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Truffe sulle bollette luce e gas: come riconoscerle e cosa NON dire al telefono

Le truffe e i tentativi di frode legati alle bollette di luce e gas hanno coinvolto nell’ultimo anno circa 2,9 milioni di italiani, con un danno economico complessivo stimato in quasi 650 milioni di euro. Il dato arriva da un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e mostra anche un elemento incoraggiante: rispetto a tre anni fa, quando le persone coinvolte erano circa 4 milioni, il numero è diminuito del 27%.

Il problema resta però molto concreto perché il canale preferito dai truffatori è quello che entra più facilmente nella vita quotidiana: il telefono. Il 68,2% delle frodi considerate dall’indagine è passato da un falso call center. Seguono le email contraffatte con il 24,9%, il porta a porta con il 12,9%, le app di messaggistica istantanea con il 9,5% e i social network con il 6%.

Il punto importante è che oggi una telefonata che propone un nuovo contratto di luce o gas va valutata con criteri diversi rispetto a pochi mesi fa. Da giugno 2026 sono infatti in vigore nuove tutele contro le sollecitazioni commerciali telefoniche non richieste nel settore dell’energia, un cambiamento che abbiamo approfondito su Macitynet nell’articolo Da oggi stop ai contratti luce e gas non richiesti, cosa cambia per le telefonate moleste.

Le vittime delle truffe non sono soprattutto gli anziani

L’indagine mette in discussione anche una convinzione piuttosto diffusa. Le fasce che dichiarano più frequentemente di aver subito una truffa o un tentativo di frode sulle forniture energetiche non sono quelle più anziane.

A fronte di una media nazionale del 7%, l’incidenza sale al 9,2% fra le persone tra 25 e 34 anni e raggiunge il 10,1% nella fascia tra 35 e 44 anni. Anche il livello di istruzione non sembra fornire una particolare protezione: tra chi possiede un titolo universitario l’incidenza risulta superiore al doppio della media.

È un meccanismo che abbiamo già osservato in altri settori. Anche telefonia fissa e mobile sono diventate terreno fertile per false offerte, chiamate e richieste di dati personali.

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Come riconoscere una telefonata sospetta su luce e gas

Molte telefonate iniziano da informazioni vere. Chi chiama può conoscere il nome e il cognome dell’intestatario, l’indirizzo dell’abitazione o persino il nome dell’attuale fornitore. La disponibilità di questi dati non dimostra però che l’interlocutore lavori realmente per quella società.

Il copione può cambiare, ma alcuni elementi ricorrono frequentemente: un presunto aumento imminente della tariffa, un problema amministrativo da risolvere rapidamente, la necessità di “aggiornare” il contratto oppure un’offerta particolarmente conveniente disponibile solo in quel momento.

La prima regola è quindi verificare l’identità di chi chiama prima di fornire qualsiasi informazione. Se l’interlocutore sostiene di lavorare per il proprio fornitore, si può interrompere la telefonata e contattare direttamente l’azienda utilizzando il numero riportato sulla bolletta o sul sito ufficiale. Non bisogna utilizzare, per questa verifica, numeri o link comunicati dalla stessa persona che ha effettuato la chiamata.

Dal 2026 una chiamata commerciale non richiesta deve insospettire ancora di più

La normativa introdotta nel 2026 ha cambiato in modo sostanziale il quadro delle telefonate commerciali relative a energia elettrica e gas.

In linea generale, non è consentito contattare telefonicamente un consumatore per proporgli o concludere un contratto di luce o gas senza che vi siano le condizioni previste dalla legge. Tra le eccezioni rientrano il caso in cui sia stato il consumatore a richiedere direttamente di essere ricontattato attraverso i canali del professionista e quello in cui l’azienda contatti un proprio cliente che abbia espresso uno specifico consenso a ricevere offerte commerciali.

Il numero utilizzato deve inoltre permettere di identificare univocamente il professionista. I contratti stipulati a seguito di contatti effettuati in violazione di queste disposizioni sono nulli.

Questo significa che una telefonata arrivata improvvisamente da un’azienda con cui non si hanno rapporti, e alla quale non è mai stato chiesto di essere ricontattati, rappresenta oggi un campanello d’allarme ancora più evidente.

Il problema si intreccia con quello dello spoofing del numero telefonico, tecnica che permette di mostrare sul display un numero diverso da quello realmente utilizzato per originare la chiamata. Le misure introdotte da AGCOM stanno riducendo il fenomeno e Macitynet ne ha seguito l’evoluzione negli approfondimenti Agcom stringe la morsa contro truffe e pubblicità telefoniche e Telemarketing molesto, dal 19 novembre stop alle chiamate da finti numeri di cellulare.

Non bisogna avere fretta

Una tariffa che scade fra poche ore, uno sconto che scompare alla fine della telefonata o un improvviso aumento della bolletta sono leve efficaci proprio perché costringono a decidere senza poter controllare quello che viene raccontato.

Una proposta commerciale seria può essere verificata. Prima di accettare è quindi opportuno chiedere le condizioni economiche e contrattuali in forma scritta e confrontarle con quelle del contratto che si possiede già.

Se l’interlocutore sostiene che il proprio gestore sta per fallire, che la tariffa deve necessariamente essere sostituita oppure che bisogna cambiare operatore entro poche ore, la cosa più semplice da fare è interrompere la telefonata e verificare direttamente con il fornitore.

Anche un’offerta realmente più conveniente può aspettare il tempo necessario per leggere prezzo dell’energia, quota fissa, durata, eventuali servizi aggiuntivi e condizioni di rinnovo.

POD e PDR: perché bisogna trattarli come dati importanti

Due sigle ricorrono spesso nelle telefonate relative alle utenze: POD e PDR.

Il POD identifica il punto di prelievo dell’energia elettrica. Secondo ARERA è un codice che inizia con “IT” e identifica in modo certo l’utenza elettrica. Il PDR identifica invece il punto fisico di riconsegna del gas ed è composto da 14 cifre.

I due codici rimangono associati alla fornitura anche quando cambia il venditore e vengono utilizzati nelle procedure necessarie al cambio di fornitore. Per questa ragione non è opportuno comunicarli durante una telefonata commerciale arrivata senza essere stata richiesta.

Se chi chiama sostiene di essere il proprio fornitore e chiede POD o PDR per “riconoscere la pratica”, conviene interrompere la conversazione e richiamare il servizio clienti attraverso i recapiti ufficiali.

Gli stessi accorgimenti valgono per fotografie o copie complete della bolletta. Una bolletta contiene numerose informazioni utili per costruire una pratica contrattuale e non dovrebbe essere inviata via WhatsApp, email o altri canali a interlocutori di cui non sia stata verificata l’identità.

Cosa non comunicare durante una telefonata sospetta

Durante una chiamata commerciale inattesa è meglio non fornire dati che possano essere utilizzati per identificare l’utenza, predisporre un contratto o autorizzare operazioni.

  • Codici POD e PDR della fornitura.
  • Fotografie o copie complete della bolletta.
  • Codice fiscale e dati del documento quando non si è deciso consapevolmente di sottoscrivere un contratto.
  • IBAN, numero della carta e altri dati di pagamento a interlocutori non verificati.
  • Password, PIN, OTP e codici ricevuti via SMS, che non devono essere comunicati telefonicamente.
  • Conferme relative a un cambio di fornitore o all’attivazione di una nuova offerta se non si dispone già delle condizioni contrattuali e non si è deciso di procedere.

Dire “sì” al telefono non equivale automaticamente a firmare un contratto

Da anni circola il consiglio di evitare persino parole come “sì”, “no” o “confermo” perché potrebbero essere registrate e successivamente montate per simulare l’accettazione di un contratto.

La prudenza durante una telefonata sospetta rimane sensata, ma la semplice registrazione della parola “sì” non trasforma automaticamente una telefonata in un contratto valido.

Per i contratti a distanza conclusi telefonicamente il professionista deve confermare l’offerta e il consumatore è vincolato dopo averla firmata o accettata per iscritto. Nel settore luce e gas si aggiungono oggi le specifiche limitazioni alle chiamate commerciali non richieste.

È quindi più utile concentrarsi su quello che realmente può mettere il consumatore in difficoltà: fornire dati personali, POD o PDR, documenti, informazioni bancarie, codici di sicurezza oppure seguire procedure indicate dal chiamante senza avere prima verificato chi sta telefonando.

Bollette luce e gas, quanto si spende in Italia rispetto all’Europa - macitynet.it
Immagine generata con Grok

Attenzione anche a email, WhatsApp e messaggi

Il telefono è il canale principale, ma quasi un quarto delle frodi rilevate dall’indagine passa da false email e il 9,5% dalle applicazioni di messaggistica.

Il principio resta lo stesso: non utilizzare il link contenuto nel messaggio per verificare l’esistenza di un problema. Se una comunicazione sostiene che una bolletta non è stata pagata, che il contratto sta per essere sospeso o che occorre confermare immediatamente i propri dati, è preferibile aprire autonomamente il sito o l’app ufficiale del fornitore.

Bisogna fare particolare attenzione anche ai documenti allegati, ai QR Code e alle pagine che imitano il sito del gestore chiedendo credenziali, dati bancari o informazioni della carta.

Se qualcuno si presenta alla porta

La vendita porta a porta pesa meno del telefono ma rappresenta comunque il 12,9% dei casi indicati dall’indagine.

Chi si presenta come incaricato di un fornitore deve poter essere identificato. Non c’è alcun motivo per permettere a uno sconosciuto di entrare in casa semplicemente perché sostiene di dover controllare una bolletta o il contratto.

Prima di firmare qualsiasi documento è opportuno verificare direttamente con il fornitore che la persona sia realmente autorizzata. È inoltre prudente non consegnare denaro, carte di pagamento, documenti originali o copie della bolletta a persone la cui identità non sia stata verificata.

Cosa fare se è stato attivato un contratto non richiesto

Scoprire di essere passati a un altro fornitore senza averlo realmente voluto non significa che non ci siano strumenti per intervenire.

La prima cosa da fare è contattare per iscritto il venditore indicato nel nuovo contratto e contestare formalmente l’attivazione, chiedendo copia della documentazione contrattuale e delle prove relative al consenso.

È importante conservare email, SMS, numeri telefonici, documenti ricevuti e qualsiasi altra informazione utile a ricostruire come è avvenuto il contatto.

Per i contratti a distanza il Codice del consumo prevede normalmente il diritto di recesso entro 14 giorni. Quando invece il contratto deriva da una telefonata commerciale per luce o gas effettuata in violazione delle nuove disposizioni, la normativa del 2026 prevede la nullità del contratto.

Se la firma non è propria, i dati sono stati utilizzati senza autorizzazione o si sospetta una vera e propria frode, oltre alla contestazione al fornitore può essere opportuno presentare denuncia alle autorità competenti.

In presenza di una controversia con un venditore di energia è inoltre disponibile il Servizio Conciliazione di ARERA, che permette a cliente e operatore di cercare una soluzione con l’intervento di un conciliatore.

È preferibile non limitarsi semplicemente a ignorare una bolletta contestata: una contestazione scritta consente di lasciare traccia del problema e di documentare tempestivamente che quella fornitura o quel contratto non vengono riconosciuti.

Più della metà delle vittime non denuncia

Uno degli aspetti più significativi dell’indagine riguarda ciò che avviene dopo la truffa. Il 59,2% delle persone coinvolte dichiara di non aver denunciato l’accaduto.

Nel 36,1% dei casi la ragione è l’importo economico ritenuto troppo basso, mentre il 22,7% pensa che non riuscirebbe comunque a recuperare la somma persa. C’è però anche una componente personale: il 16,8% dichiara di essersi sentito ingenuo per essere caduto nella trappola e il 4,2% non voleva che i familiari venissero a conoscenza dell’accaduto.

Segnalazioni e contestazioni hanno invece un’utilità che va oltre il singolo rimborso: permettono a fornitori, autorità e organismi di tutela di ricostruire numeri, modalità operative e soggetti coinvolti.

Ridurre le chiamate indesiderate aiuta, ma non elimina le truffe

Il Registro pubblico delle opposizioni e i filtri introdotti dagli operatori possono ridurre una parte delle telefonate commerciali e delle chiamate con numerazione contraffatta, ma non rappresentano una barriera assoluta contro i truffatori.

Chi vuole ridurre ulteriormente le chiamate può consultare la nostra guida Come fermare o bloccare le telefonate spam indesiderate dei call center.

I sistemi di blocco aiutano soprattutto a ridurre il volume delle chiamate. La difesa più efficace quando una telefonata riesce comunque ad arrivare resta più semplice: non decidere durante la chiamata.

Se arriva una proposta per cambiare fornitore, si può chiudere la conversazione, aprire con calma l’ultima bolletta e verificare autonomamente prezzi, condizioni e identità dell’azienda. Se l’offerta è reale e conveniente sarà ancora possibile valutarla; se invece la telefonata serviva solo a ottenere POD, PDR o altri dati personali, la conversazione sarà terminata prima che quelle informazioni finiscano nelle mani sbagliate.

Fonte dei dati: indagine commissionata da Facile.it a mUp Research. Le informazioni relative a POD, PDR, contratti a distanza e strumenti di conciliazione sono verificabili sui siti istituzionali di ARERA e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

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