Un video bellissimo, tanto bello da vincere un premio Nikon. Peccato che ci abbia messo lo zampino l’intelligenza artificiale, suscitando domande e perplessità tanto da spingere gli organizzatori a riesaminare il premio.
È avvenuto a Small World in Motion, il concorso con cui il marchio giapponese di fotocamere celebra le meraviglie del mondo osservato al microscopio.
Il filmato mostra filamenti verdi che si agitano sopra strutture viola: rappresenta il movimento anomalo delle ciglia delle vie respiratorie di un bambino con discinesia ciliare primaria, una rara malattia genetica. Immagini spettacolari di un fenomeno di interesse scientifico, che hanno fatto conquistare all’autore, Ning Xu, il primo premio, annunciato il 15 settembre.
Poi alcuni dettagli hanno iniziato a insospettire gli esperti. Edward Phelps, professore associato dell’Università della Florida, ha segnalato strutture viola che appaiono e scompaiono e ciglia verdi che sembrano emergere dal nulla, con dimensioni che giudica incompatibili con quelle attese.
Ian Donovan, della UT Southwestern Medical Center, ha inoltre riferito di aver analizzato il filmato attraverso Gemini, rilevando una filigrana SynthID, il sistema di Google per identificare contenuti creati o modificati con l’AI. La segnalazione ha alimentato i sospetti, pur senza stabilire quali parti siano state alterate o quanto estesamente.
Che cosa ammette l’autore
Xu, già ricercatore alla Tsinghua University e ora alla National University of Singapore, ha ammesso l’uso dell’AI nella postproduzione, sostenendo però che il filmato sperimentale, le ciglia e il loro movimento non siano stati generati artificialmente.
Secondo le spiegazioni riportate da USA TODAY, l’AI è stata applicata ai dati in scala di grigi per distinguere e colorare strutture simili. Le regioni sotto le ciglia sono state elaborate per migliorare la resa visiva e non costituiscono una ricostruzione anatomica di cellule o organelli. Anche i colori sono artificiali e non identificano specifiche componenti biologiche.
Xu difende questa scelta come un modo per comunicare la bellezza dei dati microscopici. I critici chiedono invece di confrontare il risultato con il video originale, per verificare se siano stati introdotti dettagli assenti nel campione osservato.
Nikon riesamina il premio
Il regolamento, secondo le testate che seguono il caso, vieta i video generati con l’AI. Nikon sta riesaminando le informazioni ricevute e la documentazione aggiuntiva fornita da Xu su apparecchiature, metodi di ripresa e tecniche di elaborazione.
La scheda ufficiale del filmato segnala ora l’assistenza dell’AI nella postproduzione. Secondo il Times, Nikon ha dichiarato che al momento non ha riscontrato violazioni delle regole, pur proseguendo le verifiche.
Resta da chiarire quanto la versione premiata mostri ciò che il microscopio ha registrato e quanto sia frutto dell’elaborazione. Il confronto con le riprese originali potrebbe dare una risposta.
Quanto spazio può avere l’AI?
Il caso apre anche qualche domanda sull’uso dell’intelligenza artificiale. In ambito scientifico, è giusto sfruttarla per rendere più evidenti strutture difficili da distinguere? Dove finisce il miglioramento della leggibilità e dove comincia l’aggiunta di dettagli che i dati originali non contengono? Dichiarare l’intervento è essenziale, ma resta da capire quali elaborazioni possano conservare il valore scientifico delle immagini.
La questione si allarga alle foto e ai video sottoposti a un giudizio estetico e creativo. Fino a che punto l’AI può intervenire su colori, forme e composizione? E quando il suo contributo diventa così rilevante da cambiare ciò che si sta premiando? Un concorso dovrebbe chiarire quanto spazio concede all’elaborazione automatica e come valuta il contributo dell’autore, perché chi partecipa e chi giudica condivida le stesse regole.













