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Steve Jobs si racconta tra Pixar, Apple e la musica

Tra Cupertino, San Francisco ed Emeryville (dove ha sede la Pixar) si muove la storia e il destino di Steve Jobs. Peter Burrows, il giornalista di BusinessWeek che ha intervistato Jobs paragona la sua carriera alle Montagne russe: un saliscendi che questa volta, dopo le alterne vicende del periodo a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, non vuol smettere di crescere.

I successi di Pixar, che ha piazzato un poker di blockbuster e adesso da sola fa il mercato della Disney, aprono la strada a una domanda curiosa: Apple e Pixar si fonderanno? “No – risponde Jobs – Sono compagnie veramente differenti, con stili completamente differenti, in due mercato del tutto differenti”.

Steve Jobs sottolinea che li successo di Apple con iTMS è dovuto alla capacità  di Apple di essere la compagnia più creativa del settore, partner ideale e di fiducia per artisti e creativi in ambito musicale, oltre ad essere l’unica in possesso di tutte le tecnologie necessarie: “Apple è l’unica compagnia al mondo che le ha tutte sotto un solo tetto. Possiamo inventare una soluzione completa che funziona e prendercene responsabilità “.

Un po’ di polemica anche con Microsoft: “Non producono players per la musica digitale e l’ultima volta che ho guardato, non avevano un music store, anche se dicono che lo stanno facendo”, inoltre, “quelli che usano le loro tecnologie non hanno ancora avuto successo”, e un po’ di orgoglio dei primi della classe: “Chiunque entri adesso nel mercato, sta entrando in un mercato che non è più nella sua infanzia. Ed entra in un mercato contro un competitor che ha il 70% del market share e – sorprendentemente – per una volta il nome del competitor non è Microsoft. E’ Apple”.

Apple, secondo Jobs, non ha cambiato strategia rispetto al passato e l’accordo con Hp nasce da una proposta della compagnia guidata da Carly Fiorina. Infine, il giornalista chiede a Steve Jobs quale musica ascolti adesso.

“Mi sto sforzando di ascoltare un po’ più della roba di oggi. Non avevo mai sentito l’hip-hop e in qualche modo mi ero fatto una pessima opinione di quella musica. Adesso non posso dire che mi piaccia tutto, ma ho trovato gente che ha qualcosa da dire, molto di più che chiunque altro dai tempi di Bob Dylan negli anni Sessanta. E Dylan è il mio artista preferito di sempre. L’ho incontrato una volta, ed è stato uno dei momenti più importanti della mia vita”. Avete notato? Neanche una parola sui Beatles…

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