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Jobs, niente Internet Expo

La decisione di Steve Jobs appare piuttosto sorprendente se si considera che sarebbe stata la prima occasione per il responsabile di Apple di parlare ad un pubblico non focalizzato sul Mac da metà  del 1998 quando tenne un keynote alla conferenza americana dei broadcasters. Per giunta questa volta il discorso sarebbe stato rivolto in un momento molto particolare della storia di Apple. Al contrario di allora, infatti, il mondo informatico guarda con grande interesse alle piattaforma che ha fatto enormi progressi negli ultimi 24 mesi tanto da affermarsi sia in USA come in molti altri paesi del mondo come uno dei sicuri protagonisti dell’evoluzione della tecnologia personale e di Internet. E quest’ultimo particolare, visto che di una fiera dedicata al mondo della Rete, rende ancora più inspiegabile la rinuncia. Jobs avrebbe infatti potuto spiegare, con grande risonanza presso i media, la filosofia di Apple per la crescita di Internet, avrebbe potuto presentare i passi compiuti dalla sua società  in questa direzione e avrebbe anche potuto introdurre nuovi prodotti.
Il passo indietro di Jobs, dunque, è quindi spiegabile con grande difficoltà  a meno che nonsi vogli pensare che in quella occasione davvero il CEO aveva in mente di presentare qualche prodotto che ora si rende conto di non poter avere tra le mani con i tempi giusti per proporlo agli utenti finali.
In passato si è parlato di un clone Palm, di un nuovo e rivoluzionario iMac o addirittura della “Internet Box” di Apple, un computer ridotto e dedicato solo alla navigazione su Internet. Ipotesi che sono da considerare piuttosto improbabili. Se, infatti, il clone Palm di Apple esiste per ora esso non avrebbe alcuna rilevanza in termini di navigazione sulla rete, un iMac completamente ridisegnato è assolutamente improbabile per questione di tempi (dovranno trascorrere almeno altri 10 mesi prima di vedere un restyling dell’all in one) e una Internet Box ci pare sia, nonostante le voci, assolutamente al di fuori della strategia attuale della società .
Più probabilmente l’Internet World poteva essere una buona occasione per presentare una versione aggiornata di iMac. I tempi, se il passato vale come lezione, sono giusti. Rilasciato ad ottobre l’iMac di nuova generazione ha ora cinque o sei mesi (a seconda dei mercati) di vita, un arco di tempo sufficiente per presentare nuovi modelli e rinvigorire la domanda. In realtà  contro questa ipotesi potrebbe ora giocando un fattore di marketing non irrilevante. Una revisione dell’iMac necessariamente comporterebbe un aumento della velocità  del clock che dovrebbe passare a 400 e 450 MHz. Amesso che questa ipotesi fosse corretta si provocherebbe nel listino di Apple una grande ammuchiata di macchine più o meno tutte alla stessa velocità , senza grandi differenze di prestazioni ma con sensibili variazioni di prezzo. Il responsabile di tutto ciò è il passo flemmatico con cui sta procedendo il G4. La macchina di fascia alta di Apple, sempre secondo le tabelle ideali seguite in passato, a questo punto o tra poche settimane doveva essere già  intorno ai 600/650 MHz, invece resta poco inviabilmente ancorato alla barriera dei 500 MHz. Avvicinare a quella soglia la macchina di fascia consumer (che usa un G3) potrebbe essere considerato molto poco produttivo in termini di immagini d Apple, di qui la rinuncia all’upgrading, la mancanza di qualche cosa di concreto da mostrare alla folla dell’Expo di Los Angeles e il “no show” di Steve Jobs all’Internet World
Se le cose siano andate così, è molto difficile da dire. Certo è che ci pare davvero difficile spiegare come sia possibile rinunciare ad un evento di questa rilevanza se non sono intercorsi dal momento dell’accettazione ad oggi fatti imprevisti. Tanto più che Apple sarà  presente (anche come co-sponsor) all’evento e che il keynote di Los Ageles era stato indicato come uno dei motivi che avevano condotto Apple a chiudere Apple Expo di Londra.
Molto probabilmente non sapremo mai che cosa è accaduto realmente dentro alle mura di Cupertino. Qui ci limitiamo a considerare che si tratta di un’occasione perduta, di una grossa occasione perduta, per consolidare l’immagine di Apple al di fuori della stretta nicchia degli utenti della piattaforma.

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