“Ogni persona merita di essere trattata con dignità e rispetto, indipendentemente da dove provenga.” Tim Cook interviene per dire la sua dopo i drammatici fatti di Minneapolis e nel contesto di un’azione anti immigrazione che uno dei pilastri della politica di Trump.
Il CEO di Apple ha colto l’occasione di parlare dell’argomento nel contesto del’incontro avuto con gli azionisti durante il quale ha fatto cenno ad alcune delle tematiche centrali dell’impegno industriale di Apple.
L’immigrazione come questione interna ad Apple
Cook, che nei giorni scorsi era stato criticato per non aver fatto sentire la voce della sua azienda storicamente schierata per i diritti civili e l’integrazione, si è espresso con chiarezza dicendosi “profondamente turbato dall’attuale approccio degli Stati Uniti all’immigrazione. In Apple abbiamo dipendenti che non si sentono più tranquilli nemmeno a uscire di casa. nessuno dovrebbe vivere in questo modo”
In Apple ci sono dipendenti con diverse forme di visto e l’apertura verso i talenti internazionali è stata parte integrante della storia dell’azienda. “Per quanto riesca a ricordare – ha detto Cook – siamo stati un’azienda più intelligente, più saggia e più innovativa perché abbiamo attratto i migliori talenti da ogni parte del mondo Continuerò a fare pressione sui legislatori su questo tema. Avete la mia parola”
Uno dei passaggi più netti ha riguardato DACA, il programma federale che consente a persone arrivate negli Stati Uniti da minorenni senza documenti di restare nel Paese e lavorare legalmente, pur senza offrire un percorso verso la cittadinanza. “Vi voglio bene se siete sotto DACA”, ha detto Cook, ricordando che Apple ha centinaia di dipendenti coinvolti. “Mi batterò personalmente per voi. Credo profondamente in questo programma.”
Minneapolis, le polemiche e le critiche interne
Le parole di oggi, come detto, arrivano dopo settimane difficili. Cook era già intervenuto con un memo interno diffuso dopo gli eventi di Minneapolis, dove un’operazione federale sull’immigrazione ha portato all’uccisione di due persone, tra cui Alex Pretti. In quel messaggio il CEO si era detto “con il cuore spezzato” e aveva invocato una de-escalation, raccontando anche di aver parlato della situazione con il presidente Donald Trump.
L’intervento non aveva però spento le polemiche. All’interno di Apple diversi dipendenti avevano criticato una risposta giudicata tardiva e troppo prudente (la morte di Pretti non veniva mai citata), soprattutto alla luce della presenza di Cook alla premiere del documentario “Melania” alla Casa Bianca, avvenuta poco dopo i fatti di Minneapolis. Un episodio che aveva alimentato la percezione di una distanza tra parole e gesti pubblici.
Durante l’incontro di oggi, Cook è tornato sul tema anche per ricucire quel rapporto. Ha risposto direttamente alle preoccupazioni di chi teme la deportazione e la separazione dalla propria famiglia, ribadendo che Apple continuerà a esporsi su una questione che tocca la sicurezza e la stabilità dei suoi dipendenti.
Il messaggio finale è netto. Per Apple, l’immigrazione non è solo una questione politica o reputazionale, ma un fattore che incide sulla tenuta interna dell’azienda. Ed è su questo terreno che Tim Cook ha scelto di tornare a esporsi, consapevole delle fratture aperte e della necessità di ricostruire fiducia.
“Ogni persona merita di essere trattata con dignità e rispetto, indipendentemente da dove provenga.” È da questa frase che Tim Cook ha scelto di impostare il suo intervento sull’immigrazione durante l’incontro annuale con i dipendenti Apple, tornando su un tema che negli ultimi mesi ha creato tensioni profonde anche all’interno dell’azienda.
Il CEO ha detto di essere “profondamente turbato dall’attuale approccio degli Stati Uniti all’immigrazione” e ha raccontato di aver ascoltato dipendenti che non si sentono più tranquilli nemmeno a uscire di casa. “Nessuno dovrebbe vivere in questo modo”, ha aggiunto, spostando il discorso dal piano politico a quello umano.
L’immigrazione come questione interna ad Apple
Cook ha ricordato che Apple ha dipendenti in tutti gli Stati Uniti con diverse forme di visto e che l’apertura verso i talenti internazionali è parte integrante della storia dell’azienda. “Per quanto riesca a ricordare, siamo stati un’azienda più intelligente, più saggia e più innovativa perché abbiamo attratto i migliori talenti da ogni parte del mondo”, ha detto.
Da qui l’impegno esplicito a continuare il confronto politico. “Continuerò a fare pressione sui legislatori su questo tema. Avete la mia parola”, ha dichiarato Cook, chiarendo che Apple non intende arretrare su una questione che incide direttamente sulla vita della sua comunità.
Uno dei passaggi più netti ha riguardato DACA, il programma federale che consente a persone arrivate negli Stati Uniti da minorenni senza documenti di restare nel Paese e lavorare legalmente, pur senza offrire un percorso verso la cittadinanza. “Vi voglio bene se siete sotto DACA”, ha detto Cook, ricordando che Apple ha centinaia di dipendenti coinvolti. “Mi batterò personalmente per voi. Credo profondamente in questo programma.”
Minneapolis, le polemiche e le critiche interne
Le parole di oggi arrivano dopo settimane difficili. Cook era già intervenuto con un memo interno diffuso dopo gli eventi di Minneapolis, dove un’operazione federale sull’immigrazione ha portato all’uccisione di due persone, tra cui Alex Pretti. In quel messaggio il CEO si era detto “con il cuore spezzato” e aveva invocato una de-escalation, raccontando anche di aver parlato della situazione con il presidente Donald Trump.
Quel memo non aveva però spento le polemiche. All’interno di Apple diversi dipendenti avevano criticato una risposta giudicata tardiva e troppo prudente, soprattutto alla luce della presenza di Cook alla premiere del documentario “Melania” alla Casa Bianca, avvenuta poco dopo i fatti di Minneapolis. Un episodio che aveva alimentato la percezione di una distanza tra parole e gesti pubblici e un eccessivo allineamento sulle posizioni di Trump.












