Negli USA oltre 70 organizzazioni per la tutela delle libertà civili, della lotta alla violenza domestica, di diritti in materia di procreazione, LGBTQ+, del lavoro e organizzazioni a sostegno degli immigrati chiedono a Meta di abbandonare i piani per l’implementazione del riconoscimento facciale sugli occhiali smart Ray-Ban e Oakley.
“Name Tag” è il nome di una nuova e controversa funzione per gli occhiali smart in grado di identificare le persone in tempo reale, pensata per consentire a chi indossa il dispositivo di identificare i passanti – o i propri interlocutori – semplicemente inquadrandoli con le fotocamere integrate nella montatura degli occhiali.
Meta voleva lanciare il riconoscimento facciale sfruttando il caos politico
Secondo le varie organizzazioni contrarie a questa funzione, “Name Tag” permetterebbe a stalker, molestatori a agenti federali di identificare estranei in pubblico senza che l’altra persona possa rendersene conto. La mobilitazione è scattata dopo l’emersione di documenti interni dai quali si evince che Meta sperava di sfruttare l’attuale “clima politico dinamico” (in altre parole il caos politico), come copertura per il lancio, scommettendo sul fatto che le varie organizzazioni della società civile si sarebbero “concentrate su altre preoccupazioni”.
“Name Tag”, come rivelato a febbraio dal New York Times, funzionerebbe attraverso l’assistente di intelligenza artificiale integrato negli occhiali smart di Meta, consentendo a chi li indossa di visualizzare informazioni sulle persone presenti nel proprio campo visivo.
Secondo quanto riferito, gli ingegneri avrebbero preso in considerazione due versioni della funzione: una in grado di identificare solo le persone con cui l’utente è già connesso sulle piattaforme Meta, e una versione più ampia capace di riconoscere chiunque abbia un account pubblico su un servizio Meta, come Instagram.

Fronte comune contro il riconoscimento facciale di Meta
La coalizione chiede a Meta di abbandonare completamente il progetto. In una lettera inviata lunedì al CEO Mark Zuckerberg, si sottolinea che le problematiche legate al riconoscimento facciale negli occhiali smart non possono essere risolte con modifiche al design del prodotto, meccanismi di opt-out o misure di salvaguardia incrementali (da implementare successivamente), sottolineando che i passanti, in luoghi pubblici, non avrebbero alcun modo concreto di fornire il proprio consenso all’identificazione.
A Meta si chiede di divulgare eventuali casi noti in cui i suoi dispositivi indossabili siano stati utilizzati in episodi di stalking, molestie o violenza domestica, di rendere noti colloqui passati o in corso con le agenzie federali di contrasto, incluse l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e la Customs and Border Protection (CBP), riguardo all’uso di dispositivi indossabili di Meta o dei dati da essi derivati e di impegnarsi ad consultare organizzazioni della società civile ed esperti indipendenti di privacy prima di integrare l’identificazione biometrica in qualsiasi dispositivo di elettronica di consumo.
“Le persone dovrebbero poter vivere la propria quotidianità senza il timore che stalker, truffatori, molestatori, agenti federali e attivisti di ogni schieramento politico possano verificare in modo silenzioso e invisibile la loro identità, collegando potenzialmente i loro nomi a una mole di dati facilmente accessibili su abitudini, hobby, relazioni, salute e comportamenti”, sottolineano gli attivisti.



















