Un nome e un volto per Think Secret

I giornali americani rivelano chi è l'autore di Think Secret e lo intervistano: è Nicholas Ciarelli, uno studente di Hardward. Al centro dell'interesse dei media le tecniche e lo spirito del giornalista che ha scoperto in anteprima i prodotti del Macworld e i cui scoop e la querela di Apple mettono alla prova il quinto emendamento della costituzione americana.

Ha un nome e un volto l’autore di Think Secret. L’identità  del giornalista Internet che si è conquistato fama per avere per primo scoperto i piani per il lancio del Mac mini è contenuta in due articoli pubblicati nel week end dal Washington Post e dal Wall Street Journal (consultazione a pagamento). Si tratta di Nicolas Ciarelli, un giovane studente della prestigiosa università  di Harvard nativo di New Woodstock nello stato di New York e di chiare origini italiane, cui i due giornali dedicano grande spazio e un’intervista.

Il Wall Street Journal rivela che Ciarelli ha iniziato a scrivere sul suo sito all’età  di 13 anni e senza alcuna informazione precisa né aggancio particolare in Apple. La giovane età  lo avevano consigliato ad assumere uno pseudonimo, Nick DePlume, appunto, per evitare che qualcuno lo ritenesse inaffidabile solo perché adolescente. Successivamente il sito ha cominciato a crescere e a trovare nuovi lettori fino a costruirsi una credibilità  e un’autorevolezza che nessun sito dedito alle indiscrezioni Apple possiede al momento.

Ciarelli, che svolge anche il lavoro di giornalista per “Crimson”, il foglio degli studenti di Hardward che per primo ha rivelato la sua identità , respinge le accuse di aver tramestato nel torbido per avere le informazioni che ha postato sul suo sito. “Non faccio niente di sbagliato * dice al Wall Street Journal * parlo con le fonti, verifico i fatti, seguo gli indizi. Faccio quello che fanno tutti i giornalisti”

Tra i motivi d’interesse da parte dei due autorevoli giornali non è tanto lo scoop in se stesso, quanto la denuncia fatta piovere sulla testa di Ciarelli da parte di Apple, indispettita per le rivelazioni che hanno preceduto l’Expo. La querela dei giornali e dei giornalisti nella cultura americana non è del tutto insuale, ma viene percepita come qualche cosa di più grave ed estremo di quanto non lo sia in Italia. I media, come strumento della libertà  di parola e di espressione garantita dalla costituzione (nel famoso quinto emendamento), sono spesso criticati pesantemente ma sono in casi eccezionali vengono portati in tribunale. Apple pensa che uno di questi casi sia proprio quello di Think Secret che avrebbe rivelato dei segreti industriali e prodotto un danno ancora tutto da quantificare.

In realtà  alcuni esperti del settore appaiono piuttosto scettici sulle possibilità  da parte di Apple di provare sia i danni sia di essere stata depredata dei suoi segreti. Secondo Robert E. Camors, un avvocato di Thelen Reid & Priest LLP di San Jose, specializzato in proprietà  intellettuali, per esempio Ciarelli non avrebbe affatto rivelato un segreto industriale. “Con questo termine * dice al Wall Street Journal * ci si riferisce alla “formula” che sta dietro ad un prodotto, non semplicemente ad un prodotto. Poi per un concorrente potrebbe essere davvero difficile trarre benefici dalle informazioni di Think Secrete. Nessuno crea e manda sul mercato un prodotto in due settimane”

Andrew Beckerman-Rodau, docente del corso sulle proprietà  intellettuali alla Suffolk University Law School di Boston è di un parere leggermente diverso e intervistato dal Washigton Post si dice propenso a pensare che la causa potrebbe avere qualche fondamento. “Non è detto che se non si lavora per una società  di cui si sono rivelati alcuni segreti non si possa essere colpevoli * dice Beckerman-Rodau * si è certi che quello che si pubblica è coperto da segretezza non si è esenti da colpe”. E anche il quinto emendamento sulla libertà  di parola non tutela chi diffonde proprietà  intellettuali: “Molti tribunali non hanno accettato questa tesi”.

In realtà  quasi tutti credono che la querela all’indirizzo dell’ “anonimo” DePlume è un mezzo per arrivare ad altro. Cupertino infatti, nonostante abbia formalmente sostenuto di non conoscere chi si celasse dietro al sito, chiedendo al tribunale di rivelare la sua identità , in realtà  aveva ben presente chi era l’autore tanto da avere mandato lo scorso novembre una lettera di diffida nominativa a Nicholas Ciarelli. Avrebbe dunque potuto portarlo in tribunale fin da subito per chiedere la sua punizione invece che innescare un processo legale che mira ad ottenere formalmente e ufficialmente l’identità  dall'”anonimo” per avere altre informazioni. Per la precisione quello che Apple non sapeva e, probabilmente, non sa ancora è chi sia che consente a Think Secret di fare i suoi scoop, ed è a questa gola profonda che Apple vuole arrivare portando in tribunale il sito, magari facendo un po’ di paura ad altri siti che si occupano di indiscrezioni.

Da parte sua il giovane studente di Hardward non pare essere troppo intimidito. Poco dopo la querela ha pubblicato altre informazioni su nuovi prodotti non rilasciati e ai giornali dichiara di essere convinto che “i siti come il mio contribuiscono a generare interesse nei prodotti. Non capisco proprio, dunque, che cosa faccia di sbagliato”. E alla domanda, inevitabile quanto inutile, su chi siano le sue fonti, Ciarelli si limita a rispondere che non sono né parenti né amici come, pare, sospetti Apple.

Ora, in ogni caso, per il redattore di Think Secret si tratta di fare fronte ai costi della causa legale intentata da Apple. Raccogliere i fondi necessari per combattere una corporation come Cupertino potrebbe non essere facile.