Secondo una class action intentata dagli autori diversi dirigenti di NVIDIA avrebbero autorizzato l’accesso a milioni di libri pirata dell’Anna’s Archive, motore di ricerca che consente di accedere ai contenuti di note biblioteche pirata: Z-Library, Sci-Hub e Library Genesis (LibGen), un enorme archivio sfruttato da vari big del mondo IT per l’addestramento dei modelli AI.
Nella class action gli autori di libri citano documenti interni di NVIDIA dai quali si evince che l’azienda vrebbe siglato accordi con Anna’s Archive per l’accesso ad alta velocità alle cosiddette “shadow library”, scaricando milioni di libri protetti da copyright.
Nell’ampliamento della denuncia si afferma che la pressione esercitata dalla concorrenza avrebbe spinto NVIDIA alla pirateria. attingendo alle “biblioteche ombra” per addestrare propri modelli AI.
Non è la prima volta che si sentono accuse simili verso NVIDIA e altre aziende del settore: già nel 2024 alcuni autori avevano intentato causa per presunta violazione del copyright; da parte sua, l’azienda ritiene che tale modo di agire rientri “fair use”, con titoli non sfruttati per la distribuzione ma come insiemi di dati statistici (pattern linguistici).

Si aggrava la posizione di NVIDIA
Le indicazioni di Nvidia sono viste dagli autori come un ulteriore aggravamento della sua posizione. Da mail e documenti trapelati si evince che la società con sede a Santa Clara avrebbe contattato direttamente Anna’s Archive per capire la posta in gioco e il relativo prezzo da pagare.
Nvidia avrebbe ottenuto accesso agli archivi di libri pirata per una settimana, circa 500 terabyte di dati, milioni di volumi, compresi libri generalmente accessibili esclusivamente tramite il sistema di prestito digitale di Internet Archive, a sua volta oggetto di un’azione legale.
Oltre ad Anna’s Archive , Nvidia avrebbe utilizzato anche altri fonti di libri pirata: i l database Books3 già citato nel 2024, e gli archivi LibGen, Sci-Hub e Z-Library. Secondo gli autori che hanno presentato denuncia, Nvidia avrebbe non solo sfruttato i libri pirata ma anche distribuito script e strumenti per consentire a suoi clienti commerciali di scaricare l’enorme dataset noto come “The Pile” (886GB) che include Books3, con libri piratati di autori tra i più disparati, inclusi nomi quali Stephen King e Michael Pollan.
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