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Aumenti la RAM e ti sparisce il Mac, attese record fino a sei mesi

Comprare oggi un Mac con molta memoria può diventare un esercizio di pazienza. In alcuni casi si arriva fino a sei mesi di attesa. È questo l’effetto della crescente pressione sul mercato dei chip, dove la domanda di RAM ad alta capacità, spinta anche dall’esplosione dell’intelligenza artificiale, sta mettendo in difficoltà tutta la filiera.

Il fenomeno osservato negli Stati Uniti si ripete in modo identico anche in Europa e in Italia. Basta selezionare un Mac mini o Mac Studio e iniziare a modificare la configurazione per accorgersi che i tempi di consegna cambiano bruscamente nel momento in cui si aumenta la RAM.

Tempi di consegna che cambiano con la memoria

Il caso più evidente è quello del Mac Studio. Apple ha cancellato recentemente il modello da 512 GB di RAM per problemi di reperibilità delle componenti e di costi, ma i modelli sopravvissuti, quelli con chip M3 Ultra e grandi quantità di memoria, hanno tempi di consegna fino a sei mesi.

Il Mac mini con chip M4 Pro rappresenta un caso interessante perché, sulla carta, è una macchina più accessibile. Eppure basta configurarla con 64 GB di memoria per vedere i tempi salire rapidamente fino a 16-18 settimane. Configurazioni meno spinte, come quelle con 32 GB, mostrano pure ritardi consistenti, nell’ordine di un mese o 40 giorni.

Anche prodotti che normalmente non sono associati a grandi quantità di memoria, iMac e Mac mini base, per esempio, continuano a essere disponibili rapidamente nelle versioni standard, ma appena si seleziona un upgrade della RAM anche qui i tempi si allungano in modo evidente.

Il nodo della memoria unificata

Per capire cosa sta succedendo bisogna guardare all’architettura dei Mac con Apple Silicon. A differenza dei sistemi tradizionali, la memoria non è un componente separato ma è integrata direttamente nel chip. Questo significa che ogni configurazione richiede un preciso tipo di SoC già in fase di produzione, senza possibilità di intervenire successivamente.

Quando si sceglie più memoria, non si sta semplicemente aggiungendo un componente, ma si sta richiedendo una variante specifica del chip, che deve essere disponibile lungo tutta la filiera. Se quella variante è in quantità limitata, i tempi si allungano inevitabilmente.

La pressione globale della domanda di RAM

Il contesto in cui tutto questo avviene è quello di una forte tensione sul mercato delle memorie, in particolare quelle ad alta densità. Negli ultimi mesi, la crescita dei sistemi legati all’intelligenza artificiale ha portato a una domanda enorme di RAM per server e infrastrutture di calcolo.

Questo significa che la domanda legata all’intelligenza artificiale ormai influenza anche prodotti destinati al grande pubblico, modificando disponibilità, configurazioni e tempi di attesa. Anche Apple, pur avendo una forte capacità negoziale sui fornitori, non è immune a questa dinamica.

Nel corso delle ultime settimane la situazione sembra essersi stabilizzata, ma i prezzi restano elevati rispetto ai livelli storici.

È un passaggio che fino a poco tempo fa riguardava soprattutto i data center e le grandi infrastrutture. Oggi, invece, si riflette anche su un gesto semplice come configurare un Mac online. E in quel momento diventa evidente che la memoria non è più solo una scelta tecnica, ma una variabile che incide direttamente sulla disponibilità reale del prodotto.

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