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Niente Siri AI in Europa su iPhone, ma la colpa forse non è di Bruxelles

Da giugno Apple continua a ripetere che il Digital Digital Markets Act (regolamento europeo sui mercati digitali) le impedisce di lanciare Siri AI su iPhone e iPad in Europa.

La pagina con domande e risposte pubblicata sul sito della Commissione europea racconta una storia diversa da quella ripetuta da Apple, e un post molto critico di John Gruber, pubblicato il 17 agosto, riaccende il dibattito su chi stia realmente bloccando cosa.

L’8 giugno, in occasione dell’annuale WWDC (conferenza sviluppatori), Apple ha presentato Siri AI, una revisione completa del proprio assistente basata su Apple Intelligence: nuova interfaccia, app dedicata per recuperare le conversazioni passate, Visual Intelligence ampliata, strumenti di scrittura integrati. Lo stesso giorno, l’azienda ha annunciato in un comunicato che queste novità non sarebbero state disponibili su iOS 27 né su iPadOS 27 nell’Unione europea, puntando il DMA.

La posizione di Apple: la tutela di privacy e sicurezza contro le regole del DMA

“Purtroppo, a causa del Digital Markets Act (DMA), Apple non potrà rendere disponibile Siri AI nell’Unione Europea con la release di iOS 27 e iPadOS 27. Negli ultimi mesi, i regolatori della UE non hanno accettato nessuna delle soluzioni proposte da Apple per portare Siri AI nell’Unione Europea e al contempo supportare in modo sicuro altri assistenti virtuali”, ha spiegato Cupertino in un comunicato.

“Siamo profondamente dispiaciuti che i nostri utenti nell’Unione Europea non potranno usare Siri AI su iPhone e iPad quando rilasceremo le nuove versioni del software più avanti nel corso dell’anno”, ha detto Craig Federighi, Senior Vice President of Software Engineering di Apple. “La nostra speranza è di riuscire alla fine a portare Siri AI nella UE, e continueremo a collaborare con i regolatori della UE per definire un percorso in questa direzione.

Tuttavia, il loro rifiuto di confrontarsi in modo costruttivo su soluzioni che tutelino la privacy e la sicurezza fa sì che al momento non possiamo prevedere una data per la disponibilità di Siri AI su iOS e iPadOS nell’Unione Europea”.

Gli utenti europei non sono completamente esclusi dalla novità: Siri AI è ancora prevista su macOS 27 e visionOS 27, poiché questi sistemi non sono considerati “gatekeeper” (in posizione dominante tale da sfruttare il loro potere a discapito della concorrenza.). Apple non ha al momento indicato una tempistica chiara per il lancio su iPhone e iPad nel nostro continente e attribuisce questa situazione al fallimento delle trattative con le autorità di regolamentazione europee.

Il ragionamento di Apple parte da un obbligo concreto previsto dal DMA: assistenti concorrenti devono poter accedere a funzionalità equivalenti a quelle di Siri su iOS. Apple ritiene che tale requisito potrebbe, di fatto, costringerla a concedere ad assistenti di terze parti l’accesso a dati personali, a messaggi, a file, funzioni che consentono di effettuare acquisti online o agire direttamente all’interno di altre applicazioni. In parole povere, Apple non vuole che un Gemini o un ChatGPT abbiano lo stesso livello di accesso sull’iPhone, poiché ciò significherebbe che i dati degli utenti non verrebbero trattati con lo stesso rispetto con cui lo farebbe Siri AI.

Per evitare potenziali problemi, Apple ha progettato una soluzione chiamata Trusted System Agent (TSA), un intermediario che permetterebbe agli assistenti virtuali di accedere in modo sicuro alle stesse funzioni e capacità di Siri AI per i dispositivi nella UE. Apple ha riferito di aver condiviso un piano per lanciare Siri AI nella UE e al contempo implementare gradualmente la nuova soluzione nell’arco di 18 mesi. La Commissione Europea avrebbe detto no. “Di fatto, la Commissione Europea non ha accettato nessuna delle proposte di Apple”, ha dichiarato Cupertino a giugno.

La risposta della Commissione UE e lo scetticismo di John Gruber

A questo punto la questione si complica: nella pagina web di domande e risposte destinata ai cittadini come fa notare il sito francese iGen, la Commissione affronta esplicitamente la questione se davvero il DMA avrebbe impedito ad Apple di lanciare Siri AI nell’UE. La risposta: è una interpretazione errata. Nessuna norma vieta ad Apple di lanciare nuovi prodotti in Europa, e la decisione di introdurli o meno spetta interamente all’azienda. Il DMA impone solo che tale introduzione rispetti le norme, garantendo in particolare un accesso equivalente agli assistenti di terze parti, previo consenso dell’utente.

“Nulla nel DMA impedisce ad Apple di lanciare nuovi prodotti e servizi nell’Unione europea. La decisione di lanciare o meno i propri prodotti e servizi spetta esclusivamente ad Apple. Il DMA richiede semplicemente alle imprese soggette alla normativa di lanciare i propri nuovi prodotti e servizi nel rispetto della legge, il che, in questo caso, significa che devono consentire a terzi l’accesso a funzionalità equivalenti a quelle che offrono sui propri prodotti (incluso Siri), previo consenso dell’utente”, si legge in una delle risposte alle FAQ.

Ma non è finita qui: la Commissione afferma che Apple non avrebbe mai presentato una proposta concreta di interoperabilità conforme al DMA, al di là di una richiesta di deroga di diciotto mesi, che ritiene illegale e potrebbe rafforzare la posizione di Apple nel settore emergente dell’IA, proprio ciò che il regolamento mira a evitare.

È quest’ultimo punto che John Gruber fa notare in un suo post del 17 agosto su Daring Fireball, facendo riferimento a un articolo del Financial Times in cui si riporta uno scambio avvenuto all’inizio di luglio tra Tim Cook e la commissaria europea Henna Virkkunen. Secondo il FT, Apple avrebbe inviato un intero team, ingegneri compresi, a Bruxelles lo scorso inverno per presentare il TSA e chiedere, in sostanza, se tale sistema sarebbe stato ritenuto conforme una volta realizzato.

Gruber riassume in questo modo la risposta della Commissione: prima realizzatelo, poi ci pronunceremo, dopo aver raccolto il parere dei concorrenti di Apple. Secondo il giornalista, è assurdo chiedere a un’azienda di investire fino a due anni in un’architettura complessa, sviluppata esclusivamente per l’UE, senza garantirle che alla fine verrà accettata.

In sostanza è una questione della parola dell’UE contro la parola di Apple. Un funzionario europeo citato in forma anonima dal Financial Times afferma che i contatti con Apple sul TSA sono stati limitati e non sono mai andati oltre la fase di concetto generale, accusando l’azienda di aver cercato soprattutto il via libera per ritardare l’adeguamento.

Apple, dal canto suo, ha invece affermato pubblicamente durante una conferenza stampa al WWDC che la sua proposta era dettagliata. Gruber sembra dare credito alla versione di Apple, sottolineando che è stata formulata pubblicamente e non con voci arrivate da una fonte anonima (bisogna ad ogni modo notare che si tratte di valutazioni personali di Gruber e non si tratta necessariamente di fatti accertati).

C’è un ulteriore elemento che alimenta lo scetticismo di Gruber. A fine aprile la Commissione ha predisposto procedure disciplinari rivolte ad Android, per definire in che modo Google debba garantire agli assistenti IA concorrenti un accesso altrettanto funzionale di quello di cui gode Gemini.

Le misure previste arriverebbero persino a consentire a questi assistenti di terze parti di eseguire operazioni in altre applicazioni, come inviare un’e-mail o condividere una foto, con un’esecuzione in background soggetta a poche restrizioni.

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Notare che Google non ha preferito aspettare. Mountain View aveva già lanciato Gemini e altre funzionalità avanzate su Android quando, nel gennaio 2026, la Commissione europea ha avviato il procedimento volto a precisare gli obblighi di interoperabilità ai sensi del DMA.

Durante le discussioni con Bruxelles, Gemini era ad ogni modo disponibile nell’UE. La Commissione ha infine imposto a Google misure di interoperabilità, che dovranno essere attuate entro il 1° agosto 2027.

Gruber dubita che Apple accetterà mai un sistema simile su iOS. Se Bruxelles applicasse lo stesso approccio alle due piattaforme, Apple potrebbe trovarsi costretta ad adottare le stesse misure sulle proprie piattaforme.

Al momento le discussioni sembrano ancora in corso ma di Siri AI in Europa non si vede traccia. Nessuna delle due parti ha pubblicato una versione dettagliata del TSA, rendendo difficile verificare dall’esterno il grado di completamento dello stesso, e le due parti continuano instancabilmente a rimpallarsi la responsabilità.

I procedimenti analoghi avviati contro Google in merito ad Android vertono sulle stesse questioni relative all’accesso delle IA di terze parti al sistema, e il modo in cui Bruxelles si pronuncerà su tali questioni definirà probabilmente il quadro entro il quale tutti gli assistenti basati sull’intelligenza artificiale dovranno integrarsi negli smartphone venduti in Europa.

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