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Recensione Airtag 2, la politica dei piccoli passi di Apple

A cinque anni dal debutto del primo modello, Apple ha presentato la seconda generazione di AirTag. Un aggiornamento atteso a lungo e intorno al quale si è speculato molto, anche con fantasiose ipotesi. In realtà si intuiva, vista la tradizione passata del marchio che tende a non fare salti da una versione alla successiva, che non ci sarebbero state rivoluzioni e così è stato.

Gli Airtag di seconda generazione rappresentano infatti un affinamento di quelli di prima generazione, andando ad incidere là dove i precedenti iniziavano a mostrare la corda sia rispetto alle tecnologie attuali (uso con Apple Watch ad esempio) sia là dove erano oggettivamente carenti: distanza di connessione e volume del cicalino interno. Per il resto nulla di davvero nuovo.

Partiamo dall’inizio, estetica e dimensioni, e poi arriviamo a quello che conta, le funzioni.

Airtag 2 come sono fatti

AirTag è ancora “UFO” tondo e bianco con fondello in acciaio lucido, facile da graffiare e altrettanto facile da riconoscere. Le dimensioni se si fa eccezione per un (impossibile da misurare) leggerissimo aumento di peso, restano identiche al modello originale. Uguali spessore e forma convessa.

La scelta di non intervenire sul design porta con sé anche i limiti già noti. AirTag non ha un foro per il portachiavi, non si aggancia direttamente a nulla e richiede ancora un accessorio aggiuntivo per essere usato con chiavi, zaini o bagagli. Un limite considerando che diversi tracker Find My di terze parti offrono soluzioni più pratiche già integrate nel corpo del prodotto.

Altra scelta discutible è la batteria a bottone CR2032 sostituibile, con un’autonomia stimata di circa un anno. La soluzione è pratica ed elegante per la maggior pulizia nel design,  ma non così rispettosa dell’ambiente quanto quella di tracker ricaricabili di alcuni concorrenti.

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Invariate anzi rafforzate tutte le funzioni di sicurezza e anti-stalking nate impedire l’uso improprio di AirTag per il tracciamento delle persone e passo a passo migliorate nel corso degli anni.

In questa seconda generazione, sempre per rendere difficile usare il tracker per lo stalking, Apple è infatti intervenuta anche sul design interno, rendendo più difficile la rimozione dello speaker, una pratica usata in passato per eliminare gli avvisi acustici e ridurre la possibilità che un AirTag non autorizzato venisse individuato.

Cosa cambia

Se fuori non ci sono novità nei circuiti interni ci sono. Come detto Apple ha lavorato su due aspetti fondamentali: il suono e la localizzazione di precisione. In particolare Apple promette il 50% in più di potenza dello speaker e il 50% in più di raggio d’azione di Posizione Precisa.

Un suono più potente

Partendo dal suono quindi dalla capacità di farsi sentire meglio e da più distanze è  necessario mettere dei paletti cominciando col dire che l’affermazione di Apple è abbastanza generica e in definitiva non misurabile. Intorno ad essa si è generata molta confusione causata anche da diversi recensori che hanno basato le loro considerazioni sul comunicato, provando a trasferire questa descrizione di marketing alla scala decibel.

In realtà la potenza dell’altoparlante è una grandezza elettrica distinta, che non può essere messa in rapporto diretto e proporzionale con il volume percepito e la potenza del suono.

Del resto di base è anche fuorviante pensare di misurare i decibel del vecchio e del nuovo Airtag e poi usare la differenza per argomentare sull’aumento percentuale, reale o presunto, del  volume. I decibel seguono infatti una scala logaritmica e non si può dedurre da un aumento percentuale su scala lineare l’aumento del suono percepito.

In ogni caso abbiamo provato a svolgere qualche misurazione (indicativa e non da laboratorio, è bene precisarlo) sui decibel prodotti dal nuovo AirTag. I numeri dicono che supera il precedente mediamente di 4 decibel (84 contro 80). La misura, come si vede dalle foto è stata fatta collocando i due tracker accanto ad un Apple Watch. Poi abbiamo scambiato la loro posizione accanto all’orologio (per evitare che la posizione fosse influenzata dalla posizione del microfono dell’Apple Watch).

Un aumento di 4 decibel su 80 su scala lineare sarebbe il 5%, ma usando la scala Decibel l’aumento della potenza acustica sarebbe di circa due volte e mezzo. Questa si traduce, all’ascolto, in un incremento percepito nell’ordine di un quarto.

Uscendo da queste considerazioni che corrono il rischio di confondere, nella pratica queto che cosa significa? Airtag di seconda generazione è più udibile e di quanto?

Nella nostra esperienza la risposta è sì: il nuovo Airtag se libero da coperture è più udibile sia da vicino che da distante rispetto ad Airtag di prima generazione. Ma la nostra impressione il merito è più della nota (si passa da un Fa ad un Sol), che l’orecchio umano percepisce con maggiore facilità rispetto a toni più bassi, più che della potenza del suono.

Se il tracker è, invece, coperto magari da un cuscino o da una coperta o in una tasca, le cose cambiano molto poco. La possibilità di percepire il richiamo dei due modelli è più o meno quello.

Posizione precisa da più distante

Più significativo e anche misurabile è l’aumento della distanza di rilevazione di Posizione Precisa, la funzione che mediante frecce ci conduce al luogo dove si trova Airtag.

Apple dice che grazie al nuovo chip Ultra Wideband più recente, quello usato da iPhone 15, la distanza è ora aumentata del 50%. Dalla nostra esperienza possiamo confermare il dato. Anzi valutando i risultati in campo aperto possiamo dire che Apple si colloca su un fronte più pessimista della realtà. In assenza di ostacoli come le pareti, la localizzazione di precisione entra in funzione da circa 16 metri; il vecchio Airtag veniva segnalato intorno agli 8,5 metri. Siamo quindi ben oltre il 50%.

In presenza di ostacoli, come muri o piani diversi, le differenze tra le due generazioni si attenuano, ma AirTag di seconda generazione resta individuabile da più distante nel Precision Finding.

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Oltre all’aumento della distanza, si nota anche un aggancio più rapido del Precision Finding, con indicazioni direzionali che diventano disponibili in modo più immediato rispetto alla prima generazione.

Questa funzione, come accennato, resta legata ai dispositivi compatibili. Per sfruttare appieno il nuovo chip UWB serve un iPhone recente (da iPhone 15 in avanti), mentre i modelli più datati che continuano a utilizzare la generazione precedente della tecnologia, restano su prestazioni inferiori.

Posizione precisa su Apple Watch

Una novità interessante è il supporto alla Precision Finding anche su Apple Watch, a patto di avere un modello recente, da Apple Watch 9 o Apple Watch Ultra 2 in avanti, e il sistema operativo aggiornato. È un’aggiunta che rafforza ulteriormente l’integrazione dell’accessorio nell’ecosistema Apple ma l’implementazione è un po’ macchinosa.

La funzione non è attiva in automatico. Per utilizzarla è anche necessario aggiungere manualmente AirTag al Centro di Controllo di watchOS: dall’iPhone si accede all’app Watch, si entra nel Centro di Controllo dell’Apple Watch e si aggiunge il comando per la ricerca degli oggetti Dov’è.

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Una volta fatto, sempre dal Centro di Controllo dell’orologio è possibile avviare la ricerca di un AirTag e sfruttare le indicazioni direzionali direttamente dal polso.

In conclusione

AirTag di seconda generazione è un aggiornamento coerente con la filosofia Apple: stesso oggetto, ma con ritocchi dove conta. Non cambia il modo in cui si usa, non corregge i limiti storici di forma e batteria, ma interviene dove serviva davvero.

L’aumento del volume esiste, ma va ben inteso ed incide meno di quanto si potrebbe immaginare leggendo le percentuali e qualche altra recensione. La vera differenza è nella Posizione Precisa, che ora entra in funzione da più lontano e rende la ricerca più rapida e meno frustrante, soprattutto in spazi aperti o ambienti complessi.

Chi possiede già un AirTag di prima generazione che funziona non ha un motivo reale per sostituirlo. Chi acquista oggi, invece, trova una versione più matura con un paio di ritocchi utili. Non è certo una rivoluzione, ma è un miglioramento nella cosa che conta di più: riuscire a ritrovare prima e meglio ciò che si è perso.

Alternative ad Airtag di seconda generazione

Volendo cercare un’alternativa ad Airtag di seconda generazione il primo concorrente cui pensare è quello di prima generazione per il quale entra in gioco il prezzo. A parità di costo non ci sono dubbi: il nuovo è meglio del vecchio ma con gli sconti che propone anche oggi Amazon il vecchio modello è difficile da battere.

Come distinguere vecchio e nuovo Airtag

Distinguere vecchio e nuovo Airtag non è difficile se si presta un po’ di attenzione. Nonostante forma, colore, dimensioni siano gli stessi, le scritte incise sulla parte in acciaio non lo sono.  In particolare la prima differenza immediatamente percepibile è nella marchiatura CE. Sul nuovo Airtag ppare anche la scritta Find My e la specifica IP67 non presenti sulla versione originale.

Se avete la possibilità di aprirlo possibile anche distinguere i due modelli per le scritte sotto la batteria: il part number: A2187 per AirTag, A2937 per AirTag di seconda generazione. In più internamente il modello precedente ha un codice QR non presente sul nuovo

I concorrenti compatibili

Il confronto con i tracker Find My di terze parti resta sullo stesso piano precedente. Da un lato AirTag offre il vantaggio dell’Ultra Wideband e di un’integrazione profonda con iOS e watchOS cosa che nessuno è in grado di offrire.

Dall’altro, molti concorrenti propongono  formati più sottili, fori per portachiavi integrati, carte da portafoglio, e funzioni supplementari che Apple continua a ignorare.

In particolare sono da considerare gli accessori di Chipolo che hanno batteria ricaricabile, un suono più personalizzabile e una maggiore flessibilità d’uso, anche in contesti Android.

Prezzo e disponibilità

Airtag di seconda generazione si trova nei negozi Apple e presso i rivenditori autorizzati, come Amazon. Il prezzo è di 35 euro. La confezione da 4 costa 119, 99 euro. Sempre su Amazon al momento in cui scriviamo la prima versione (attualmente non disponibile) si trova a 29 euro, la versione da 4 89,99 euro

 

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