Pochi giorni addietro Apple ha fatto causa a OpenAI, accusando quest’ultima di aver messo in atto un vero e proprio scherma per rubare segreti industriali accedendo, tra le altre cose, anche a dettagli su prodotti non ancora rilasciati.
Il sempre ben informato Mark Gurman di Bloomberg, forte dei suoi agganci in Apple, fa il punto della situazione spiegando che quando Chang Liu – per otto anni senior system electrical engineer a Cupertino – ha lasciato Apple per andare a lavorare in OpenAI ha portato con sé non solo un MacBook aziendale (che avrebbe dovuto restituire al quarter generale della Mela) ma ha continuato a sfruttare sue relazioni con una dipendente Apple per ottenere informazioni riservate, oltre a sfruttare un bug che gli ha permesso di continuare ad avere accesso a file-server interni di Apple.
“LOL, ho scoperto come accedere allo storage di rete, troppo divertente”, ha scritto alla sua ex collega a Cupertino, Alyssa Peng. Dopodiché, secondo quanto sostiene Apple, avrebbe sfruttato l’accesso al file-server per continuare a scaricare presentazioni, progetti hardware, dettagli di produzione e procedure di test — il tutto mentre lavorava già per OpenAI.
Secondo quanto si legge nei documenti della causa, dopo la scoperta del bug da parte di Liu, Peng non ha segnalato il problema all’azienda ma si è offerta di aiutarlo per ottenere informazioni che dovevano rimanere riservate. La donna ha risposto: “Sono pronta” aiutandolo a ottenere ulteriori informazioni tramite il proprio laptop. Pochi mesi dopo, ad aprile, la stessa Peng si è dimessa per passare alla crescente divisione hardware di OpenAI.
La donna arrivata in OpenAI è una dei 400 dipendenti ex-Apple attratti dall’opportunità di lavorare su dispositivi di nuova generazione, presentati come qualcosa che in futuro potranno sostituire l’iPhone, attratti da stipendi e stock option superiori ai pacchetti retributivi offerti da Apple.
Questi episodi sono alcuni di quelli che Apple presenta come prove evidenti di uno “sforzo sistematico volto ad acquisire, conservare e utilizzare” informazioni riservate di Cupertino.
Nelle 40 pagine di documentazione con le accuse verso OpenAI, si sostiene che quest’ultima abbia incoraggiato dipendenti di Apple a studiare materiali riservati prima dei colloqui per le assunzioni, e persino a portare componenti hardware e prototipi di futuri dispositivi presso gli uffici di OpenAI.
Dito puntato contro Chang Liu
Centrale nella frattura tra Apple è OpenAI è Tang Tan, ex dirigente Apple che ha supervisionato il design dell’iPhone, di Apple Watch di diversi altri prodotti. Alla fine del 2023, Tan aveva comunicato ai suoi superiori che se ne sarebbe andato per un nuovo incarico — un’opportunità che alla fine si è trasformata nel ruolo di chief hardware officer presso OpenAI.
Stiamo parlato di una persona che è stata per anni un pilastro per l’azienda di Cupertino: nei sui 25 anni in azienda ha guidato il team di design dei laptop Apple e degli iPod, per poi ritrovarsi a capo del team responsabile dell’iPhone nel 2011, e in seguito dell’Apple Watch. Aveva scalato le gerarchie di Cupertino a un livello tale che, prima di andarsene, faceva parte dei più alti in grado dell’Apple Park, arrivando persino a contendersi per un certo periodo con John Ternus il posto di responsabile dell’Hardware Engineering.
Dopo l’annuncio di Tan di voler andare via da Apple pochi segnali lasciavano immaginare che la sua partenza sarebbe sfociata in una battaglia legale. Con una mossa insolita, i piani alti di Cupertino gli hanno permesso di rimanere in azienda fino a febbraio 2024 per gestire una transizione che richiedeva una riorganizzazione della divisione hardware.
A quanto apre, Tan aveva intanto già iniziato a lavorare con l’ex capo del design di Apple, Jony Ive, e con l’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, a un’ambiziosa nuova impresa nel settore dell’hardware. Obiettivo: creare una nuova categoria di dispositivi IA in grado, un giorno, di sfidare l’iPhone.
Tan e Ive hanno contribuito a fondare io Products, una startup che OpenAI ha acquisito l’anno scorso per 6,5 miliardi di dollari. Hanno collaborato alla creazione dell’azienda con Evans Hankey, ex capo dell’industrial design di Apple, e con Scott Cannon, ex responsabile della produzione che ha lasciato Cupertino nel 2010.
Una volta arrivato in OpenAI, secondo la denuncia presentata da Apple, Tan avrebbe in atto il suo piano: reclutare il maggior numero possibile di dipendenti chiave di Cupertino, chiedere loro di recuperare segreti industriali prima di lasciare l’azienda, sfruttando il periodo di preavviso per trasferire più elementi possibili dai dispositivi di lavoro a quelli personali.
Sempre secondo la denuncia, Tan sarebbe arrivato al punto di predisporre “istruzioni” con le indicazioni per ciascun dipendente del metodo più efficace per evitare di destare i sospetti della sicurezza di Apple. Tan era talmente sicuro di sé al punto di convincere alcuni ex dipendenti Apple a portare ai colloqui prototipi di batterie, schede madri e altri componenti.
Alcuni dipendenti Apple che hanno partecipato a colloqui di lavoro riferito di essere stati «sorpresi» dalla richiesta di portare prototipi al di fuori di Apple Park, pensando logicamente che fosse vietato farli uscire dal quarter generale dell’azienda.
Oltre alla continua sottrazione di materiale riservato, Apple accusa OpenAI di aver consapevolmente «saccheggiato» divisioni aziendali sotto l’egida di Tang Tan, sfruttando le conoscenze di quest’ultimo per ricreare un ambiente di lavoro simile a quello di Cupertino nell’azienda di Sam Altman.
Apple avrebbe in un primo momento di risolvere la questione bonariamente, contattando OpenAI per segnalare a febbraio il problema del furto di dati; non avendo ottenuto nessuna risposta, Cupertino è passata alla fase successiva, ricorrendo alle vie legali con un’azione giudiziaria che potrebbe essere tra le più clamorose degli ultimi anni, segnando profondamente i rapporti tra due aziende che hanno accordi di partnership in corso.













