Micron Technology, uno dei principali produttori mondiali di memorie DRAM e NAND, prevede che la scarsità di chip destinati a RAM e sistemi di archiviazione continuerà almeno per tutto il 2027 e il 2028. Il CEO Sanjay Mehrotra ha spiegato che la domanda dovrebbe restare superiore all’offerta in entrambi gli anni e che l’azienda ha già impegnato gran parte della capacità produttiva prevista per il prossimo anno.
La previsione interessa direttamente anche il mercato consumer. Una disponibilità limitata di DRAM e NAND significa infatti maggiore pressione sui costi di RAM, SSD, PC, smartphone e altri dispositivi elettronici, una situazione che Macitynet ha già analizzato parlando del superciclo delle memorie del 2026.
Micron conosce bene anche il mercato consumer: per quasi trent’anni ha venduto RAM e SSD con il marchio Crucial, ma ha deciso di abbandonare questo settore, continuando le spedizioni attraverso i normali canali commerciali soltanto fino alla fine di febbraio 2026.
Secondo Mehrotra, nel 2027 e nel 2028 la società prevede una domanda ancora superiore all’offerta, con condizioni persino più tese rispetto al 2026. Micron non indica al momento una data entro la quale il mercato possa tornare a una situazione di equilibrio.
Il boom dell’IA e il collo di bottiglia delle memorie HBM
Lo riporta Tom’s Hardware ricostruendo le indicazioni fornite da Micron durante la presentazione dei risultati finanziari.
Il problema non nasce dalla mancanza di investimenti. Micron prevede una forte crescita delle quantità di memoria DRAM e NAND spedite nei prossimi due anni, ma ritiene che l’incremento produttivo non sarà comunque sufficiente a seguire la domanda.
Una parte importante della pressione arriva dalle HBM, High Bandwidth Memory, memorie ad altissima larghezza di banda utilizzate insieme alle GPU e agli acceleratori destinati ai sistemi di intelligenza artificiale. Sono componenti molto più complessi delle tradizionali memorie per PC e server e richiedono una quota significativa della capacità produttiva disponibile.
La crescita delle HBM finisce quindi per incidere anche sulla disponibilità delle memorie convenzionali. Micron prevede che le spedizioni di HBM aumenteranno più rapidamente rispetto a quelle delle DRAM tradizionali, mentre i produttori devono contemporaneamente soddisfare la domanda proveniente dai grandi data center AI.
Per chi compra un computer o aggiorna una macchina esistente questo significa che non è ancora possibile contare su un rapido ritorno ai prezzi delle RAM e degli SSD precedenti alla crisi. L’effetto non sarà necessariamente identico per ogni prodotto, capacità o generazione di memoria, ma la disponibilità delle componenti continuerà a condizionare i listini dell’intera filiera.

Nuove fabbriche in arrivo, ma i conti volano già verso cifre record
Micron e gli altri grandi produttori stanno aumentando gli investimenti e la capacità produttiva, ma costruire nuove fabbriche di semiconduttori richiede anni. La stessa Micron segnala tempi lunghi per costruzione, autorizzazioni, infrastrutture e installazione degli impianti necessari alle tecnologie produttive più avanzate.
La società prevede un miglioramento graduale dell’offerta nel corso del 2028, senza però indicare quando la produzione riuscirà effettivamente a raggiungere la domanda.
Nel frattempo i risultati finanziari mostrano quanto sia cambiato il mercato delle memorie. Micron ha chiuso il quarto trimestre fiscale 2026 con 54,23 miliardi di dollari di ricavi e per il primo trimestre fiscale 2027 prevede di salire a 61,5 miliardi di dollari, con una possibile variazione di 1,5 miliardi.
La previsione indica inoltre un margine lordo non-GAAP dell’86,25%. Applicando questa percentuale al valore centrale della previsione sui ricavi si ottiene un utile lordo superiore a 53 miliardi di dollari. È però importante distinguerlo dall’utile netto: il margine lordo rappresenta quanto rimane dei ricavi dopo il costo dei prodotti venduti, prima di spese operative, imposte e altre voci.
Micron stima inoltre spese operative non-GAAP di circa 2,06 miliardi di dollari e un utile per azione diluito non-GAAP di 38,15 dollari, con una variazione possibile di un dollaro.
Numeri che mostrano le due facce dello stesso mercato: da una parte produttori di PC, smartphone e dispositivi elettronici devono fare i conti con disponibilità limitata e componenti più costosi; dall’altra la domanda legata ai data center e all’intelligenza artificiale sta portando i grandi produttori di memorie verso livelli di ricavi e marginalità molto superiori rispetto agli anni precedenti.
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