Ecco perché AirPower è morta (per ora)

AirPower è morto. Le ragioni dell'addio erano state anticipate da alcune voci che ora tornano di attualità. Vediamo che cosa ha fatto fallire il progetto.

La fine di AirPower è ora certificata. L’annuncio arriva direttamente da Apple in una dichiarazione del capo dell’hardware Dan Riccio dalla quale si apprende che l’azienda non è stata «in grado di raggiungere i nostri consueti alti standard», di qui la decisione cancellare il progetto.

Di più non è stato possibile sapere, ma le voci sulle ragioni per cui il progetto del tappetino di ricarica si intrecciavano da tempo. La più significativa e dettagliata è giunta nell’autunno del 2018 quando sono rimbalzate le voci di insider che parlavano di addio ad Airpower per ragioni tecniche.

Si trattava di ingegneri Apple che hanno meticolosamente descritto un intreccio di questioni pratiche, per di più inconciliabili con la filosofia di design di Apple e capaci di generare difficoltà tanto ardue da determinare l’azzeramento del progetto per riportarlo alla fase di studio iniziale.

Insomma già in quel momento si profetizzava quel che è avvenuto nel marzo del 2019: la cancellazione del “vecchio” AirPower a beneficio di qualche cosa che avrebbe fatto la stessa cosa ma del tutto diverso.airpowerIn quel momento erano state descritte quattro principali difficoltà, rivelate presumibilmente da ingegneri che lavorano al progetto, svelate al leaker Sonny Dickson. Le gole profonde dettagliavano lo stato delle cose dopo mesi durante i quali erano emerse molte voci sugli  ostacoli tecnici da affrontare e dopo che il solitamente informato (dai piani alti di Cupertino) John Gruber aveva dato probabilmente per morto il tappetino

Il primo problema, si apprendeva, riguardava la gestione del calore: AirPower si surriscaldava, fattore che bloccava il processo di ricarica. Non solo; il calore eccessivo provocava problemi di funzionamento anche per il chip proprietario di Apple che gestiva la ricarica sul quale gira una versione ridotta di iOS, rendendo il software instabile e incapace di funzionare per come era stato progettato.

Il secondo problema riguardava sia l’hardware che il software per le comunicazioni tra AirPower e i dispositivi da ricaricare, in particolare le comunicazioni di Watch e AirPod con iPhone, che controllava i livelli di carica di tutti i dispositivi piazzati sulla base.

A livello costruttivo il meccanismo di ricarica multi dispositivo era composto da 21-24 bobine di varie dimensioni suddivise in tre gruppi di ricarica identici. Una soluzione che si è subito rivelata difficile da costruire e perfezionare perché generava una significativa quantità di interferenze magnetiche che riduceva l’efficienza della base di ricarica, contribuendo ai problemi di calore di cui sopra.

La  terza sfida consisteva nelle bobine di tre dimensioni diverse, che dovevano sovrapporsi all’interno di ciascun set di ricarica. Questo in abbinamento con le dimensioni molto compatte della base, rendeva i due problemi di cui sopra, la gestione delle interferenze e del calore, una sfida tecnica quasi insormontabile.

Infine, l’ultimo ostacolo, forse il più impervio, sarebbe stata la complessità dei circuiti. Sarebbe stato qui che il team si è arenato definitivamente perchè per semplificare tutto il processo costruttivo rendendo il sistema efficiente si sarebbe dovuto ridisegnare Airpower facendo più grande e più spesso, una  scelta su cui Apple non era disposta a scendere a compromessi.

Ecco perchè AirPower è morta (per ora)
L’incredibile complessità di Airpower in uno schema tecnico di Apple

È difficile dire se Apple si è arresa per tutto questo, ma le informazioni sembrano molto circostanziate e attendibili. Certo Apple non ha alzato bandiera bianca subito perché per mesi ha continuato lo studio del progetto.

Forse gli ingegneri di Cupertino hanno cercato strade alternative dopo avere esperito quelle dirette, forse anche adesso non hanno chiesto definitivamente la porta. Forse Airpower si è semplicemente immerso per dare modo a chi lo progetta di lavorare con tranquillità senza date precise e fiato sul collo.

Alcuni nei mesi scorsi hanno ipotizzato un possibile arrivo l’anno prossimo, nell’autunno del 2020, quando è possibile che siano lanciate le nuove e completamente ridisegnate Airpods e i nuovi iPhone. Certo se sarà così Cupertino non commetterà l’errore che ha commesso nell’autunno del 2017 quando aveva anticipato al mondo un prodotto che non è stata in grado di domare, dando luogo ad una delle più brucianti sconfitte tecniche di era recente.