Due studi recenti sostengono che gli smartphone potrebbero aver contribuito al calo delle nascite riducendo le interazioni sociale tra le persone, la frequenza dei rapporti sessuali e altre condizioni legate alle gravidanze indesiderate.
Un primo studio presentato a maggio e firmato da due professori dell’Università di Cincinnati, ipotizza che la fertilità adolescenziale sia “crollata a livello globale” a partire dal 2007 circa, lo stesso anno in cui è stato lanciato il primo iPhone. “Gli smartphone hanno cambiato il modo in cui gli adolescenti trascorrono il tempo insieme… questo cambiamento ha a sua volta guidato il crollo della fertilità adolescenziale”, si legge nell’estratto (abstract) dello studio. “Una volta che un numero sufficiente di ragazzi ha un telefono, la rete dei coetanei si sposta proprio lì; il tempo trascorso di persona cala drasticamente e, con esso, quel contatto non strutturato in cui avviene la maggior parte dei concepimenti adolescenziali non desiderati”.
Gli smartphone e il crollo della fertilità adolescenziale
Lo studio sostiene che il calo della fertilità adolescenziale ha colpito paesi “in tutto lo spettro dei redditi e delle politiche sociali” evidenziando l’uso di dati di diverse nazioni, tra cui Stati Uniti, Inghilterra e Galles, per escludere “fattori specifici legati al welfare o all’accesso ai contraccettivi nei singoli paesi”.
“Questo modello prevede che il passaggio a un equilibrio mediato dallo smartphone influenzi molteplici aspetti del comportamento adolescenziale”, continua l’estratto, concludendo che “lo stesso strumento che produce un crollo della fertilità adolescenziale provoca un’impennata dei suicidi tra i giovani”.
Meno interazioni sociali, meno nascite
Un diverso studio esamina più da vicino la situazione negli Stati Uniti, spiegando che i tassi generali di fertilità a livello nazionale sono diminuiti del 22% dal 2007.
“Si tratta di un calo prolungato che non può essere facilmente spiegato dalle condizioni economiche, dall’uso dei contraccettivi, dai costi delle abitazioni o dell’assistenza all’infanzia, né da altri fattori comunemente citati”, riporta il National Bureau of Economic Research. “Valutiamo il possibile ruolo di uno shock differente: la diffusione dello smartphone.”
Come già accennato, il primo iPhone è stato lanciato nel 2007, e quest’ultimo studio utilizza quel periodo come “un esperimento naturale”, analizzando dati dal 2007 al 2011, quando gli iPhone negli USA venivano venduti esclusivamente da AT&T.
“Dal giugno 2007 al febbraio 2011, il dispositivo era venduto esclusivamente tramite AT&T, consentendoci di identificarne l’effetto attraverso le variazioni nella copertura della banda larga mobile di AT&T”, si legge nel documento.
“Gli studi basati su modelli di Poisson con bilanciamento entropico e su analisi degli eventi mediante differenze sintetiche nelle differenze suggeriscono che l’accesso all’iPhone abbia ridotto le nascite del 4,5-8,0% nella fascia d’età 15-19 anni e del 3,2-6,6% nella fascia 20-24 anni, con diminuzioni statisticamente significative ma più contenute tra le coorti più anziane. Le analisi placebo applicate alle aree coperte prima del 2011 da Verizon e Sprint non hanno mostrato alcun effetto”.
Considerati nel loro insieme, dai dati dello studio emerge che, la diffusione dell’iPhone avrebbe accentuato il calo delle nascite tra le donne sotto i 30 anni, e frenato l’aumento delle nascite tra le donne più anziane.
“Nel complesso, la diffusione dell’iPhone spiega tra il 33% e il 52% della diminuzione del tasso generale di fertilità tra le donne di età compresa tra i 15 e i 44 anni”, E ancora: “Le evidenze provenienti da indagini nazionali sull’uso del tempo e sul comportamento sessuale sono coerenti con l’ipotesi che l’iPhone abbia ridotto le interazioni di persona, aumentato il consumo di pornografia e diminuito la frequenza dei rapporti sessuali”.













