HomeHi-TechHardware e PerifericheSuperprocessori da IBM, quali riscontri per PPC?

Superprocessori da IBM, quali riscontri per PPC?

Alla base del balzo in avanti nella miniaturizzazione dei chip la sostituzione dei tradizionali isolanti, vetro e ossido di silicio, con un nuovo prodotto denominato Silk che ha una conduttività  elettrica di molto inferiore a quella dei materiali tradizionali. La qualità  dell’isolante è assolutamente essenziale nella realizzazione di processori con circuiti a distanze sempre più ridotte l’uno dall’altro; isolanti più efficaci, infatti, significano minor rischio di interferenze.
“Riteniamo – ha dichirato in un comunicato stampa John Kelly, general manager di IBM Microelectronics – che grazie a questa nuova tecnologia potremo produrre processori del 25 o 30% più potenti”. Un salto in avanti della stessa portata IBM lo ha ottenuto nel 1997 quando per prima e circa due anni prima dei concorrenti utilizzò il rame come conduttore al posto dell’alluminio sempre nella creazione dei chip. “Il fatto veramente nuovo – ha dichiarato alla stampa Keith Diefendorff direttore dell’influente Microprocessor Report – è che IBM per prima userà  insieme processori al rame e nuove tecnologie di isolamento e non vedo nessuno che a breve termine sarà  in grado di fare la stessa cosa”.
Secondo alcuni osservatori Big Blue è in vantaggio da tre mesi ad un anno sulla concorrenza, un margine davvero considerevole.
Inizialmente Silk farà  il debutto nelle macchine di fascia alta; il primo processore ad utilizzare il nuovo isolante dovrebbe essere Power4, il processore PPC che dovrebbe essere utilizzato nei server RS/6000 e AS/400 tra qualche mese. Successivamente, forse tra un anno o un anno e mezzo, processori al rame e con il nuovo isolante potrebbero debuttare anche in dispositivi di fascia consumer come telefoni cellulari e sistemi i networking in genere.
Non è chiaro al momento se e quando anche i processori in uso sui Mac potranno godere dei benefici del nuovo brevetto di IBM. Secondo G. Dan Hutcheson, presidente di VLSI Research, una società  che compie indagini sul mercato dei processori, i Mac potranno presto avere a disposizione i nuovi chip. Ma in realtà  si tratta più che altro di una deduzione. In passato, infatti, quasi tutti i brevetti di IBM nel settore dei processori sono poi stati riversati nel settore consumer e desktop. E’ il caso, ad esempio, della tecnologia al rame dei G3 che spingono gli iMac. Ma se si cercassero conferme nelle varie dichiarazioni di IBM, non si avrebbe alcun cenno ai PPC e al consorzio AIM.
In ogni caso, trattandosi di un processo proprietario, anche se IBM deciderà  di usarlo nei chip PPC, esso resterà  confinato, sempre come accadde con il rame nei primi G3, solo ai chip prodotti da IBM stessa. Motorola, insomma, dovrà  fare da sola se vorrà  trovare un simile sistema di isolamento.
In effetti nei mesi scorsi la società  delle due alette aveva dichiarato di essere riuscita ad abbinare ai chip al rame materiale a bassa conduttività , ma aveva anche annunciato che la produzione di simili processori non sarebbe iniziata prima del 2002, in pratica con il successore di G5. IBM, invece, sembrerebbe essere in grado, ammesso che lo volesse, di implementare il nuovo sistema di produzione ben prima.
In conclusione, dunque, anche in questo caso si nota come la divaricazione nelle strategie dei due protagonisti, con Apple, dell’alleanza AIM si allarghi sempre di più. Da una parte IBM, per offire nuove prestazioni, continua ad implementare nuove tecnologie rivolte ad aumentare la velocità  del clock dei processori, dall’altra Motorola continua a dimostrarsi interessata ai set di istruzioni supplementari e dedicati a compiti specifici, come AltiVec. Alla radice differenti strategie e diversi interessi; IBM è rivolta al mercato dei server, dove le prestazioni di calcolo e la potenza sono un fattore inrrinunciabile, dall’altra Motorola guarda ai sistemi integrati e i chipset per dispositivi di navigazione in Internet, cellulari e palmari, dove sono necessari processori capaci di compiere compiti specifici basandosi su set di istruzioni specifiche sui quali ottimizzare il software.
In mezzo ci sta Apple che non produce processori e che deve solo sperare che da questa battaglia tra “separati in casa” ne scaturisca qualche cosa di buono anche per le sue macchine. All’orizzonte, però, pare di intravedere un futuro nel quale la società  di Cupertino potrebbe essere costretta ad abbracciare una delle due strategie scegliendo un partner privilegiato.

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