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Mercato PC, spedizioni in declino ma non per Apple (almeno per ora)

Le spedizioni globali di PC sono diminuite del 4,9% su base annua nel secondo trimestre (Q2) del 2026, scendendo a 68,2 milioni di unità, secondo dati riferiti da IDC ma Apple è in controtendenza.

I Mac spediti sono stati 6,7 milioni nel secondo trimestre, arrivando a una quota di mercato globale pari al 9,9%. I numeri sono in crescita rispetto ai 6,1 milioni di Mac e una quota di mercato dell’8,5% evidenziata nel secondo trimestre del 2025

Il mercato PC frena, ma Apple va in controtendenza

Secondo i dati di IDC (che non include i tablet nel conteggio dei personal computer), Apple ora vanta il quarto posto tra i produttori globali di PC, dietro a Lenovo (24,4% di market share), HP (19,1%) e Dell (13,6%). Mentre le vendite di Apple sono cresciute su base annua nel secondo trimestre, quelle di Lenovo sono calate del 2,1%, quelle di HP sono scese del 9% e quelle di Dell sono diminuite del 5%.

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La carenza di chip fa calare i volumi e salire i prezzi

Il calo delle spedizioni di PC nel secondo trimestre rappresenta la prima flessione nel settore dopo nove trimestri consecutivi di crescita, un’inversione di tendenza guidata da una persistente carenza di chip di memoria che ha spinto i produttori ad anticipare l’approvvigionamento o l’acquisizione di componenti rispetto alla tabella di marcia abituale, una mossa strategica per evitare di rimanere senza, a causa della carenza dei chip.

Oltre alla crisi nell’approvvigionamento delle memorie, altri componenti come i moduli di archiviazione, insieme a questioni geopolitiche, hanno continuato a pesare sul mercato, secondo IDC.

Jitesh Ubrani, research director per i dispositivi consumer di IDC, evidenzia il divario tra unità vendute e fatturato: “le spedizioni sono in calo, ma i ricavi sono in crescita perché i produttori stanno imponendo aumenti di prezzo più rapidamente rispetto alla discesa della domanda”, spiega Ubrani. “Considerando il peggioramento delle condizioni macroeconomiche e una carenza di memorie che non dovrebbe attenuarsi prima dell’inizio del 2028, non ci aspettiamo un’altra ondata di anticipazione delle scorte; il che fa presagire un netto rallentamento dei tassi di crescita nella seconda metà del 2026. I produttori si stanno preparando a ulteriori rincari nel 2027, e i canali di distribuzione stanno già segnalando preoccupazione per l’elevato livello delle scorte con i prezzi più alti”.

Nel contesto di un calo generalizzato delle spedizioni, spiccano due dati di rilievo: il primo è il crescente rischio che la costante pressione sui costi derivante dalla carenza di memorie possa frenare il più ampio ciclo di rinnovo dei PC, anche se l’interesse per l’elaborazione dell’IA direttamente sui dispositivi continua a crescere a causa dell’aumento dei costi del cloud computing; il secondo dato interessante è un’ulteriore concentrazione dei produttori, con i marchi leader come Apple, Dell e Lenovo che sfruttano la propria scala commerciale in settori adiacenti, tra cui smartphone e server, per assicurarsi le forniture di memorie e tagliare fuori i concorrenti più piccoli.

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IA, costi del cloud e la mossa vincente del MacBook Neo

“Con il continuo peggioramento delle condizioni di mercato, l’importanza della gestione e delle capacità della catena di approvvigionamento diventa sempre più cruciale. I produttori più grandi, forti del loro potere d’acquisto e di legami di lunga data con i fornitori, si trovano nella posizione migliore per sottrarre quote ai rivali più piccoli”, spiega Jean Philippe Bouchard, vice president responsabile consumer device di IDC. “Il guadagno di quota di mercato da parte di Apple è coinciso con il lancio del suo ultimo prodotto, il MacBook Neo, e sebbene l’azienda abbia aumentato i prezzi in linea con il resto del mercato, rimane comunque ben posizionata rispetto ai concorrenti che affrontano le stesse pressioni sui costi”.

Il punto, però, è proprio questo. Nei mesi scorsi Apple ha potuto beneficiare di una fase particolare: molti PC concorrenti sono rincarati più rapidamente, mentre diversi Mac erano rimasti sostanzialmente sugli stessi livelli di prezzo, rendendo più competitivo il rapporto tra costo, prestazioni e durata della piattaforma. Il lancio del MacBook Neo ha quindi intercettato un momento favorevole, in cui l’interesse per l’elaborazione dell’IA direttamente sui dispositivi si è sommato alla necessità di contenere i costi crescenti del cloud.

Ora lo scenario è meno scontato. I forti aumenti applicati anche ai Mac rischiano di ridurre questo vantaggio e potrebbero incidere sulla domanda già nel trimestre in corso, soprattutto se la carenza di memorie continuerà a spingere verso l’alto i listini. La crescita del secondo trimestre resta quindi un segnale importante per Apple, ma la seconda metà del 2026 dirà se il Mac riuscirà a mantenere il passo anche senza quel margine di prezzo che, almeno finora, lo aveva aiutato a correre mentre il resto del mercato rallentava.

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