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Nokia e Philips contro l’equo compenso

Nokia e Philips chiedono alle autorità  europee di cancellare la tassa sui media usati per registrare musica e video. In una lettera aperta inviata all’Eu i due colossi dell’elettronica, due delle più importanti realtà  mondiali, oltre che continentali, del settore, denunciano il sistema d’applicazione e il concetto di fondo del cosiddetto “equo compenso”, un balzello nato ai tempi delle rgistrazioni su nastro e poi esteso ai dispositivi digitali fa per permettere alle agenzie per i diritti d’autore di recuperare i profitti svaniti per causa della pirateria musicale.

Nokia e Philips, che hanno importanti interessi nel settore, bollano come anacronistica la tassa che colpisce lettori Mp3, CD, masterizzatori e ogni sorta di media in grado di registrare contenuti digitali. Nella lettera si segnala che attualmente esistono sistemi robusti di protezione dei diritti digitali e che è a questi che si deve affidare la raccolta dei diritti dovuti per i diritti d’autore e non ad un balzello che finisce per soffocare il mercato.

Secondo recenti stime gli 1,2 miliardi di euro raccolti in questo modo in Europa nel corso del 2005 sono costati in mancate vendite 2,1 miliardi di euro e in futuro questa situazione andrà  progressivamente aggravandosi. Nel corso del 2006 le autorità  europee per i diritti d’autore dovrebbero raccogliere 1,57 miliardi di euro e nel 2009 arriveranno a 2,12 miliardi di euro. Questo mentre alcuni stati come Olanda, Austria, Germania e Spagna stanno pensando di aumentare le tasse; se questo proposito trovasse realizzazione in Ue, sempre nel 2009, le tasse versate dai cittadini per l’equo compenso arriverebbero a 4,67 miliardi di euro.

Diverse associazioni hanno preceduto la presa di posizione di Nokia e Philips facendo notare come la tassa su un media per la registrazione di musica digitale in moltissimi finisce per imporre un doppio se non un triplo pagamento sulle spalle dei cittadini. Chi acquista musica su Internet già  paga i diritti d’autore ma è costretto a pagarli una seconda volta se usa un player di musica digitale. Se poi trasferisce anche la musica su un Cd masterizzato in casa, operazione perfettamente legale se ha acquistato la musica su Internet, finisce per pagarla una terza volta, perché anche sui Cd vergini grava una tassa.

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