Apple giovedì 3 aprile arriva alla trimestrale del secondo trimestre fiscale 2026 con aspettative elevate e, soprattutto, con un consenso che scommette su numeri che parleranno di una crescita solida, ma anche con gli analisti che valuteranno la capacità di durante nel tempo da altre informazioni che andranno oltre i dati degli iltimi 90 giorni.
Il mercato si aspetta ricavi intorno ai 109,7 miliardi di dollari, secondo le stime aggregate da FactSet, con una forchetta che va da circa 107 a oltre 115 miliardi. È un intervallo non di poco conto, che riflette aggiornamenti continui degli analisti e una certa incertezza sulla forza reale della domanda. Anche sugli utili per azione il quadro è simile: consenso a 1,95 dollari, con un range compreso tra 1,56 e 2,16 dollari. In entrambi i casi, la crescita rispetto all’anno precedente si muove in ogni caso tra il 15% e il 18%, quindi su livelli enormi per una società delle dimensioni di Apple.
Le diverse piattaforme di analisi confermano questa impostazione, pur con leggere variazioni. TipRanks si allinea al consenso, mentre Visible Alpha e S&P Global Market Intelligence restano poco sotto i 109,5 miliardi. LSEG, tramite IG Markets, indica numeri quasi identici ma mette in evidenza la composizione: circa 56–57 miliardi dall’iPhone e oltre 30 miliardi dai servizi.
iPhone, servizi e margini: dove si gioca la partita
Il primo elemento è l’iPhone. Le stime indicano una crescita anche superiore al 20% su base annua, con alcune case come Goldman Sachs anocra più ottimiste e puntano su un’espansione del 23% per il segmento. JP Morgan si spinge fino a ipotizzare ricavi complessivi sopra i 112 miliardi.
Accanto all’hardware, i servizi restano il pilstro che costruisce larga parte del bilancio. Il consenso li vede tra 30 e 30,4 miliardi di dollari, con una crescita attorno al 13–14%. È una dinamica meno vivace rispetto all’iPhone, ma fondamentale per i margini. Qui le stime sui giadagni lordi complessivi si collocano tra il 48% e il 49%.
AI, Cina e guidance: cosa peserà davvero
Sul fondo si muove poi il tema dell’intelligenza artificiale. Apple Intelligence, per ora, non pesa nei numeri del trimestre, ma pesa molto nelle aspettative. Gli analisti cercheranno indicazioni su roadmap, integrazione con servizi esterni e sviluppo dei chip futuri.
A rendere il quadro più complesso ci sono due variabili trasversali. La prima è geografica: la Cina, dopo una fase difficile, mostra segnali di recupero ma resta un’incognita che può spostare diversi miliardi di ricavi. La seconda è macroeconomica e politica, con i temi dei dazi e delle tensioni commerciali che continuano a essere monitorati.
Poi c’è la guidance, che come sempre finirà per pesare più dei numeri appena pubblicati. Le indicazioni su domanda, margini e costi saranno decisive per capire se il ritmo di crescita visto nel primo semestre fiscale può essere mantenuto anche nella seconda parte dell’anno.
Infine, un elemento che va oltre i conti ma entra direttamente nella valutazione del titolo: la transizione al vertice. Il passaggio annunciato da Tim Cook a John Ternus introduce un cambio di prospettiva che il mercato vorrà interpretare subito, cercando segnali di continuità o eventuali variazioni nella strategia.
In questo contesto, la trimestrale non sarà solo una verifica dei numeri. Sarà soprattutto un test sulla credibilità della traiettoria di Apple: quanto è solida oggi e quanto può potrà perdurare alla luce di un ritardo in alcuni settori che ancora oggi manifestano un pesante ritardo.












