Netflix archivia l’acquisizione di Warner e si arrende all’offerta di Paramount: 111 miliardi di dollari contro gli 87,2 miliardi proposti dal colosso dello streaming, che avrebbe voluto incorporare la rivale creando la piattaforma più grande per abbonati e contenuti.
Come siamo arrivati all’offerta da 111 miliardi
È la stessa Netflix a ufficializzare il ritiro dopo che Warner Bros. e HBO hanno giudicato superiore non solo il prezzo, ma anche l’impianto strategico della proposta rivale. Netflix avrebbe rilevato studio e streaming di Warner Bros., quindi Warner e HBO; Paramount Skydance ha invece puntato all’intera Warner Bros. Discovery, includendo anche decine di canali via cavo come CNN, TNT e l’intero pacchetto cable.
La trattativa è durata oltre cinque mesi tra rilanci e mosse politiche. L’offerta Paramount è diventata decisiva grazie a tre elementi:
- 31 dollari per azione in contanti, per una valutazione di circa 111 miliardi;
- garanzie regolatorie rafforzate, inclusa una termination fee da 7 miliardi;
- finanziamento già strutturato, con il sostegno personale di Larry Ellison.
Netflix, pur avendo tempo per rilanciare, ha scelto di fermarsi: a quel prezzo l’operazione non era più interessante sul piano finanziario.
Politica, antitrust e CNN contano più del prezzo
Se approvata, l’operazione darà vita a un gruppo con una massa critica enorme: due studios, HBO, le reti CNN e CBS e un ampio portafoglio di canali e contenuti. Un riassetto destinato a influenzare non solo Hollywood ma anche gli equilibri internazionali.
Ma il nodo vero è regolatorio e politico. Un’eventuale fusione tra Netflix e Warner Bros. con HBO avrebbe rafforzato ulteriormente il leader globale dello streaming, attirando un’attenzione antitrust molto elevata negli Stati Uniti e in Europa.
La partita non riguarda solo la concorrenza. Se l’operazione verrà approvata, CNN e CBS finiranno sotto lo stesso controllo. È un passaggio cruciale perché entrambe le reti sono state più volte attaccate pubblicamente da Donald Trump.
Il presidente ha definito CNN “corrotta ed incompetente” e ha sostenuto che la rete dovrebbe essere venduta. CBS, già entrata nell’orbita Paramount-Skydance, è finita al centro di uno scontro politico dopo un’intervista di “60 Minutes” a Kamala Harris: Trump ha denunciato la rete per presunta interferenza elettorale e Paramount ha chiuso la controversia con un patteggiamento da 16 milioni di dollari.
Il nodo è quindi evidente: l’acquisizione concentrerebbe due grandi marchi dell’informazione nazionale nelle mani di un gruppo guidato da David Ellison, il cui padre Larry Ellison è uno dei principali finanziatori e sostenitori di Trump ed è anche il garante finanziario dell’operazione da 111 miliardi.
Alla fine la questione riguarda anche la delicata questione di chi controlla l’informazione in un momento di forte polarizzazione politica negli Stati Uniti. Non è un caso che giorni decisivi della trattativa si siano moltiplicati gli incontri politici. Ted Sarandos è stato alla Casa Bianca poche ore prima del ritiro di Netflix. David Ellison ha partecipato a eventi istituzionali in area repubblicana e l’operazione è stata osservata con attenzione dal Congresso e dai procuratori statali.
L’iter dell’operazione non è comunque concluso. Il Senato ha previsto nuove audizioni e il procuratore generale della California ha confermato l’apertura di un’indagine, chiarendo che il via libera non è automatico. L’intreccio tra media, finanza e potere esecutivo è ormai parte centrale della vicenda.











