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Meg Withman (HP): “Microsoft e Intel erano nostri partner, ora sono nostri avversari”

Traduciamo quel che la Withman dice: la supremazia del modello Wintel non c’è più. Adesso c’è concorrenza, quindi i prezzi si abbassano e i margini diventano irraggiungibilli. Da un lato le vendite calano perché la gente compra i tablet, dall’altra le aziende come HP devono pagare il costo dei processori di Intel – che se li fa pagare molto cari per i primi 18 mesi di commercializzazione, prima di lanciare la generazione successiva – e i costi delle licenze di Windows, che impattano significativamente sui computer da 400 o 500 o 600 dollari.

I computer di fascia alta sono quelli dominati da Apple, che estrae tutto il suo valore. E riesce anche a farlo perché produce non solo il computer ma anche il sistema operativo, differenziando in maniera netta il suo lavoro dagli altri. Quando HP lancia un nuovo computer, è sostanzialmente un nuovo guscio attorno al sistema operativo di Microsoft e al processore di Intel. Apple ha capitolato su Intel, ma va alla grande con il resto, design, sistema operativo e le altre cose.

Adesso però non c’è solo la competizione, ma anche il cambiamento di strategia che coglie impreparata la Whitman che “crede” in Windows 8 e in Wintel. C’è che Microsoft produce i suoi Surface e presta due miliardi di dollari a Dell per delistare il titolo dell’azienda dal Nasdaq (praticamente indicando il cavallo sul quale Redmond vuole scommettere per la produzione dei PC) e compra il busines dei telefonini di Nokia per 7 miliardi di dollari. Intel compete anche nei settori enterprise con aree come il cloud computing (per le offerte alle aziende) e la computer security (McAfee è di Intel). In sostanza, gli alleati di una volta stanno estraendo tutto il valore e svuotano HP del suo.

La risposta della Whitman è di andare verso Google di nuovo. Cioè aprire una nuova stagione di supporto hardware e di progettazione agli apparecchi basati su Android e su Chrome OS. Senza contare poi che HP si è bruciata una carta eccezionale, a detta di molti, cioè la possibilità di sviluppare il suo sistema operativo partendo da WebOS di Palm, che aveva acquistato, fatto andare avanti e poi bruciato staccando la spina al servizio. Mossa crudele e a questo punto si capisce anche poco intelligente, simile a quella di Nokia che ha “ucciso” Symbian e il suo sistema operativo basato su Linux per passare a Windows e poi finire tra le braccia di Microsoft. Un lusso questo che HP non ha.

La mossa a sorpresa che HP potrebbe fare sarebbe l’acquisto di Blackberry, a questo punto l’unico grande vendor di tecnologia mobile con un piede anche nel settore dei tablet in grave difficoltà ma con ancora una base di installato significativa. Cosa farà Meg? Cosa deciderà? La prossima mossa, nell’arco delle prossime settimane-mesi, sarà quella che deciderà il suo futuro come CEO dell’azienda, ma soprattutto il futuro della storica HP.

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