Una banana che, dopo essere stata sbucciata o tagliata, rimane gialla più a lungo potrebbe rendere più semplice utilizzarla nelle macedonie pronte, nei vasetti per la colazione e in altri prodotti confezionati. L’azienda britannica Tropic ha sviluppato una nuova varietà ottenuta tramite gene editing con CRISPR-Cas9 che rallenta l’imbrunimento della polpa senza, secondo la società, modificarne sapore e consistenza.
Il risultato pratico è facilmente misurabile: l’amministratore delegato di Tropic, Gilad Gershon, ha spiegato al Guardian che la polpa può resistere all’imbrunimento per uno o due giorni in più, e ancora più a lungo se conservata al fresco. Una caratteristica che potrebbe avere conseguenze soprattutto nella distribuzione e nella preparazione di prodotti a base di frutta fresca.
Come funziona la banana che non diventa subito marrone
Quando una banana viene tagliata o ammaccata, l’esposizione dei tessuti all’ossigeno mette in moto una serie di reazioni nelle quali interviene la polifenolossidasi, o PPO, uno degli enzimi responsabili del progressivo imbrunimento della polpa.
Tropic ha utilizzato CRISPR-Cas9 per modificare tutte e tre le copie di un singolo gene coinvolto in questo processo, riducendo la produzione dell’enzima. Non viene quindi aggiunto DNA proveniente da una specie estranea: nel sistema normativo inglese il prodotto rientra nella categoria degli organismi precision bred, cioè ottenuti attraverso modifiche genetiche che, secondo la definizione adottata dal Regno Unito, avrebbero potuto verificarsi anche attraverso tecniche di selezione tradizionale.
Dal punto di vista del consumatore il cambiamento riguarda soprattutto ciò che accade dopo il taglio. La banana può essere preparata in anticipo e mantenere più a lungo un aspetto simile a quello del frutto appena sbucciato, riducendo uno dei principali problemi che finora ne hanno limitato l’impiego nelle confezioni di frutta pronta al consumo.

Meno frutta scartata, ma il beneficio ambientale è ancora una stima
La maggiore durata dopo il taglio potrebbe avere conseguenze anche sullo spreco alimentare. Il problema non riguarda soltanto i prodotti già preparati: una ricerca citata dal governo britannico ha stimato che nel Regno Unito vengano gettate ogni giorno circa 1,4 milioni di banane ancora commestibili. Il 30% dei consumatori coinvolti nello studio ha dichiarato di averne eliminate alcune semplicemente per la presenza di piccoli segni o macchie sulla buccia.
Tropic ritiene che le proprie varietà possano ridurre di oltre il 25% lo spreco alimentare e le emissioni di CO2 equivalente associate alla filiera. L’azienda arriva a stimare una possibile riduzione superiore a 9 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all’anno nel solo mercato globale delle banane destinate all’esportazione.
Si tratta però di stime fornite dalla stessa Tropic e non di una riduzione già misurata su larga scala. L’effetto reale dipenderà dalla diffusione commerciale della nuova varietà, dal comportamento dei consumatori e soprattutto dall’impatto sulle perdite durante trasporto, distribuzione e vendita.
Le autorizzazioni avanzano, ma nel Regno Unito manca ancora l’ultimo passaggio
La banana ha già ottenuto decisioni regolatorie favorevoli in diversi mercati. Nell’aprile 2026 Giappone e Brasile hanno autorizzato importazione, vendita e consumo della varietà; in Brasile è stata consentita anche la coltivazione. Tropic riferisce inoltre di avere ottenuto autorizzazioni, notifiche o esenzioni regolatorie per i propri prodotti a base di banana in undici Paesi, tra i quali Stati Uniti, Canada e Filippine.
Nel Regno Unito il Department for Environment, Food and Rural Affairs











