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Recensione Timekettle W4, la traduzione simultanea per il mondo reale passa per gli auricolari

Non i soliti auricolari. Abbiamo messo alla prova Timekettle W4, che all’aspetto potrebbero sembrare le classiche semi in ear da indossare per andare a correre al parco, ed invece così non è. Questa volta, l’hardware non è esattamente pensato per l’ascolto di musica, bensì per abbattere il muro linguistico durante un incontro d’affari o un viaggio intercontinentale. Si tratta, dunque, di un vero e proprio traduttore in tempo reale da indossare all’orecchio.

Prima di tutto il design. Nonostante gli auricolari abbiamo un intento ben preciso, che è quello di tradurre, l’estetica non è affatto male. Le W4 rompono drasticamente rispetto a quello che offrono gli auricolari presenti sul mercato. Già il case è diverso dai classici ai quali siamo abituati. E’ davvero massiccio, quadrato e composto da due metà magnetiche che si separano per svelare gli auricolari.

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Non è esattamente l’oggetto più comodo da tenere nella tasca dei jeans, magari già occupate da portafoglio e smartphone, ma comunica immediatamente un uso professionale.

Gli auricolari contenuti al suo interno, invece, adottano una forma semi-in-ear a conduzione ossea con uno stelo molto più lungo della media, studiato appositamente per proiettare i microfoni verso la bocca e catturare ogni sfumatura del parlato.

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Questa scelta ha, come del resto per tutti gli auricolari dello stesso tipo, il problema della tenuta alle orecchie: potrebbero tendere a cadere, anche se non essendo studiate per il jogging, difficilmente ci si ritroverà a raccoglierle da terra. Peraltro, in confezione sono presenti delle alette da poter montare all’occorrenza per incrementarne la stabilità.

Il primo abbinamento è piuttosto semplice. Si hanno due strade, la prima delle quali naturalmente è quella obbligata se si vuole utilizzare gli auricolari per la traduzione: scaricare l’app Timekettle e iniziare da qui il processo di abbinamento.

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In realtà, anche questa prima strada conduce alla seconda: entrare nel menù bluetooth dello smartphone e procedere ad un abbonamento più classico. Ovviamente, è possibile abbinare gli auricolari anche senza app o ad esempio a un PC o Mac, semplicemente premendo per qualche secondo il tasto presente all’interno del case e scegliendo gli auricolari nel menù bluetooth del dispositivo da accoppiare.

Ovviamente, l’utilizzo dell’app è obbligatorio per ottenere la traduzione in tempo reale.

Caratteristiche

Al di là dell’estetica, il vero cuore pulsante dei W4 è il sistema Babel OS 2.0 unito ai sensori bone-voiceprint. Questa tecnologia è in grado di captare le vibrazioni ossee della voce dell’utente, isolandola dai rumori ambientali. Per un auricolare che nasce per captare la voce e tradurre le lingue, si tratta della feature certamente più importanti.

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Questo vuol dire che anche l’utilizzo in ambienti caotici, come può essere semplicemente una strada affollata, il dispositivo dimostra una grande capacità di captare in modo pulito la voce, quindi l’input vocale del nostro interlocutore, riuscendo così a tradurre con precisione anche in contesti rumorosi.

Come traducono

A primo impatto siamo rimasti positivamente stupiti dalla traduzione. Dapprima ci siamo concentrati su lingue più convenzionali, come ad esempio l’inglese, mentre successivamente, aiutandoci con qualche video preso da YouTube, abbiamo anche testato lingue per noi incomprensibili, come il cinese o l’arabo.

I risultati ci sono parsi eccellenti. L’app consente di selezionare tra due tipi di traduzioni, quella più veloce o quella più precisa. In ambo i casi le differenze ci sono parse minime, per questo abbiamo deciso di procedere per lo più con la traduzione più veloce.

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La latenza è ridotta, quantificabile in meno di mezzo secondo circa, il che rende il flusso della conversazione naturale, al punto che a volte la traduzione inizia a risuonare nell’orecchio prima ancora che l’interlocutore abbia terminato l’intera frase. Questo rende il dialogo piuttosto naturale e soprattutto lo rende continuativo e fluido.

La traduzione sembra davvero eccellente e sovrapponibile a una traduzione umana professionale. Abbiamo anche testato il sistema con video su YouTube, dove il parlato risulta veloce e non ottimizzato per una traduzione di questo tipo. Eppure, una volta indossato l’auricolare all’orecchio si ha una traduzione davvero rapida e precisa, con il parlato perfettamente sovrapponibile a quello che viene mostrato a schermo.

Lo stesso risultato lo abbiamo ottenuto con lingue ancor meno comprensibili, come ad esempio l’arabo, sempre grazie alla modalità ascolto, che ci ha consentito di testarne l’utilizzo con video tutorial su YouTube. Anche in questi casi le traduzioni proposte a schermo (i video erano tutorial per imparare la lingua, quindi con frasi tipo certamente) erano esattamente quelle che venivano inviate all’auricolare. Del resto, immaginiamo che le cuffie non debbano servire ad imparare perfettamente la lingua, ma giusto a districarsi in contesti difficili, magari durante un viaggio.

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Ovviamente, è importante sottolineare che i W4 sono ottimizzati per il dialogo faccia a faccia e non per la traduzione di contenuti multimediali come serie TV o podcast; in questi casi il ritardo è più evidente e la precisione cala drasticamente rispetto – ad esempio – ai classici sottotitoli. In sintesi non si tratta di cuffie studiate per tradurre interi film o serie TV.

L’app a supporto

L’integrazione con l’app è probabilmente l’aspetto più riuscito dell’ecosistema Timekettle, perché trasforma quello che potrebbe essere un semplice gadget in uno strumento di lavoro specializzato, specialmente quando la connessione internet non è disponibile.

Ed infatti, è possibile gestire i pacchetti offline (di poche lingue, e non c’è l’italiano) ed è pensata proprio per chi si trova in aeroporti stranieri o in zone rurali dove il roaming non funziona. Una volta scaricate le lingue di proprio interesse, il sistema sposta il carico di elaborazione direttamente sul dispositivo e sullo smartphone.

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Certo, bisogna mettere in conto che in questa modalità la potenza di calcolo si riduce leggermente e le traduzioni potrebbero richiedere un istante in più per essere elaborate rispetto alla fluidità istantanea garantita dal cloud, ma il vantaggio di non restare “muti” nel bel mezzo di una conversazione è impagabile.

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L’app permette di scegliere tra diverse modalità di interazione che cambiano radicalmente il modo in cui si comunica con gli altri. Si può scegliere la conversazione uno a uno, così da porgere uno degli auricolari al proprio interlocutore per una traduzione bidirezionale nelle orecchie di entrambi, oppure mantenere i W4 per sé e lasciare che l’altra persona parli direttamente verso il telefono. Quest’ultima opzione è forse la più pratica con gli sconosciuti, come un cameriere o un tassista, evitando l’imbarazzo di dover condividere un dispositivo personale e per garantire il massimo dell’igiene.

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Un limite da non sottovalutare, emerso chiaramente durante l’uso reale, riguarda però la struttura del parlato. L’algoritmo a volte ha la tendenza a “spezzare” le frasi troppo lunghe o le pause riflessive, iniziando a tradurre prima che si sia effettivamente concluso il concetto.

È, tuttavia, un piccolo compromesso da pagare per avere quella velocità che impedisce alla conversazione di diventare una sequenza di silenzi imbarazzanti, ma richiede un minimo di abitudine per imparare a scandire le parole con il ritmo giusto.

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Sul fronte dell’autonomia, parliamo di circa 4 ore di traduzione continua che arrivano a 10 con il supporto del case, un tempo più che sufficiente per gestire una cena o una intera mattinata di riunioni.

Un aspetto che farà felici i professionisti è l’attenzione alla privacy, dato che il sistema è pienamente conforme al GDPR, un dettaglio non scontato che lo eleva rispetto alle semplici app gratuite per smartphone.

Posso ascoltarci la musica?

Beh sì, certamente, ma se il vostro obiettivo è questo il consiglio è di dirottare il budget richiesto su tutt’altra tipologia di auricolari. Non ci dilungheremo troppo sull’argomento, semplicemente perché l’ascolto di musica non è l’obiettivo di questi auricolari. Certo, se li comprate per la traduzione e poi voleste usarli anche per Spotify possibile. La qualità sonora è anche buona, ma non c’è nessun tipo di controllo per enfatizzare un aspetto, piuttosto che l’altro.

L’audio è tutto sommato pulito, ma di certo non tende a enfatizzare i bassi; la voce è cristallina e nel complesso la musica si ascolta anche bene. Ripetiamo, non è l’obiettivo di queste cuffie: non c’è ovviamente l’isolamento che ci si aspetta dalle in ear, non c’è ANC. In definitiva, è possibile usarle per l’ascolto musicale, anche decentemente, ma non nascono per questo scopo.

Conclusioni

In definitiva, i Timekettle W4 sono uno strumento potente ma specializzato. Ovviamente non serviranno a rendervi improvvisamente poliglotti e non sostituiranno un interprete umano in casi di particolare “pericolo”, come ad esempio potrebbe essere una discussione legale o medica molto tecnica, ma sono senza dubbio un compagno di viaggio davvero affidabile. Per chi viaggia spesso il timore delle barriere linguistiche potrà essere certamente superato con questo strumento: se il vostro obiettivo è ordinare al ristorante o gestire una conversazione di lavoro senza dover continuamente armeggiare con un dizionario o un’app sul telefono è una soluzione particolarmente utile.

Pro

  • Traduzione buona
  • Latenza minima
  • Isolamento vocale ottimo
  • Privacy GDPR garantita
  • Modalità ascolto efficace
  • Configurazione semplice
  • Uso immediato
  • Pacchetti offline disponibili

Contro

  • Poche lingue offline
  • Case massiccio
  • Prezzo elevato

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