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Alla procura di Manhattan 423 dispositivi iOS prova di crimine ma inacessibili

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Quello San Bernardino non è stato che la punta di un iceberg; sono molti di più i casi che vedono dispositivi iOS come prove inaccessibili di crimini, o presunti tali. Solo l’ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan ne conta adesso 423. Si tratta esclusivamente di prodotti Apple con iOS 8 o versione successiva installata a bordo, come riferisce la redazione di Fortune.

Del totale, iPhone 6 è il modello di smartphone più presente, con ben 166 unità, mentre al secondo posto si piazza iPhone 6 Plus, coinvolto in ben 66 casi, seguito a ruota si colloca iPhone 6s con 63 unità non accessibili. Sono gli ultimi modelli di iPhone, su cui è alta la probabilità che sia installata una delle versioni iOS più blindata, ad avere la presenza maggiore, ma tra le prove c’è anche un iPhone 4s inaccessibile.

Nella sala prove fanno capolino anche 30 iPad, di cui però non si conosce esattamente il modello. E’ ceto, però, che la maggior parte dei dispositivi, il 36 per cento sono stati sequestrati in casi di crimini elettronici, o in altri per furto di identità. Il 24 per cento, invece, sono collegati a indagini di droga, mentre numeri molto più piccoli sono legati a crimini come aggressione, omicidio, o delitti a sfondo sessuale.

iphone

I numeri sono in veloce aumento, se si considera che a settembre 2015 l’ufficio aveva meno di 100 dispositivi iOS inaccessibili, ritenuti prove di un crimine. L’aumento, apparentemente inspiegabile, sembra aver avuto luogo tra novembre e dicembre dello stesso anno.

L’aumento può essere spiegato dal fatto che iOS 8, 9, e 10 offrono una sistema di crittografia completa della memoria, rendendo quasi impossibile per chiunque accedere ai dati situati all’interno del dispositivo. Inoltre, sui dispositivi con Touch ID, la situazione è ancora più complessa, considerando l’impossibilità di un hack hardware che permette di sostituire il sensore e di sbloccarlo con altre impronte terze.

Il rapporto non fa altro che alimentare la questione, già affrontata per il caso San Bernardino, ma che tiene sempre banco: diritto alla privacy sostenuto da Apple, contro l’impossibilità di accedere a dati che potenzialmente potrebbero servire a incastrare criminali e ad aiutare la giustizi.

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