Anker Innovations ha presentato nei giorni scorsi THUS, una piattaforma proprietaria di chip AI pensata per portare l’intelligenza artificiale direttamente nei dispositivi consumer, senza dipendere dal cloud.
Il debutto avverrà negli auricolari true wireless di punta Soundcore che saranno annunciati all’Anker Day del 21 maggio 2026 a New York, ma il progetto è più ampio: Anker vuole offrire una piattaforma con sviluppo pluriennale destinata anche ad accessori mobili e dispositivi IoT.
La parte più interessante non è la promessa generica di “AI negli auricolari”, ormai ricorrente in tutto il settore audio, ma l’architettura scelta.
THUS usa un approccio compute-in-memory, cioè esegue parte del calcolo nello stesso luogo in cui sono conservati i dati del modello. Nella versione descritta da Anker, il calcolo avviene dentro celle di memoria NOR Flash, riducendo il continuo trasferimento di dati tra memoria e processore che consuma energia e spazio nei dispositivi piccoli. La potenza si dovrebbe aggirare sui 5 GOPS, un valore lontano dai grandi acceleratori AI ma coerente con l’obiettivo: far girare modelli specializzati su prodotti con batterie minuscole.
Il primo caso d’uso sarà la cancellazione del rumore in chiamata. La funzione Clear Calls punta a migliorare quello che sente l’interlocutore, non soltanto il rumore percepito da chi indossa gli auricolari. Secondo le informazioni diffuse da Anker e riprese da Forbes, il sistema combina una rete neurale locale con microfoni MEMS e sensori a conduzione ossea, così da separare meglio la voce dell’utente dai rumori ambientali e dalle vibrazioni fisiche.

L’azienda dichiara fino a 150 volte più potenza di calcolo AI rispetto alla precedente generazione di auricolari flagship Soundcore, un dato che andrà verificato nei test reali perché misura un carico specifico, non le prestazioni generali del chip.
THUS si inserisce in una tendenza più ampia: spostare l’intelligenza artificiale dagli schermi agli oggetti. Oltre i chatbot, app o servizi remoti, e dentro funzioni locali in cuffie, videocamere, robot domestici, accessori mobili, sensori e prodotti per la casa. È la stessa direzione descritta nel dibattito sull’edge AI e sulla cosiddetta “physical intelligence”, dove i modelli devono interpretare segnali fisici — voce, movimento, rumore, immagini, vibrazioni — e reagire in tempo reale senza appoggiarsi sempre a un server.
Il confronto con altre tecnologie aiuta a capire la differenza. Qualcomm con le piattaforme S7 e S7 Pro Gen 1 ha già spinto molto sull’on-device AI per auricolari, cuffie e speaker, promettendo più potenza di calcolo, elaborazione a basso consumo e funzioni audio più personalizzate. Apple usa il chip H2 negli AirPods Pro 2 per cancellazione attiva del rumore, Adaptive Transparency, Spatial Audio e gestione dei sensori.
Sony, nei WF-1000XM5, combina il processore integrato V2 con il chip QN2e per cancellazione del rumore e trattamento audio.
La mossa di Anker è diversa perché non riguarda solo un nuovo DSP audio o un processore più potente, ma un modo diverso di collocare memoria e calcolo.
THUS non vuole competere con gli NPU dei telefoni o con gli acceleratori da data center: vuole portare modelli neurali più grandi dentro prodotti dove prima lo spazio energetico e fisico non bastava. Heise descrive il chip come un componente NOR Flash di pochi millimetri quadrati, privo di classici core CPU o unità matriciali, dove un controller usa le proprietà della memoria per mappare le operazioni necessarie al modello.
C’è poi un elemento non secondario: la produzione in Germania. Il Chip viene realizzato da un partner in Germania Anker lo presenta come una piattaforma sviluppata internamente: questa scelta si lega anche alla posizione dell’azienda come gruppo globale, non più identificabile soltanto con caricabatterie e power bank. Da tempo il portafoglio ufficiale dell’azienda comprende Anker per ricarica e accumulo, Anker SOLIX per energia, eufy per smart home e robotica domestica, e soundcore per l’audio.
THUS è una ma una base per oggetti più semplici da usare perché più capaci di capire il contesto. Un auricolare che ripulisce la voce durante una chiamata è il primo esempio; la stessa logica può arrivare a videocamere domestiche che distinguono meglio persone, animali e situazioni, robot aspirapolvere più autonomi, accessori che reagiscono alla presenza dell’utente o dispositivi energetici in grado di adattarsi ai consumi di casa. L’AI, in questa visione serve a far collaborare meglio hardware, sensori e software.
Le funzioni Signature Sound e Voice Control saranno dettagliate soltanto durante l’evento del 21 maggio, e la reale efficacia di Clear Calls si potrà misurare solo confrontando i nuovi Soundcore con AirPods, Sony, Bose e le soluzioni basate su piattaforme Qualcomm. La novità tecnica però c’è ed è evidente: Anker sta provando a usare la memoria come luogo di calcolo per portare AI locale in prodotti dove ogni milliwatt conta.












