La casa editrice Encyclopedia Britannica ha citato in giudizio OpenAI affermando che modelli AI di quest’ultima sono stati addestrati sfruttando circa 100.000 articoli protetti da copyright, riproducendo passaggi che sono proprietà intellettuale dell’enciclopedia.
Nella causa OpenAI è accusata anche di violazione di marchio commerciale, evidenziando che strumenti come ChatGPT deviano il traffico web che porta a siti come quelli di Britannica e Merriam-Webster.
Engadget spiega che, nello specifico, Encyclopedia Britannica ha sfruttato illegalmente e “su vasta scale”, “contenuti protetti da copyright” per l’addestramento di suoi modelli AI. Il problema non riguarda solo l’addestramento delle AI, secondo Encyclopedia le risposte di ChatGPT propongono testi che sono “complete o parziali riproduzioni” di articoli dell’enciclopedia.
Oltre alle violazione del copyright, Britannica afferma che OpenAI è responsabile anche di violazione del marchio: nei documenti presentati per la causa si sostiene che ChatGPT genera contenuti con allucinazioni che vengono falsamente attribuiti all’Encyclopedia Britannica. Nella citazione non è specificato l’ammontare dei danni richiesti ma Britannica chiede l’ingiunzione per impedire a OpenAI di continuare a operare.
Enciclopedia Britannica è una delle principali enciclopedie in lingua inglese; la prima edizione risale al 1768-71; nonostante il nome, la casa editrice ha sede a Chicago. Da tempo la Britannica si è evoluta e sono state offerte versioni su CD, DVD, web, sopravvivendo alla feroce competizione di più fonti. Le voci della Britannica sono comunemente considerate accurate, affidabili e ben scritte, e l’enciclopedia continua a essere consultata come opera di riferimento generale.
Le trappole per individuare chi copia
Da quando è iniziato il boom dell’Intelligenza Artificiale, molti autori di contenuti lamentano di loro lavori rubati dalle AI per l’addestramento senza consenso, veri e propri plagi ai danni di chi ha dedicato moltissimo tempo al lavoro di redazione e verifica dei testi. Sono stati ideati vari strumenti antiplagio ma finora era complesso dimostrare con precisione se un testo è effettivamente plagiato; un meccanismo specifico è stato ideato dalell’Imperial College London, prestigiosa università britannica, prevedendo l’inserimento di “trappole” (alla stregua di filigrane) che scrittori ed editori possono sfruttare per marcare in modo impercettibile il proprio lavoro, permettendo in seguito di rilevare se il testo di qualche autore è stato sfruttato illegalmente per addestrare le AI.
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