Uno studio condotto da ricercatori dell’Università della California a San Francisco collega l’uso compulsivo dei social media a effetti dannosi sull’attenzione, la memoria e la cognizione.
A riferirlo è il Washington Post spiegando che lo studio ha seguito più di 11.000 adolescenti statunitensi per un periodo di cinque anni; quando avevano mediamente 12 anni, ai partecipanti sono chiesti dettagli sul loro uso dei social media, per poi essere intervistati annualmente fino a quando avevano mediamente 16 anni.
Il legame tra social media e ADHD negli adolescenti
I ricercatori hanno scoperto che all’uso sempre più frequente dei social media è legato un aumento dell’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività), in particolare tra i ragazzi che avevano riferito un aumento dell’uso compulsivo dei social media a 14 e 15 anni.
Jason Nagata, autore principale dello studio e professore associato di pediatria presso l’Università della California a San Francisco, esorta i genitori a riflettere: “I figli riescono a smettere se vogliono? I social media stanno interferendo con i loro compiti scolastici? Stanno compromettendo le loro relazioni sociali? Ci sono sintomi simili a quelli di una dipendenza, come l’astinenza e la ricaduta?”.
Circa 7 milioni di bambini e ragazzi americani tra i 3 e i 17 anni hanno ricevuto una diagnosi di ADHD, secondo i Centers for Disease Control and Prevention (Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie), e ai ragazzi l’ADHD viene diagnosticato con un tasso quasi doppio rispetto alle ragazze.
Lo studio non ha riscontrato un legame chiaro tra l’uso compulsivo dei social media e l’ADHD tra le ragazze, ha spiegato Nagata. “Alcuni studi suggeriscono che in particolare i ragazzi possano essere più sensibili alla gratificazione immediata e alla ricerca di sensazioni forti durante l’adolescenza”, ha affermato. Le piattaforme social sono progettate per offrire esattamente questo: “Incoraggiano il continuo passaggio da un’attività all’altra, e c’è questo flusso costante di stimoli che potrebbe rendere più difficile per gli adolescenti mantenere e sostenere l’attenzione necessaria per lo studio e la vita quotidiana”, ha riferito il ricercatore. “Le caratteristiche strutturali dei social media offrono un rinforzo costante all’impulsività: gratificazione immediata e novità, incoraggiando il multitasking, elemento che può sovraccaricare la memoria di lavoro e il controllo esecutivo”.
Il ruolo dei genitori e il faro dell’Unione Europea sul “design da dipendenza”
Gli esperti notano da tempo che questo tipo di esposizione digitale è particolarmente significativa durante le fasi critiche dello sviluppo mentale, socio-emotivo e cognitivo. È particolarmente importante che i genitori stessi dimostrino una relazione più sana con gli schermi e i social media. “Uno dei nostri risultati precedenti ha dimostrato che il tempo trascorso dai genitori davanti allo schermo è un fortissimo indicatore dell’uso che ne fanno i figli”, ha spiegato ancora Nagata.
Recentemente la Commissione europea ha rilevato in via preliminare che Meta ha violato la legge sui servizi digitali per il design che crea dipendenza di Instagram e Facebook, un insieme di caratteristiche che alimentano la voglia dell’utente di continuare a scrollare e spostare il cervello in “modalità pilota automatico”, contribuendo a abitudini malsane e all’uso compulsivo.













