Un bambino di meno di due anni con un iPhone tra le mani è finito al centro di un caso sulla pubblicità Apple. L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha portato all’attenzione di Agcom, Agcm e Iap la campagna internazionale «Relax, It’s an iPhone», arrivata in Italia con lo slogan «Tutto ok, è iPhone» e il logo TIM.
A far scattare l’intervento è stato un enorme cartellone comparso a Milano, sul ponte che attraversa via Melchiorre Gioia nel quartiere Isola, in direzione Brera e centro città. Nell’immagine si vede un bambino molto piccolo, sorridente, mentre stringe un iPhone sporco di pappa.
Perché il Garante contesta la pubblicità con iPhone
A segnalare la pubblicità all’Autorità garante è stata una cittadina milanese. «L’immagine ai miei occhi è inquietante», scrive, perché mette insieme «due mondi che dovrebbero restare lontani»: da una parte l’infanzia, con «la sua libertà, la sua innocenza, il suo diritto a sporcarsi, annoiarsi, inventare e conoscere il mondo», dall’altra uno strumento costruito per attirare continuamente l’attenzione attraverso notifiche, stimoli e immagini.
«Quelle manine sporche di pappa rappresentano un’età in cui tutto dovrebbe essere ancora scoperta». La contestazione si concentra soprattutto sull’associazione fra smartphone e primissima infanzia. «Il bambino del cartellone non ha scelto quell’oggetto. Siamo noi adulti ad averglielo messo tra le mani», osserva la cittadina.
La stessa pubblicità è apparsa anche negli Stati Uniti
Il cartellone di Milano non è una creatività isolata. L’immagine fa parte della campagna internazionale Apple «Relax, It’s an iPhone», tradotta in Italia con «Tutto ok, è iPhone». La serie mostra lo smartphone alle prese con piccoli incidenti quotidiani, tra acqua, cadute, cibo e perfino un telefono finito nella bocca di un cane, per sottolinearne la resistenza.
La fotografia del bambino con l’iPhone è comparsa anche negli Stati Uniti, dove ha già provocato critiche simili a quelle arrivate ora in Italia. Il National Catholic Register ha documentato una grande affissione a Washington D.C. e riferisce che la creatività è stata utilizzata sulle facciate di edifici nel Paese.
“Relájate, es un iPhone”: El anuncio con el que Apple se equivocó https://t.co/3Zkk7ZfpNj pic.twitter.com/1a1igmBkPS
— News Vaticano 🇻🇦 (@news_vaticano) August 9, 2026
Il messaggio della campagna vuole mostrare un iPhone capace di resistere alle mani sporche e maldestre di un bambino. Secondo i critici, però, l’immagine può trasmettere anche un significato diverso, normalizzando la presenza dello smartphone nelle mani di bambini molto piccoli.
Una delle osservazioni emerse negli Stati Uniti riassume bene questa ambiguità. La pubblicità vuole suggerire che l’iPhone è protetto dai bambini, ma l’immagine può essere interpretata come se suggerisse che l’iPhone sia adatto ai bambini.
Terragni critica il baby-sitting elettronico
Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, definisce le osservazioni della cittadina «del tutto condivisibili».
«Mentre in tutto il mondo si ragiona da tempo sull’età minima di accesso al digitale, questa pubblicità sembra andare in tutt’altra direzione», afferma Terragni. La Garante ritiene che immagini di questo tipo contribuiscano a normalizzare una situazione sempre più frequente, quella dei bambini molto piccoli affidati al «baby-sitting elettronico».
Secondo Terragni questo comportamento può rappresentare il punto di avvio di una possibile dipendenza, con conseguenze sullo sviluppo psicologico e cognitivo. «Sono soprattutto le famiglie meno informate e culturalmente meno attrezzate a consegnare i dispositivi ai bambini – meglio: i bambini ai dispositivi – già a partire dalla primissima infanzia».
Una pubblicità di questo tipo, sostiene la Garante, rischia di «normalizzare e autorizzare questi comportamenti» e di vanificare gli sforzi della politica e delle famiglie che stanno cercando di stabilire regole condivise sull’accesso dei più giovani agli strumenti digitali. Terragni cita in particolare l’esperienza dei «Patti Digitali».
Apple e la protezione dei minori su iPhone
La contestazione assume un significato particolare considerando anche le iniziative della stessa Apple per limitare i rischi legati all’utilizzo dei dispositivi da parte dei più giovani. L’azienda mette da anni a disposizione strumenti di controllo parentale su iPhone e iPad e ha progressivamente ampliato le funzioni dedicate alla protezione dei minori, intervenendo su contenuti, contatti e tempi di utilizzo.dammi
Ora saranno le autorità competenti a valutare la campagna. L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha trasmesso il caso ad Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ad Agcm, Autorità garante della concorrenza e del mercato, e allo Iap, Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, per le verifiche e le eventuali iniziative.












