Le batterie allo stato solido tornano al centro della scena dell’auto elettrica, ma ora con una tempistica credibile. BYD, primo produttore mondiale di veicoli elettrici, ha confermato l’avvio della produzione di queste componenti nel 2027, con l’obiettivo di arrivare a una diffusione su larga scala attorno al 2030.
Perché le batterie allo stato solido
La conferma arriva direttamente dal dipartimento Investor Relations del gruppo e segna un passaggio rilevante in un settore da anni sospeso tra promesse e difficoltà industriali.
Le batterie allo stato solido rappresentano infatti da tempo uno degli obiettivi più ambiziosi dell’industria dell’auto elettrica. A differenza delle attuali batterie agli ioni di litio, utilizzano un elettrolita solido al posto di quello liquido, una scelta che consente di aumentare la densità energetica, migliorare la sicurezza e ridurre i tempi di ricarica.
Dal punto di vista pratico, le batterie allo stato solido potrebbero tradursi in un’autonomia sensibilmente superiore rispetto a quella delle auto elettriche attuali. A parità di dimensioni e peso del pacco batteria, l’aumento di densità energetica stimato tra il 30 e il 50 per cento renderebbe realistici valori compresi tra 700 e 900 chilometri di autonomia nei cicli di omologazione.
Meno ricariche, maggiore costanza delle prestazioni nel tempo e una gestione più efficiente dei lunghi viaggi sono gli aspetti che rendono questa tecnologia rilevante nell’uso quotidiano, anche prima di arrivare a soglie simboliche come i 1.000 chilometri.
Si comprende quindi la ragione per cui negli ultimi anni gli sforzi per portare le batterie allo stato solido fuori dai laboratori hanno coinvolto gran parte dell’industria automobilistica e dei produttori di celle. Gruppi come Toyota, Volkswagen, Mercedes-Benz, Honda e Nissan hanno avviato programmi dedicati, mentre aziende specializzate come Factorial hanno già fornito celle sperimentali impiegate su prototipi stradali.
In Cina, anche costruttori come FAW e Dongfeng hanno avviato test su veicoli dimostrativi.
I progressi tecnici di BYD
BYD, oggi il maggior produttore di auto elettriche al mondo, lavora sulle batterie allo stato solido dal 2013 e ha raggiunto un punto di svolta tra il 2023 e il 2024, quando ha dimostrato la fattibilità della produzione industriale e avviato i test su celle di capacità crescente, fino a 20 Ah e 60 Ah.
Dal punto di vista tecnologico, BYD punta su elettroliti solidi a base di solfuri, considerati oggi la soluzione più avanzata per un primo passaggio alla produzione. I solfuri offrono maggiore conducibilità ionica, un profilo di sicurezza migliore e una densità energetica superiore rispetto alle celle agli ioni di litio tradizionali.
Negli ultimi mesi l’azienda ha dichiarato progressi su due nodi critici: la durata delle celle e le prestazioni in ricarica rapida. Sono proprio questi aspetti a determinare il passaggio dal prototipo da laboratorio a un prodotto realmente utilizzabile su veicoli di serie.
Secondo quanto emerso in ambito industriale, BYD ritiene inoltre possibile, nel tempo, raggiungere una parità di costo con le batterie agli elettroliti liquidi oggi più diffuse.
Roadmap industriale, modelli di debutto e strategie parallele
La data da appuntarsi è il 2027, anno che segnerà l’inizio di una produzione limitata e dimostrativa, destinata a durare almeno fino al 2029. L’introduzione avverrà partendo dall’alto: le prime applicazioni sono previste sui modelli Yangwang, il marchio di fascia più alta del gruppo. Volumi ridotti e margini più elevati permetteranno di assorbire i costi iniziali e di raccogliere dati sull’uso reale, prima di estendere la tecnologia ai modelli più diffusi.
Solo nella parte finale del decennio BYD prevede l’avvio della produzione su larga scala, in linea con le tempistiche indicate anche dagli altri grandi attori del settore.
In parallelo, BYD continua a lavorare anche su altre chimiche. La terza generazione di batterie al sodio, ancora in fase di sviluppo, avrebbe già raggiunto una durata fino a 10.000 cicli di carica. Un percorso parallelo, pensato per applicazioni in cui costo, robustezza e longevità contano più della densità energetica, e che conferma un approccio basato su più soluzioni, non su una singola scommessa tecnologica.













