HomeMacityVoce dei LettoriPowerMac G5, la velocità  dei chip non conta?

PowerMac G5, la velocità  dei chip non conta?

L’€™aggiornamento dei PowerMac avvenuto ieri non ha soddisfatto tutti gli utenti della piattaforma. Sono in particolare quelli professionali a storcere la bocca a fronte di modiche che vengono ritenute solo marginali e, soprattutto, limitate visto che a distanza di quasi un anno, i desktop di fascia alta di fatto guadagnano meno del 10% in velocità  massima, per non parlare del fatto che mancano all’€™appello tecnologie già  ormai realtà  nel campo PC, tra cui, ad esempio, il multicore dei processori e PCI-Express nell’€™ambito degli slot per schede grafiche e periferiche interne.

Lacune che non hanno mancato di attirare commenti tra il deluso e l’€™irato su vari forum internazionali ed italiani (si veda questa sezione del Forum di Macitynet). Proteste sono giunte anche alla nostra redazione sottoforma di mail che non mancano di evidenziare il rischio di un allargamento del gap in termini di prestazioni rispetto alla controparte PC.

Nonostante le motivazioni che spingono gli utenti professionali a commentare con un po’€™ di delusione l’€™aggiornamento non siano del tutto infondate, c’€™è chi crede che i PowerMac presentati ieri abbiano un senso compiuto nelle strategie di Apple e possano rappresentare un passo logico se colti nell’€™andamento complessivo del mercato dei computer.

E’€™ il caso, ad esempio, dell’€™analista di Joe Wilcox di Jupiter Research che nel corso della giornata di ieri ha rilasciato ad alcune testate dichiarazioni favorevoli sull’€™upgrade.

Secondo Wilcox, uno degli osservatori più attenti del mondo Mac, la preoccupazione sulla velocità  sarebbe infondata perché allo stato attuale delle cose la frequenza del clock è ormai de-enfatizzata sotto ogni profilo. Non viene più usata nel mondo PC per supportare le vendite di nuove macchine e anche gli utenti hanno compreso che non è fondamentale nel valutare le prestazioni complessive di un computer. ‘€œApple ha sempre seguito questa strada ‘€“ fa sapere Wilcox ‘€“ puntando sul fatto che una macchina con meno Ghz può essere migliore di una con più GHz.
E complessivamente ha fatto scelte giuste anche questa volta, scegliendo anche i tempi giusti per nuove tecnologie’€.

Tra le buone cose fatte da Apple con i PowerMac c’€™è l’€™introduzione dei masterizzatori dual layer, avvenuta nel momento in cui cominciano ad arrivare sul mercato in maniera diffusa i supporti adatti. ‘€œE’€™ vero ‘€“ dice Wilcox ‘€“ i PC hanno masterizzatori dual layer dalla fine del 2004. Ma che senso aveva mettere in commercio macchine a prezzo più elevato con un drive che non si era in grado di usare in tutte le sue potenzialità  perché si faticava a trovare DVD compatibili?’€

Secondo Wilcox non va sottovalutato neppure il ribasso di prezzi dei display LCD, in particolare alla luce del lancio avvenuto a gennaio dei Mac mini. ‘€œSi può uscire da un negozio Apple con un sistema completo, dotato di un monitor da 20 pollici, migliore di tutti quelli della concorrenza e che si può persino mettere in salotto, ad un prezzo di 1300 dollari’€

Ma nonostante i rassicuranti pareri di Wilcox, c’€™è chi continua a non restare convinto e, addirittura, a lanciarsi in previsioni davvero ardite. Tra le altre segnaliamo quella di Paul Thurrot, un noto ‘€œopinionista’€ Windows che si occupa spesso anche di Mac, descrivendosi come appassionato della piattaforma della Mela.

Nel suo blog Thurrot, reduce dalla WinHEC, la conferenza degli sviluppatori hardware per Windows, sostiene che Apple sarebbe tanto scontenta di come stanno andando le cose nel campo dei processori PPC, e in particolare dell’€™incremento della velocità  dei chip, da avere deciso di passare ad Intel.
Il latore (o l’€™autore?) dell’€™indiscrezione non fornisce alcun elemento ulteriore a valutarne l’€™attendibilità , limitandosi ad un ‘€œsentito dire’€ tra una conferenza e l’€™altra, e dunque non rimuove tutti i dubbi, grandi come macigni e che derivano da problemi logistici, tecnici, di marketing, di sviluppo delle applicazioni e del sistema operativo, che ogni volta piovono a schiacciare queste gracili supposizioni.
La voce può comunque essere presa come un concreto indicatore del fatto che una certa inquietudine (che in alcuni ambienti può essere presa anche come scetticismo sul futuro) sulla fatica fatta da IBM (e Motorola) ad introdurre processori più veloci serpeggia un po’€™ ovunque e preoccupa gli utenti della piattaforma.

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