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La pirateria digitale e le AI rivoluzionano il mondo dei libri dopo il cinema e la musica

Finora sembrava che il mercato dell’editoria fosse più o meno salvo. Nel senso che anche lì calano i consumi culturali tradizionali per via del digitale, ma non vengono però sostituiti dalle copie pirata come è accaduto nel mondo della musica, del cinema e della televisione, sport incluso (il pezzotto e cose simili).

Il tradizionale convegno degli esperti del settore però ha scoperto che le cose non stanno così: l’editoria sta crollando e la colpa è, secondo loro, in buonissima parte della pirateria e dell’intelligenza artificiale. Come mai? L’AI perché fa i riassunti di tutto e non serve più comprare i libri, a quel punto. Invece, per la pirateria pura, la colpa è della diffusione dei dispositivi portatili, in testa quelli basati su eInk oltre agli smartphone, che permettono quello che altrimenti non sarebbe stato pratico fare con le fotocopie: scaricare e leggere i libri in digitale senza pagarne il prezzo. Come finirà? Se la storia è una dura maestra, non bene.

I numeri del disastro annunciato

Lo scorso 11 febbraio l’Associazione Italiana Editori ha presentato a Roma la nuova indagine sulla pirateria nel mondo del libro, condotta da Ipsos Doxa con la supervisione di Nando Pagnoncelli. I risultati fotografano una situazione che definire allarmante sarebbe riduttivo. Il danno economico stimato per il 2025 ammonta a circa 722 milioni di euro, pari al 30 per cento del valore complessivo del mercato italiano del libro al netto dell’editoria scolastica e delle esportazioni. Rispetto al 2023, quando il danno si attestava a 687 milioni, si registra un incremento del cinque per cento. Ancora più preoccupante l’impatto sull’intera economia: quasi due miliardi di euro di fatturato perso, 313 milioni di gettito fiscale evaporato, 11.500 posti di lavoro spariti di cui 4.500 nel settore editoriale propriamente detto.

Le cifre emergono da una rilevazione condotta sulla popolazione italiana dai quindici anni in su, pari a quasi 52 milioni di persone secondo i dati Istat 2025. La fotografia restituita è quella di un fenomeno trasversale ma con alcune peculiarità sorprendenti. Complessivamente si stima che nel 2025 siano andati persi circa 44,6 milioni tra copie e licenze. Gli atti di pirateria complessivi sfiorano i 108 milioni, distribuiti tra editoria varia (89 milioni), testi universitari (12,8 milioni) e contenuti professionali (6,3 milioni).

Dopo cinema e musica, anche i libri stanno per essere rivoluzionati dalla pirateria digitale e dalle AI - macitynet.it

La trasformazione tecnologica della pirateria

Il fenomeno ha subito negli ultimi anni una mutazione profonda. L’editoria varia registra un’incidenza del 36 per cento sulla popolazione, con un danno stimato di 439 milioni di euro e circa 38 milioni di copie perse. Ma il dato più significativo riguarda la natura degli atti illeciti: l’83 per cento dei circa 89 milioni di atti totali ha interessato contenuti digitali come ebook e audiolibri. La vecchia fotocopia illegale resiste ma rappresenta ormai una percentuale marginale del fenomeno.

La pirateria si è digitalizzata completamente. Il 25 per cento della popolazione ha scaricato ebook o audiolibri da fonti illegali negli ultimi dodici mesi, mentre il 18 per cento ha ricevuto gratuitamente file digitali da amici o familiari. Solo il 14 per cento si è procurato libri interamente fotocopiati. La media degli atti illeciti per singolo “pirata” si attesta a 4,9, in leggera diminuzione rispetto ai 5,5 del 2023, ma il numero complessivo di persone coinvolte è cresciuto dal 31 al 36 per cento della popolazione.

I dispositivi di lettura digitale, specialmente quelli con schermi a inchiostro elettronico, hanno abbattuto le barriere tecniche che rendevano scomoda la fruizione di materiale piratato. Leggere un ebook scaricato illegalmente su un Kindle o un Kobo offre la stessa esperienza di un ebook acquistato regolarmente, senza il peso fisico delle fotocopie né il fastidio della lettura prolungata su uno schermo retroilluminato.

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L’università come laboratorio della pirateria

Il settore universitario presenta dinamiche ancora più drammatiche. L’incidenza sui circa 1,7 milioni di studenti universitari italiani raggiunge il 76 per cento, sostanzialmente stabile rispetto al 78 per cento del 2023. La stima del danno per il 2025 si attesta a 165 milioni di euro, con circa 4,4 milioni di copie perse. Ogni studente “pirata” compie mediamente 9,8 atti illeciti all’anno, distribuiti su 3,2 tipologie diverse di comportamenti.

La classifica delle pratiche più diffuse rivela un ecosistema complesso. Il 31 per cento degli studenti riceve gratuitamente ebook o materiali digitali da compagni, il 27 per cento scarica ebook da siti illegali, il 26 per cento riceve libri fotocopiati. Seguono l’acquisto di riassunti cartacei in copisteria (24 per cento), l’acquisto di libri fotocopiati (23 per cento) e di riassunti da piattaforme come Studocu (23 per cento). Il 20 per cento stampa libri da formati digitali (cioè da pdf), mentre diminuiscono le percentuali di chi scarica materiali dal sito dell’università o fotocopia personalmente.

Emerge un fenomeno inedito dalla ricerca 2025: il 26 per cento degli studenti universitari che praticano pirateria ha usufruito illegalmente di testi in lingua straniera in sostituzione dei libri richiesti in italiano. Si tratta di una forma di pirateria sofisticata che aggira completamente il mercato editoriale nazionale.

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I professionisti non scherzano

Il mondo delle libere professioni, circa 1,4 milioni di persone pari al tre per cento della popolazione secondo l’Osservatorio delle libere professioni, presenta un’incidenza del 48 per cento sostanzialmente invariata rispetto al 49 per cento del 2023. Il danno stimato per il 2025 ammonta a 118 milioni di euro, con un incremento del 26 per cento rispetto ai 94 milioni del 2023. La crescita dipende principalmente dall’aumento dei prezzi medi, soprattutto delle banche dati professionali, e da una maggiore propensione verso contenuti costosi.

Le copie e licenze perse si attestano a 2,2 milioni, in calo dell’otto per cento rispetto al 2023, mentre gli atti totali rimangono stabili a 6,3 milioni. La media individuale sale a 9,4 atti per pirata, distribuiti su 2,3 tipologie diverse. Il comportamento più diffuso riguarda lo scaricamento da internet di contenuti professionali in formato digitale, praticato dal 33 per cento dei professionisti. Segue la stampa di materiali da formato digitale (23 per cento), lo scaricamento o la ricezione gratuita di banche dati (24 per cento) e la ricezione di contenuti digitali (13 per cento).

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Screenshot

L’intelligenza artificiale come acceleratore

La vera rivoluzione però arriva dall’intelligenza artificiale generativa. E non per l’utilizzo di libri piratati per fare l’addestramento (come pure è successo). Invece, il 64 per cento della popolazione ha utilizzato almeno una volta negli ultimi dodici mesi piattaforme come ChatGPT, Copilot o Gemini per farsi riassumere o rielaborare i testi. Tra gli studenti universitari la percentuale sale al 79 per cento, con il 34 per cento che le usa frequentemente per motivi di studio. Tra i liberi professionisti il 55 per cento le ha utilizzate per lavoro, con il 15 per cento di utilizzatori abituali.

Le rielaborazioni generate dall’intelligenza artificiale stanno creando un ecosistema parallelo di contenuti derivati. Il 58 per cento degli studenti universitari, cioè circa due studenti su tre, ha creato o utilizzato rielaborazioni di testi universitari tramite intelligenza artificiale, contro il 22 per cento dei professionisti per contenuti specialistici e il 12 per cento della popolazione generale per libri di lettura. Il 34 per cento degli studenti le usa specificamente per preparare esami, il 17 per cento per approfondire temi e il sette per cento per scrivere tesi.

Sorprendentemente, il 22 per cento di chi crea rielaborazioni di libri di lettura le condivide con amici o le carica su piattaforme, percentuale che scende al 13 per cento per i testi universitari e all’11 per cento per i contenuti professionali. Ancora più inquietante il fatto che il nove per cento delle rielaborazioni di libri di lettura venga venduto, così come il cinque per cento di quelle universitarie e il sei per cento di quelle professionali.

La consapevolezza mancante

Il quadro si completa con un dato culturale preoccupante. Solo il 42 per cento della popolazione ritiene illegale caricare materiali editoriali coperti da copyright su piattaforme di intelligenza artificiale generativa, mentre il 34 per cento non ha proprio mai riflettuto sulla questione. Analogamente, solo il 42 per cento considera l’addestramento delle intelligenze artificiali su materiali protetti una violazione del diritto d’autore, contro il 49 per cento che non ci ha mai pensato.

La percezione generale della gravità della pirateria editoriale è aumentata rispetto al 2023: il 63 per cento considera gravi questi atti illeciti, contro il 58 per cento di due anni fa. Paradossalmente però cresce anche la percezione che difficilmente si venga scoperti e puniti: il 40 per cento ritiene probabile essere sanzionati, contro il 30 per cento del 2023, ma il divario tra chi considera gravi questi atti e chi ritiene probabile venire puniti resta ampio.

Il futuro che emerge da questi dati appare fosco. La pirateria editoriale ha seguito la stessa traiettoria di musica e cinema, con un ritardo di circa un decennio. L’intelligenza artificiale sta accelerando ulteriormente il fenomeno, creando strumenti di rielaborazione che potrebbero rendere obsoleto il concetto stesso di copia illegale. Se la storia insegna qualcosa, è che quando la tecnologia rende semplice aggirare i sistemi di protezione, i comportamenti cambiano rapidamente. L’editoria italiana si trova di fronte a una sfida che rischia di ridefinire completamente il settore nei prossimi anni. E non sembra che ci sia la consapevolezza e la cultura da parte degli addetti del settore per affrontare in maniera coerente il problema.


Tutte le notizie e gli approfondimenti sull’Intelligenza Artificiale sono disponibili a partire da questa pagina di Macitynet.

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