Hai aperto il frigo e non sai cosa cucinare. Metti gli AirPods, alzi gli occhi sugli ingredienti e chiedi a Siri. Lei guarda al posto tuo e risponde. È uno degli usi che Apple immagina per i suoi prossimi AirPods con fotocamera integrata, arrivati secondo Mark Gurman di Bloomberg alla fase DVT, ovvero l’ultimo stadio di sviluppo prima della produzione di massa e dei quali ora si può dire come funzionano.
Come funzionano
Le fotocamere, una per ogni auricolare, non scattano foto e non registrano video. Catturano informazioni visive a bassa risoluzione e le passano a Siri, che le elabora per rispondere a domande contestuali. L’idea è quella di un assistente che vede quello che vediamo in tempo reale e offre assistenza senza tirare fuori l’iPhone.
Tra gli scenari che possiamo immaginare oltre a quello dei consigli su come cucinare quel che abbiamo nel frigo, ci sono indicazioni stradali. Stiamo camminando e Siri, invece di dire genericamente “svolta a destra tra 50 metri”, indica il bar con l’insegna rossa all’angolo. Guardano etichette in un negozio, danno suggerimenti sui documenti, spiegano che cosa sia quell’oggetto sul tavolo. Gli AirPods con le fotocamere diventano insomma un punto di contatto tra il mondo fisico e l’intelligenza artificiale, senza intermediari.
Gli steli sono leggermente più lunghi rispetto agli AirPods Pro 3, proprio per ospitare i componenti ottici. Per il resto il design è sostanzialmente identico. Apple ha anche integrato un piccolo LED di notifica che si accende quando i dati visivi vengono inviati al cloud, una soluzione pensata per rispondere alle preoccupazioni sulla privacy. Quanto sia visibile una spia così piccola su un auricolare è, francamente, tutto da verificare.
Stessa idea, dispositivi diversi
Apple non sta puntando tutto sugli AirPods. Le stesse funzionalità di lettura dell’ambiente arriveranno anche su iPhone, con una nuova modalità fotocamera di Siri prevista in iOS 27: un accesso più diretto e prominente alle funzioni di visual intelligence già introdotte nelle versioni recenti del sistema operativo. L’obiettivo è esporre un numero molto più ampio di utenti al concetto di inviare dati visivi a un’AI, preparando il terreno per i dispositivi indossabili.
Più avanti, lo stesso principio passerà infatti agli occhiali smart che Apple sta sviluppando in parallelo. Quelli sì progettati per competere direttamente con i Ray-Ban Meta, con più stili di montatura e fotocamere di forma ovale. Ma il progetto degli occhiali è ancora indietro rispetto agli AirPods, così come quello di un pendant con fotocamera previsto sempre per il prossimo anno.
Settembre, forse
Gli AirPods con fotocamera, uno dei molti dispositivi con AI in preparazione in Apple, erano attesi per la prima metà del 2026. Il lancio è slittato per via dei ritardi sulla nuova versione di Siri, quella profondamente rinnovata che ora si appoggia anche alla tecnologia Gemini di Google e che Apple punta a presentare a settembre, durante il consueto evento autunnale.
L’hardware è sostanzialmente pronto. Il freno è il software: se le funzionalità di visual intelligence non raggiungeranno la qualità attesa, Apple potrebbe rimandare ancora. A complicare ulteriormente i piani ci sono le carenze globali di chip di memoria, che stanno rendendo difficile garantire scorte sufficienti per il lancio.
A confermare che il progetto è comunque avanti c’è un dettaglio emerso pochi giorni fa nel codice della seconda beta di iOS 27. Lo sviluppatore Sam Henri Gold ha trovato un riferimento a un dispositivo con nome interno B790, descritto come capace di acquisire due immagini dalle fotocamere ai lati della testa dell’utente. Il codename è quello a convincere: Apple usa da anni la lettera B per gli AirPods, e le AirPods Pro 3 durante lo sviluppo erano infatti B788, mentre gli occhiali smart in lavorazione portano il codice N50.
Il riferimento riguarda quindi con ogni probabilità proprio i futuri AirPods, non gli occhiali.
Le indiscrezioni più recenti collocano il debutto non prima della fine del 2027, ma trovare già oggi tracce così precise dentro iOS 27 conferma che Apple sta scrivendo da tempo le fondamenta software per questa categoria di dispositivi, ben prima di renderla pubblica. Nel codice non compare comunque alcun nome commerciale, e denominazioni come “AirPods Ultra” restano per ora una lettura giornalistica, non un’indicazione di Apple.













