I PC con Windows fanno perdere più tempo dei Mac: interrompono il lavoro oltre tre volte più spesso e i software vanno in crash fino a 7,5 volte più frequentemente.
Non è l’unico limite: i PC con Windows restano indietro negli aggiornamenti, offrono meno garanzie sulla cifratura dei dati e vengono sostituiti prima dei Mac.
Sono questi i dati più interessanti che emergono dallo “State of Digital Workspace 2026” di Omnissa, un report basato sui dati raccolti nel corso del 2025 in diversi settori, dalla sanità alla finanza, dall’istruzione alla pubblica amministrazione.
Crash, interruzioni e problemi di sicurezza
L’instabilità di Windows e Android è un tema ricorrente nel report. I dati di telemetria raccolti a livello globale mostrano come gli amministratori IT si trovino a gestire un mosaico complesso di dispositivi e sistemi operativi, con difficoltà crescenti nel mantenere aggiornamenti e sicurezza.
Dai dati emerge che gli amministratori IT si trovano ad affrontare lacune sul fronte della sicurezza a causa di sistemi di patching non sempre uniformi in ambienti molto diversificati.
L’interruzione del lavoro dei dipendenti è uno degli aspetti più critici. Nel report si riferisce che i PC con Windows obbligano a fermarsi 3,1 volte più spesso rispetto ai Mac. I software su Windows vanno in crash 7,5 volte più spesso rispetto a macOS e devono essere riavviati due volte più spesso.
In alcuni settori emergono anche problemi rilevanti sul fronte della sicurezza. Oltre la metà dei PC con Windows e dispositivi Android nel settore sanitario e farmaceutico risultano indietro di cinque versioni negli aggiornamenti software importanti, aumentando l’esposizione a vulnerabilità e malware. Nel settore dell’istruzione, più della metà dei dispositivi non è cifrata, con conseguenze evidenti sulla protezione dei dati.
Durata dei dispositivi e diffusione nelle aziende
Un altro elemento che emerge con chiarezza riguarda la durata nel tempo dei dispositivi. I Mac restano in uso mediamente cinque anni, mentre i PC con Windows vengono sostituiti dopo circa tre anni.
Dal report (qui i dettagli) emerge che l’11,5% dei Mac è ancora in servizio dopo sei anni, mentre solo l’1,8% dei PC Windows raggiunge la stessa longevità.
Anche sul piano hardware si osservano differenze. I Mac con chip serie M mostrano una gestione termica più contenuta, con una media di 40,1°C rispetto ai 65,2°C dei sistemi Intel, un fattore che può incidere sull’affidabilità nel lungo periodo.
Nonostante recenti criticità nel mondo Windows e la spinta verso la sovranità digitale in Europa, l’uso di Windows in ambito governativo è comunque raddoppiato nell’ultimo anno, segno di una diffusione ancora molto ampia legata a infrastrutture e compatibilità.
Tra le aziende, i Mac più diffusi sono i MacBook Pro, scelti dall’84% delle realtà tecnologiche e dal 61% di quelle nei servizi, seguiti dai MacBook Air. Si registra inoltre una crescita dei Mac mini e dei Mac Studio in ambito governativo, quasi doppia rispetto al passato.
Sul fronte mobile, i dati mostrano una diffusione ormai uniforme di iPhone e iPad in tutti i settori analizzati. Dispositivi che in passato erano adottati solo in contesti specifici e che oggi risultano presenti in modo trasversale.
Mediamente il 75% dei dispositivi iOS e Android viene sostituito entro tre anni, ma iOS evidenzia una maggiore durata nel tempo, con una quota doppia di dispositivi ancora attivi al sesto anno.




















