Il Monte Everest è diventato lo scenario di tre storiche missioni ad altissima quota condotte da DJI. Le operazioni, svolte sia sul versante nepalese sia su quello cinese, hanno dimostrato l’efficacia dei velivoli senza pilota nel superare i limiti imposti dall’aria rarefatta e dalle temperature polari. L’obiettivo attuale non è stabilire primati, ma collaborare con le comunità locali e la comunità scientifica per rendere l’alpinismo più sicuro, efficiente e sostenibile.
La logistica sul versante meridionale in Nepal ha registrato una svolta grazie al DJI FlyCart 100, un drone per il trasporto pesante testato in collaborazione con la società locale Airlift. In condizioni termiche comprese tra i -15° e i 5°C, il velivolo ha dimostrato di poter trasportare carichi fino a 47 chilogrammi a un’altitudine superiore ai 6.300 metri. Complessivamente sono stati movimentati 10.073 chilogrammi tra il Campo Base e il Campo 1: oltre settemila chili erano costituiti da attrezzature alpinistiche come bombole d’ossigeno e corde, mentre quasi tremila chili erano composti da rifiuti recuperati dalla montagna. Ogni singola tratta ha richiesto otto minuti di volo, a fronte delle sei o otto ore di cammino necessarie agli sherpa per attraversare la pericolosa cascata di ghiaccio del Khumbu. Questa tecnologia supporterà l’iniziativa “Zero Waste 2027” della Nepal Mountain Association, facilitando il trasporto stagionale di circa 5.000 bombole di ossigeno e la rimozione di diecimila chili di spazzatura.

DJI Matrice 4E
Parallelamente, la sicurezza della navigazione ad alta quota è stata potenziata dall’impiego del DJI Matrice 4E durante la stagione alpinistica della primavera del 2026. Questo drone compatto, operando a 6.450 metri di quota e a temperature inferiori ai -20°C, ha mappato con precisione centimetrica oltre 3 chilometri quadrati dell’area centrale del Khumbu in sole tre ore e mezza. Grazie al telemetro laser integrato, il Matrice 4E ha fornito misurazioni in tempo reale fondamentali per monitorare i pericoli, pianificare percorsi più sicuri e supportare le operazioni di ricerca e soccorso, facilitando l’individuazione di persone e movimenti sullo sfondo innevato.
DJI EV50
Infine, sul versante settentrionale in Cina, la ricerca sul cambiamento climatico ha visto protagonista il DJI EV50, il primo drone da trasporto elettrico a decollo e atterraggio verticale (eVTOL) dell’azienda. Il velivolo ha effettuato dodici missioni per trasportare la strumentazione di misurazione dell’ozono della Peking University partendo dal campo base della Riserva Naturale Nazionale del Qomolangma. Nonostante i venti complessi, il drone ha raggiunto un’altitudine massima di 8.861 metri, consentendo per la prima volta ai ricercatori di effettuare osservazioni dirette degli inquinanti atmosferici nella troposfera a quote ultra-elevate.
Questa volta i droni DJI si sono confermati strumenti indispensabili per la sostenibilità e la tutela della vita umana in condizioni davvero estreme, piuttosto che semplici oggetti per il divertimento comune.
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