea all’operazione.

Iovine, in particolare, fa riferimento ad una discussione in merito durata diverso tempo e condotta con Steve Jobs. Ai tempi Iovine era stata mandato a parlare con l’allora CEO di Apple dai vertici di Universal per lavorare su operazioni di marketing che avrebbero coinvolto 50 Cent, Bono, Jagger in iniziative che coinvolgevano iPod. Fu in quella occasione che Iovine tentò di convincere Jobs ad abbracciare il modello in abbonamento scoprendo che alla fine Jobs non aveva scartato l’ipotesi, ma voleva semplicemente tirare sul prezzo

Ho sempre cercato di convincere Steve sugli abbonamenti. Non era convinto fin da subito. Luke Wood (suo socio in Beats NDR) ed io abbiamo trascorso circa tre anni tentando di convincerlo. Prima era convinto e poi non lo era più… non voleva pagare le case discografiche a sufficienza. Pensava che alla fine sarebbero scese a patti.

Iovine non avrebbe del tutto perso le speranze di convincere Apple

Non so che cosa Eddy Cue direbbe – lo vedrò presto – ma credo che alla fine Steve fosse convinto, ma dal punto di vista economico… voleva pagare le etichette per gli abbonamenti ma [le condizioni] non erano per loro accettabili. diverso tempo le voci parlano di nuove trattative con le case discografiche, che farebbero da preludio ad un lancio di servizio in abbonamento simile a quello offerto da Spotify.

Secondo Iovine però sarà difficile per la aziende oggi riuscire ad avere successo nel mercato della musica con gli abbonamenti, per ragioni legate alla mancanza di cultura:

Sono rimasto scioccato da quanto culturalmente inette siano la maggioranza delle aziende di elettronica di consumo. E quello che anch’io ho imparato è che si può fondare Facebook, YouTube, Twitter – si può essere una società di tecnologia e saperlo fare. Ma quei [siti] programmano loro stessi. Per gli abbonamenti serve un programmatore. Serve cultura. E la tecnologia non può farlo. Non sanno nemmeno chi assumere.

Ricordiamoche da mesi si sta parlando, anche da parte di fonti molto attendibli, di un servizio musicale in abbonamento basato su iTunes anche se fino ad oggi in tempi indicati sono sempre scivolati in avanti. Il sistema adottato dovrebbe essere quello abbracciato da Pandora che a fronte di un canone annuale permette di creare canali musicali personalizzati.

 

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