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# Nessuno sa da dove passa la terza via necessaria per il futuro dei social

Di[Antonio Dini](https://www.macitynet.it/author/antonio/)

3 Set 2024

![Nessuno sa da dove passa la terza via necessaria per il futuro dei social](https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2024/09/SocialNetworkcaos2-741x486.jpg "Nessuno sa da dove passa la terza via necessaria per il futuro dei social") 

Immagine creata con Microsoft Designer

Negli scorsi giorni, alla fine dell’estate, **due notizie si sono accavallate** e forse sono un po’ passate in sordina. Sono due vicende aperte che **meritano ancora di essere seguite nel loro sviluppo**, ma anche di essere analizzate già adesso.

### Il casus belli

La prima viene dalla cronaca giudiziaria parigina: **Pavel Durov**, il multimilionario russo-francese (**ha la doppia cittadinanza, e ha anche passato un periodo della sua vita in Italia**), fondatore assieme al fratello di Telegram, [è stato arrestato dalla polizia francese](https://www.macitynet.it/pavel-durov-telegram-arrestato/)
 appena sceso dall’aereo privato con il quale si stava recando a Parigi.

La seconda viene dal Brasile: là un magistrato non solo è andato all’attacco dei conti di X, **il social network che Elon Musk ha voluto chiamare così dopo aver acquistato Twitter**, ma lo ha di fatto anche [oscurato in tutto il paese](https://www.macitynet.it/la-corte-suprema-ba-bloccato-x-in-brasile/)
 (dove, lo ricordiamo, **vivono 215 milioni di persone**, la maggior parte giovani o molto giovani) e ha avvertito che tutti i cittadini brasiliani che sul suolo brasiliano si connettono a X con una VPN se verranno scoperti **saranno multati** in maniera piuttosto salata.

### Cosa succede adesso

In ballo ci sono temi diversi ma riconducibili a un unico grande quesito: **qual è la responsabilità dei social media?** I gestori di queste piattaforme come devono organizzare e strutturare il loro funzionamento? Perché a quanto pare **la domanda è aperta**.

L’intervento da un lato della magistratura è accompagnato dall’altro dalle minacce di un ex presidente: **il terzo caso è infatti quello di Donald Trump**, che ha pubblicamente minacciato di **sbattere in galera Mark Zuckerberg**, una volta tornato alla Casa Bianca, se questo oserà ostacolare ancora la circolazione delle sue “verità” su Facebook e Instagram. Ci servirà tra un attimo.

Intanto, vale anche considerare un altro concetto: e cioè che se da un lato **Internet è diventata la piattaforma della globalizzazione**, il meccanismo di attuazione della mondializzazione, dall’altra mai come in questo caso emergono le differente (le ultime differenze?) tra popoli, culture, sistemi giuridici, aspirazioni, **desideri più che legittimi (ma in contraddizione da paese a paese per via dei metodi e delle ideologie) di autodeterminare la propria vita**. Un tema aperto, sul quale non c’è una soluzione apparentemente. Ma vediamo meglio.

[https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2024/09/socialnetworkcaos.jpg](https://www.macitynet.it/wp-content/uploads/2024/09/socialnetworkcaos.jpg)

Immagine creata con Microsoft Designer

### Le due posizioni sui social

Ora, di cosa stiamo parlando? Come detto, in sintesi, il tema sono i contenuti e gli utenti, non le piattaforme. La tecnologia non viola nessuna legge, però le persone che la usano alle volte sì. **Si muovono in maniera tale da fare cose che il codice penale non permette in alcuni o in altri paesi**: contrabbando, pirateria, prostituzione, deepfake, revenge porn e tutte le peggiori nefandezze possibili e immaginabili. Cose ovviamente illegali. A come si reagisce?

Esistono fondamentalmente due posizioni. **La prima prevede che siano i gestori della piattaforma a farlo**. Come se fossero editori di libri e giornali o di una radio o di una televisione. Succede qualcosa, l’editore non controlla e lo permette, quindi scatta la sanzione. Perfetto nel mondo di carta o analogico, ma **i vari Durov, Musk e Zuckerberg dicono che è praticamente impossibile**. Oppure si ergono a difensori della libertà di espressione e di pensiero. Scusa forse un po’ comoda per risparmiare i soldi di tentativi di moderazione che è intuitivo pensare che costerebbero miliardi.

La seconda posizione prevede che **le piattaforme siano “innocenti”, debbano solo mettere i guard rail**, dare **l’accesso alla polizia** e poi sono il mercato e le forze dell’ordine a regolare tutto. Una forma di controllo che accomuna **America e Cina (con Russia e Iran)**, paradossalmente, rispetto all’approccio super-regolamentare che invece è caratteristico dell’Europa. Liberismo, controllo di governo, controllo preventivo.

### Quel pasticcio brutto dei social contemporanei

Manca una terza via. Manca una strada che permetta di trovare la quadra. E forse, rispetto alle ideologie tradizionali (liberismo, statalismo, giuspositivismo) **manca ancora la sua concettualizzazione**. Si fa spesso un gran parlare di quanto sia necessaria la trasformazione culturale quando si parla di **nuove tecnologie, industria 4.0, normative europee per l’AI**, i mercati, la cybersicurezza. E poi invece si entra nel merito e si ricasca su una visione molto convenzionale e “arcaica” di quello che è il pensiero del rapporto tra il potere, gli editori e i cittadini.

Eppure, pur sapendo che ogni rivoluzione ha sempre avuto dietro **un editore che lasciasse spazio alla costruzione di un nuovo pensiero e modo di intendere le cose** (dall’enciclopedia della rivoluzione francese in avanti), questa volta appare clamorosa la mancanza di una editoria condivisa che, qualsiasi sia il suo strumento di espressione, **vada oltre la visione tradizionale**. La dispersione delle piattaforme negli infiniti rivoli dei suoi utenti, migliori o peggiori che siano, non è la giustificazione.

La realtà è che proprio **le piattaforme, poche e potentissime, hanno abdicato** a qualsiasi velleità rivoluzionaria dimostrando di perseguire il profitto e non certo la rivoluzione. **Per citare due film di Woody Allen**, hanno creato figure paradossali alla “*dittatore dello stato libero di Bananas*” o di “*Prendi i soldi e scappa*”, anziché cercare di costruire un vero cambiamento sociale e culturale.

### Chi è causa del suo male

La mancanza di una terza via dunque, **una via che sia fatta di bit anziché di atomi**, è da intestare sostanzialmente a loro, gli “**editori del nuovo mondo**”, e non certo a chi invece lavora nelle istituzioni tradizionali. Chi fa le leggi non se le inventa ma esprime i bisogni e le aspirazioni consolidate della società, a partire dalle sue avanguardie. I social, intesi come imprese, evidentemente **sono state delle retroguardie per quanto riguarda il pensiero digitale**, mirando soprattutto allo sfruttamento delle masse online più che alla costruzione di uno stato in cui gli individui si possano realizzare pienamente.

Quindi, se c’è qualcuno che **deve darsi la colpa per il disastro** verso il quale si stanno dirigendo a tutta velocità i grandi social del pianeta, in mano a una banda di fondatori o proprietari che sono, per usare un eufemismo, **molto originali e spesso fin troppo fuori dal comune**, sono loro stessi. Chi è causa del suo male, pianga sé stesso.

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