Apple risparmierà Jony Ive dalla causa contro OpenAI. Non soltanto perché l’ex Chief Design Officer della Mela non avrebbe avuto un ruolo diretto nelle assunzioni e nelle altre attività finite al centro del contenzioso, ma anche perché coinvolgerlo rischierebbe di trasformarsi in un pesante autogol d’immagine e in una sorta di messa in discussione dell’intero passato di Apple, comprese le scelte di Steve Jobs.
È questa la tesi sostenuta da Mark Gurman di Bloomberg in un articolo dedicato soprattutto alle persone, ai rapporti e agli equilibri che si nascondono dietro la causa intentata da Apple contro OpenAI.
Il grande assente nella causa contro OpenAI
Senza considerare questi aspetti, l’assenza del nome di Ive dalla documentazione legale risulterebbe difficile da comprendere. L’ex responsabile del design Apple è oggi il volto del progetto hardware di OpenAI e, attraverso LoveFrom, supervisiona la progettazione dei futuri dispositivi della società guidata da Sam Altman.
A maggio 2025 OpenAI ha annunciato l’acquisizione di io Products, la startup di intelligenza artificiale cofondata da Ive, con un’operazione da 6,5 miliardi di dollari. OpenAI lavora ora a una famiglia di dispositivi pensati per competere anche con iPhone e con altri prodotti Apple.
Eppure, nelle circa quaranta pagine della causa, Apple non lo menziona mai direttamente, limitandosi a fare riferimento in modo generico a un gruppo di «ex dirigenti Apple».
La spiegazione più semplice è, naturalmente, che Cupertino non abbia trovato prove in grado di collegare Ive alle presunte condotte illecite contestate a OpenAI. Ma considerando il suo ruolo centrale nel progetto hardware della società, la lunga carriera trascorsa in Apple e il numero di dipendenti che lo hanno seguito, Cupertino avrebbe potuto quantomeno citarlo nel contesto della vicenda.
Il peso di Laurene Powell Jobs dentro Apple
La vera spiegazione, secondo Gurman, starebbe però nel rapporto che continua a legare Laurene Powell Jobs ad Apple e, allo stesso tempo, nel legame strettissimo tra la vedova di Steve Jobs e Jony Ive.
Il giornalista di Bloomberg ricorda come, in occasione della Worldwide Developers Conference di giugno, Powell Jobs fosse seduta in prima fila accanto all’attuale amministratore delegato Tim Cook e a John Ternus, destinato a succedergli. Una presenza che, secondo Gurman, rappresentava un segnale visibile di sostegno tanto al presente quanto al futuro di Apple.
Laurene Powell Jobs è inoltre amica di Cook e di altri dirigenti Apple ed è considerata una figura informata sulle principali iniziative dell’azienda quando queste incrociano i suoi interessi. Attraverso Emerson Collective e i suoi investimenti nel settore tecnologico, mantiene relazioni profonde con la Silicon Valley.
Ma Laurene Powell Jobs è anche molto vicina a Jony Ive. I due sono considerati amici strettissimi e condividono un rapporto che dura da oltre vent’anni. Powell Jobs ha investito sia in LoveFrom sia in io Products, le iniziative create dall’ex designer Apple dopo il suo addio a Cupertino.
Ive pronunciò anche un tributo durante la cerimonia commemorativa dedicata a Steve Jobs nel 2011. I due sono inoltre apparsi insieme in diverse interviste e hanno collaborato anche a iniziative civiche a San Francisco.
Per questo, secondo Gurman, Apple avrebbe valutato con particolare attenzione le conseguenze di un eventuale coinvolgimento di Ive nella causa. Trascinare pubblicamente nel contenzioso uno dei più stretti collaboratori di Steve Jobs avrebbe offerto pochi vantaggi e avrebbe rischiato di incrinare uno dei rapporti più importanti che Apple continua a mantenere.
Una causa contro Ive sarebbe sembrata una vendetta
Coinvolgere Ive avrebbe anche cambiato completamente la percezione pubblica del contenzioso.
Tang Tan, principale accusato da Apple, nonostante il ruolo ricoperto non è un nome conosciuto dal grande pubblico. Ive, al contrario, è stato per decenni uno dei volti più riconoscibili di Apple e le sue idee sono ancora visibili praticamente in ogni prodotto venduto oggi dalla società.
Ive aveva lasciato Apple nel 2019, rimanendo però consulente dell’azienda fino al 2022. In quel periodo lavorò anche al design dell’auto a guida autonoma poi cancellata. Nel frattempo, buona parte del gruppo di designer da lui costruito aveva abbandonato Cupertino, con molti dipendenti passati a LoveFrom e successivamente coinvolti nei progetti di OpenAI.
In tutto, oltre 400 ex dipendenti Apple lavorerebbero attualmente per OpenAI. Un esodo che, insieme alle accuse di sottrazione di segreti industriali, avrebbe alimentato un forte risentimento dentro Cupertino.
Secondo la ricostruzione di Gurman, dal punto di vista di Apple Ive avrebbe di fatto contribuito allo smantellamento della sua organizzazione di design mentre ancora collaborava con la società, per poi ricostruire parte di quel gruppo attorno a un’azienda che oggi punta a competere con iPhone.
Un attacco diretto avrebbe probabilmente generato simpatia nei suoi confronti e alimentato il sospetto che la causa fosse motivata non soltanto dalla tutela dei segreti industriali, ma anche da rancori e risentimenti accumulati nel tempo.



















