Il secondo intercalare smetterà di essere applicato dal 20 maggio 2027: gli orologi di riferimento non verranno più corretti aggiungendo o togliendo un secondo per seguire le irregolarità della rotazione terrestre. La decisione anticipa il termine del 2035 e punta a semplificare la sincronizzazione di server, reti e servizi digitali. Per chi guarda l’ora su iPhone, Mac o un comune orologio, il cambiamento passerà sostanzialmente inosservato.
Per capire perché una correzione così piccola possa creare problemi, basta immaginare un orologio che, dopo le 23:59:59, segna 23:59:60 prima di arrivare a mezzanotte. Quel minuto dura 61 secondi: una particolarità gestibile dai sistemi preparati, ma capace di mettere in difficoltà software e dispositivi che si aspettano minuti sempre uguali.
Perché abbiamo aggiunto secondi agli orologi
Il tempo di riferimento si basa sugli orologi atomici, che misurano secondi estremamente regolari. La Terra, invece, ruota con una velocità che varia leggermente per effetto delle maree, dell’atmosfera, degli oceani e dei movimenti interni del pianeta.
Per questo il Tempo universale coordinato, o UTC, alla base dell’ora civile, può allontanarsi da UT1, la scala temporale legata alla rotazione terrestre. Il secondo intercalare serve a mantenere lo scarto entro 0,9 secondi: l’IERS, il servizio internazionale che misura la rotazione e l’orientamento della Terra, annuncia quando applicare la correzione.
Dal 1972 sono stati aggiunti 27 secondi intercalari, l’ultimo il 31 dicembre 2016. Non hanno una cadenza fissa: vengono introdotti quando necessario, normalmente alla fine di giugno o dicembre. L’IERS ha già confermato che non ci sarà alcuna correzione alla fine del 2026.
Lo stop arriva nel 2027, prima del previsto
La Conferenza generale dei pesi e delle misure ha fissato il passaggio a un UTC continuo al 20 maggio 2027, come stabilisce la risoluzione definitiva pubblicata dal BIPM. Il precedente accordo del 2022 indicava il 2035 come termine massimo.
Ad accelerare la decisione contribuisce il rischio di dover introdurre un secondo intercalare negativo. Se la rotazione terrestre rende necessaria una correzione nella direzione opposta, occorre infatti togliere un secondo anziché aggiungerlo. Non è mai successo e molte infrastrutture non sono preparate a gestirlo.
Per i sistemi informatici conta soprattutto mantenere coerenti gli orari fra dispositivi e servizi. Una correzione gestita in modi diversi può complicare la sincronizzazione, l’ordine delle operazioni e il confronto dei registri delle attività. Ridurre queste eccezioni facilita il lavoro di chi gestisce reti, telecomunicazioni e infrastrutture digitali.

Cosa cambia per smartphone, GPS e astronomia
Per gli utenti non è prevista alcuna regolazione manuale degli orologi. La novità riguarda la gestione del tempo di riferimento: non modifica i fusi orari né decide il futuro dell’ora legale.
Anche per la navigazione satellitare occorre distinguere i sistemi. Il GPS utilizza già una propria scala temporale continua, senza secondi intercalari, e trasmette le informazioni necessarie per ricavare UTC. Il punto riguarda quindi anche la conversione e la distribuzione dell’ora, oltre alla sincronizzazione dei dispositivi.
Astronomia, geodesia e puntamento delle antenne spaziali continueranno ad avere bisogno di conoscere con precisione la rotazione terrestre. Queste attività utilizzano già i dati dell’IERS, compresa la differenza UT1–UTC: il monitoraggio della Terra continuerà anche dopo lo stop alle correzioni degli orologi.
Quanto potrà allontanarsi l’ora dalla rotazione terrestre
La nuova risoluzione porta a un’ora lo scarto massimo ammesso fra UT1 e UTC, consentendo di mantenere continuo il tempo di riferimento per diversi secoli. Non significa che nel 2027 perderemo un’ora: la differenza si accumulerà gradualmente e dipenderà dall’evoluzione della rotazione terrestre.
Il documento non stabilisce una futura correzione automatica di un’ora e non giustifica una scadenza precisa fra tremila anni. Per la vita quotidiana, il risultato più vicino è semplice: i servizi digitali avranno un’eccezione in meno da gestire quando devono mantenere sincronizzati i propri orologi.



















