OpenAI ha usato il DevDay 2026 del 29 settembre per mostrare una trasformazione di ChatGPT che va ben oltre l’arrivo di un nuovo modello. La novità più evidente si chiama Dots: agenti sempre attivi, dotati di un proprio computer nel cloud, che possono ricevere un incarico e continuare a lavorarci anche tra una conversazione e l’altra.
Per chi usa ChatGPT Pro in Italia c’è però subito un limite: al lancio Dots non è disponibile nello Spazio Economico Europeo, e quindi neppure nel nostro Paese. Parallelamente OpenAI apre ChatGPT verso l’esterno, permettendo di usare il suo account per accedere a servizi di terze parti e, in alcuni casi, di portare con sé anche il proprio abbonamento AI.
Il filo che unisce quasi tutte le novità presentate a San Francisco è questo: ChatGPT vuole smettere di essere soltanto il posto dove si fa una domanda e diventare un’infrastruttura che continua a lavorare, conserva materiali, collabora con altre persone e arriva dentro software sviluppato da altri.

Dots, l’agente OpenAI che continua a lavorare
Un Dot è un agente personale basato su GPT-6 Astra. Gli si assegna un obiettivo, si scelgono le applicazioni alle quali può accedere e si stabilisce quale autonomia concedergli. Da quel momento può portare avanti un’attività nel tempo e tornare dall’utente quando serve una decisione oppure quando c’è un risultato da controllare.
La differenza rispetto alla normale conversazione diventa evidente con un esempio. Oggi possiamo chiedere a ChatGPT di cercare informazioni e preparare un rapporto. Con Dots l’incarico può diventare continuativo: seguire un progetto, controllare periodicamente determinate fonti, utilizzare servizi collegati, mantenere il contesto di quanto già fatto e riprendere il lavoro senza dover ricostruire ogni volta la situazione.
Ogni Dot dispone infatti di un computer nel cloud e può utilizzare gli strumenti ai quali l’utente gli concede accesso. OpenAI prevede anche la possibilità di raggiungerlo attraverso canali esterni e di suddividere alcune attività tra più agenti.
È la stessa direzione imboccata dalla concorrenza. Al Google I/O 2026 abbiamo raccontato Gemini Spark, l’agente di Google che rimane attivo nel cloud. Proprio nelle stesse ore del DevDay Microsoft ha invece presentato Copilot Autopilot, capace di continuare a lavorare anche quando il PC dell’utente è spento.
Il cambiamento quindi riguarda meno la qualità della singola risposta e molto di più la durata del lavoro affidato all’intelligenza artificiale. L’agente non deve necessariamente completare tutto mentre lo stiamo osservando e può seguire attività che si sviluppano nell’arco di ore o giorni.
Più autonomia ma anche controllo dei permessi
Questa capacità rende però molto più delicato stabilire cosa un agente possa fare autonomamente.
Ne abbiamo avuto un esempio recente con Meta Muse e la vendita su Facebook Marketplace finita con un acquirente davanti alla porta dell’utente. In quel caso l’agente aveva portato avanti la trattativa, comunicato un indirizzo e organizzato un ritiro; dal materiale disponibile non era possibile ricostruire con precisione quali autorizzazioni fossero state concesse.
Con Dots la questione diventa centrale proprio perché l’agente può utilizzare applicazioni e continuare a lavorare senza essere seguito passo per passo. C’è una differenza sostanziale tra consentire a un sistema di leggere un calendario, preparare un messaggio e inviare realmente quel messaggio o eseguire un’azione su un servizio esterno.
OpenAI permette per questo di definire ciò che il Dot può fare autonomamente e ciò per cui deve tornare dall’utente. È un aspetto meno spettacolare delle dimostrazioni sul palco, ma probabilmente sarà uno dei più importanti nell’uso quotidiano degli agenti persistenti.
Dots in Italia: per gli utenti Pro bisogna aspettare
Chi possiede un normale abbonamento ChatGPT Pro in Italia non troverà però immediatamente questa funzione.
OpenAI ha iniziato il rollout di Dots su web e desktop per gli utenti Pro maggiorenni nei mercati supportati, ma ha escluso inizialmente Spazio Economico Europeo, Svizzera e Regno Unito. La società non indica ancora una data per l’estensione agli utenti Pro di queste regioni.
La distinzione è importante perché non equivale a dire che Dots sia completamente assente in Europa. OpenAI indica la disponibilità anche per gli utenti Business Premium nelle regioni ChatGPT supportate, mentre le organizzazioni Enterprise possono accedere a una beta che deve essere attivata dall’amministratore.
Il rollout è inoltre progressivo e può richiedere alcuni giorni anche per gli account teoricamente già idonei.
Sign in with ChatGPT porta l’account fuori da ChatGPT
La novità meno appariscente durante una dimostrazione potrebbe essere quella con gli effetti più ampi nel lungo periodo.
Sign in with ChatGPT permette di utilizzare l’account OpenAI per creare o collegare un profilo presso applicazioni e servizi esterni. Il principio ricorda i pulsanti Accedi con Apple e Accedi con Google già presenti da anni sul web.
Tra i primi partner indicati da OpenAI compaiono Airtable, GitLab, HubSpot, Notion, Supabase e Vercel. Al semplice accesso il servizio riceve nome, indirizzo email e immagine del profilo, se presente. Conversazioni, memoria, file e informazioni di pagamento di ChatGPT non vengono trasferiti automaticamente.
C’è però un secondo livello più interessante. Gli utenti Plus e Pro idonei possono autorizzare alcune applicazioni partecipanti a utilizzare anche la disponibilità di modelli inclusa nel proprio piano ChatGPT. In questi casi non è necessario creare una API key e acquistare separatamente credito API.
Per esempio, un’applicazione open source può permettere all’utente di entrare con ChatGPT e utilizzare il proprio piano per alimentare alcune funzioni AI. L’autorizzazione è separata dal semplice login e il consumo rimane legato ai limiti del piano dell’utente.
È qui che l’espressione «ChatGPT esce da ChatGPT» acquista un significato più preciso. L’account OpenAI può cominciare a diventare una credenziale utilizzabile da altri software e, dove previsto, portare con sé anche l’accesso alla capacità di calcolo dell’intelligenza artificiale.
È un percorso che OpenAI aveva già iniziato sul Mac con integrazioni sempre più profonde. Recentemente abbiamo visto, per esempio, ChatGPT entrare nell’app Messaggi per leggere, cercare e preparare risposte, mentre Codex può essere integrato direttamente negli strumenti di sviluppo Apple attraverso gli agenti supportati da Xcode.
Space e Pages, il lavoro non deve più finire con una risposta
L’altro tassello importante è ChatGPT Space, il nuovo ambiente nel quale OpenAI riunisce pagine, file e materiali prodotti durante il lavoro con l’intelligenza artificiale.
Per gli account che ricevono la funzione, Space sostituisce Library. I Projects restano invece separati e continuano a raccogliere chat, file e istruzioni legate a un progetto.
Dentro Space arrivano soprattutto le Pages, documenti che possono essere creati partendo da una conversazione, modificati direttamente oppure aggiornati chiedendo a ChatGPT di intervenire su una parte del contenuto. Possono contenere testo, grafici, strumenti interattivi e file.
Più persone possono condividere e modificare la stessa pagina e ciascuna può utilizzare il proprio ChatGPT per lavorare sui contenuti comuni. Per una redazione, per esempio, un dossier potrebbe contenere il brief, le fonti, appunti e successive revisioni senza dover trasferire continuamente materiale dalla chat a un altro programma.
Space è disponibile per gli account idonei Pro, Business ed Enterprise sul web e nelle applicazioni desktop. Su smartphone le pagine possono essere consultate, cercate e condivise, ma al lancio non possono essere modificate. OpenAI anticipa inoltre l’arrivo di Slides e Sheets.
È un terreno sul quale la distanza tra chatbot e suite di produttività diventa sempre meno evidente. Microsoft sta facendo un movimento parallelo portando Word, Excel e PowerPoint sempre più direttamente dentro Copilot, mentre Google integra gli agenti nei propri strumenti Workspace.
GPT-6.1 Sol, quasi Astra ma a un quinto del costo
Il DevDay porta anche un nuovo modello, GPT-6.1 Sol, pensato in particolare per programmazione agentica, uso del computer e attività professionali complesse.
OpenAI lo descrive come capace di offrire prestazioni vicine a GPT-6 Astra a un costo sensibilmente inferiore. Nelle API GPT-6.1 Sol costa 2 dollari per un milione di token in ingresso e 10 dollari per quelli in uscita. GPT-6 Astra, nelle stesse condizioni indicate nelle rispettive schede, arriva a 10 e 50 dollari.
Il rapporto è quindi di uno a cinque.
Per chi sviluppa applicazioni questa differenza può contare più di qualche punto in un benchmark. Un agente che esegue continuamente ricerche, legge documenti, utilizza strumenti e produce lunghe risposte moltiplica rapidamente il numero di token elaborati. Avere capacità vicine al modello superiore con un costo nettamente inferiore permette di utilizzare funzioni agentiche in situazioni nelle quali Astra sarebbe troppo costoso.
È una tendenza che abbiamo osservato anche con Claude Sonnet 5 di Anthropic, che porta capacità vicine ai modelli maggiori in una fascia economica inferiore. La competizione si sta progressivamente spostando dal modello più potente in assoluto al rapporto tra capacità, velocità e costo necessario per completare un lavoro.
GPT-6.1 Sol inizia la distribuzione in ChatGPT Work e Codex dagli utenti Pro, con successiva estensione a Plus, Business, Enterprise ed Edu. È disponibile anche attraverso le API.
Codex Cloud, riunioni, attività automatiche e nuove API
Il DevDay comprende numerosi altri annunci più specialistici, ma tutti coerenti con la stessa strategia.
Con Codex Cloud gli sviluppatori possono preparare ambienti contenenti repository, strumenti e dipendenze e avviare attività che continuano sui server OpenAI anche quando il computer personale entra in stop. È l’evoluzione naturale dell’approccio introdotto con l’app Codex per Mac e il lavoro parallelo di più agenti e di ciò che concorrenti come Anthropic fanno già con Claude Code sul web e su iPhone.

Per il pubblico Mac è particolarmente interessante anche Meetings. Il nuovo plugin, disponibile in beta nell’app ChatGPT per macOS per utenti Pro e Business, può prendere appunti durante una riunione, creare un riepilogo personalizzato con le attività da svolgere e salvarlo direttamente in Space. OpenAI specifica che l’audio viene eliminato una volta preparati gli appunti e non può essere successivamente riprodotto.
Arrivano poi i Team Tasks, attività condivise che possono partire a un orario prestabilito oppure in seguito a un evento proveniente da un’applicazione collegata. Un gruppo di lavoro può, per esempio, chiedere di preparare ogni settimana un aggiornamento utilizzando documenti selezionati oppure reagire all’arrivo di determinati messaggi in Slack.
Per chi costruisce software debutta infine la nuova Agents API. OpenAI può gestire sessione, stato, orchestrazione e ambiente di esecuzione di un agente, mentre lo sviluppatore decide strumenti e autorizzazioni. L’agente può eseguire codice, modificare file, utilizzare server MCP e lavorare in una sandbox ospitata da OpenAI.
Il DevDay introduce anche Pro 500, piano da 500 dollari al mese che dà accesso, tra le altre cose, alla modalità Astra Ultrafast in ChatGPT Work e Codex. È una proposta rivolta a una fascia professionale con carichi intensivi e conta meno, per il normale utente ChatGPT, rispetto al cambiamento rappresentato dagli agenti persistenti.
ChatGPT comincia ad avere confini meno definiti
Presi singolarmente, Dots, Space, Sign in with ChatGPT, Codex Cloud e Agents API sembrano prodotti differenti. Osservati insieme descrivono invece abbastanza chiaramente la direzione scelta da OpenAI.
Dots permette al lavoro di continuare nel tempo; Space conserva e condivide ciò che viene prodotto; Sign in with ChatGPT porta identità e, in alcuni casi, l’abbonamento AI dentro altre applicazioni; le API permettono agli sviluppatori di costruire propri agenti sulla stessa infrastruttura.
Google, Microsoft, Meta e Anthropic stanno seguendo percorsi simili. La competizione del prossimo periodo potrebbe quindi giocarsi meno sulla capacità di rispondere a una singola domanda e molto di più su quanto lavoro possiamo affidare a questi sistemi, su quali applicazioni possano utilizzare e soprattutto su quanto controllo manteniamo sulle azioni che eseguono.
Per un utente italiano resta una piccola ironia del DevDay 2026: la funzione che rappresenta meglio questo futuro, Dots, è anche quella che un normale abbonato Pro europeo non può ancora provare.
















