Uccelli robot usati sono stati dispiegati nel parco nazionale del Grand Teton (nello stato del Wyoming, negli USA) per “influenzare il comportamento di reali galli cedrone” e contribuire a ripristinare una popolazione in declino, importante nella ecologica di questo ambiente naturale.
Lo riferisce Interesting Engineering, e Gary Duquette, mentore di un gruppo di studenti che si occupano di robotica, descrive queste macchine come dei “Frankenbird” (uccelli-Frankenstein) che si ricaricano con un pannello solare, sfruttati per riprodurre sul posto richiami d’amore, segnali uditivi utilizzati dagli animali ripetuti ogni giorno alle 5 del mattino per attirare i compagni.
Duquette costruisce questi automi insieme a un team di studenti delle scuole superiori. Come dichiarato a WyoFile, l’obiettivo è colmare del suo lavoro è colmare lacune educative: a scuola, infatti, i ragazzi “non hanno la possibilità di affrontare le sfide del mondo reale”, dove l’imprevisto e il fallimento sono variabili costanti. […] Ogni uccello robotico richiede circa 150 dollari in componenti ma il valore dell’esperienza pratica maturata dagli studenti è, secondo il mentore, “inestimabile”.
«I picchi di corrente elettrica bruciavano i servomotori mentre si avvicinava la stagione delle “serenate” per gli accoppiamenti tra la boscaglia di artemisia», spiega Duquette. «I ragazzi hanno dovuto imparare la differenza tra voltaggio e amperaggio…». Per risolvere il problema dei servomotori bruciati, il team ha collegato un convertitore di tensione in serie con un controller Arduino e altri componenti su una breadboard (una basetta sperimentale). «Ce l’abbiamo fatta e abbiamo finito tutto in tempo».

Una “testolina” realizzata con una stampante 3D completa il robot-gallo cedrone. Personale del dipartimento Wyoming Game and Fish di Pinedale ha fornito ali provenienti dai monitoraggi venatori, mentre le piume per il corpo sono state recuperate tra gli articoli per la pesca a mosca di un negozio di pesca sportiva. La schiuma da imballaggio da kit di pasti a domicilio di Hello Fresh ha permesso di replicare le piume bianche del petto, messe in risalto dalle sacche gialle riempite d’aria.
“Una delle sfide del ripristino ambientale è che, anche quando ricrei l’habitat ideale, la fauna selvatica non sempre si ripresenta immediatamente”, ha riferito un portavoce del parco a SFGate. I richiami robotici sono attualmente in fase di test con l’ausilio di telecamere che monitorano se gli uccelli reali rispondano o meno alle “serenate” simulate. In caso di successo, sistemi simili potrebbero essere impiegati in altri progetti di conservazione dove il solo recupero dell’habitat non è sufficiente ad attirare nuovamente gli animali.
L’obiettivo dei robot è dare una spinta iniziale all’attività di breeding (riproduzione controllata), affinché gli uccelli inizino a presentarsi e nidificare in luoghi sicuri. I pulcini crescono nei pressi di questi siti riproduttivi, potrebbero essere utili per attirare gli adulti e ricostituire gradualmente le popolazioni locali. Oltre al ripopolamento, l’idea è di allontanare l’attività dei volatili dalle vicine piste aeroportuali, riducendo i rischi sia per la fauna selvatica, sia per l’aviazione.


















