È ora arrivato un nuovo dispositivo in grado di controllare se chi è al volante usa lo smartphone, farla franca potrebbe diventare più difficile.
Utilizzare lo smartphone alla guida è vietato da tempo dal Codice della Strada, con sanzioni che sono ora diventate ancora più rigide, oltre a essere pericoloso a causa della distrazione che può generare. Nonostante le restrizioni introdotte, però, sono ancora tanti gli automobilisti che agiscono in questo modo, incuranti dei rischi che possono provocare a se stessi o agli altri, pensando in fondo che non possa accadere niente di grave e di evitare conseguenze anche sul piano economico.
Agire come se niente fosse è però impossibile, in virtù soprattutto di un fenomeno che porta ancora a troppe morti sulle nostre strade. Proprio per questo non ci si può limitare a una serie di norme ad hoc, è necessario fare qualcosa di ancora più concreto che possa spingere le persone a essere più coscienziose ogni volta che si mettono al volante. Ora è disponibile un apparecchio che può essere provvidenziale allo scopo, in grado di controllare in maniera più precisa i comportamenti dei conducenti.
Un dispositivo controlla se usi lo smartphone alla guida
Le campagne di sensiiblizzazione volte a fare comprendere quanto sia sbagliato, ma soprattutto pericoloso usare lo smartphone al volante sono numerose e si susseguono periodicamente, ma nonostante questo c’è chi non ne tiene conto. Ora, però, si vuole provare a fare un passo ulteriore adottando un apparecchio apposito, denominato Speye, brevettato da una startup toscana che si chiama Smart AI, in collaborazione con un team di ingegneri del Politecnico di Bari e della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
Il dispositivo rappresenta una soluzione ad hoc per ridurre il numero di irregolari, essendo in grado di riscontrare le modalità di guida quando si va incontro a un incidente. Non solo, se il comportamento risulta essere scorretto le informazioni riscontrate vengono passate direttamente alla Polizia Stradale, che potrà agire sulla base delle norme inserite nel Codice della Strada. Tutto questo può essere possibile grazie alla videocamera incorporata e allo sfruttamento delle tecnologie blockchain, che troviamo nel bitcoin, così da agire nel rispetto della sicurezza e della privacy.

Non c’è quindi alcun rischio di vedere il volto del guidatore indisciplinato, visto che questo viene coperto. Gli scatti vengono inoltre eseguiti solo se strettamente necessari, quindi in caso di brusche frenate o decelerazioni, ma anche se eventualmente le tecnologie a bordo dovessero rilevare un rischio di impatto.
Il codice blockchain in dotazione permette così di individuare la targa, la data e l’ora in cui il fatto si è verificato, così da permettere alle forze dell’ordine di utilizzarli per le sanzioni da comminare. Fino ad ora organismi importanti come l’ACI sono rimasti entusiasti da questo accessorio, non ci si vuole comunque fermare qui, sono già stati avviati contatti con aziende che possono cercare di rendere lo strumento più piccolo e adattabile a tutti i modelli per poterlo montare facilmente nell’abitacolo.
Chi lo ha ideato si augura che questo possa permettere ai conducenti di diventare più ligi quando si mettono in viaggio, come ha sottolineato Davide Cecio, presidente di Smart AI: “Il nostro obiettivo non è repressivo ma dissuasivo. Osserva in silenzio, avverte quando serve, e protegge la guida e la vita delle persone. È tecnologia responsabile, pensata per chi vuole sicurezza senza coercizione”. Il controllo, infatti, non viene imposto, ma lo rene possibile sperando di indurre a comportarsi correttamente. E chissà che presto non si arrivi alla sua diffusione su vasta scala.












